Lettera aperta alla signora Benedetta Arese Lucini

Gentilissima Signora, Lei che è una persona intelligente e colta, sicuramente conosce la storia di quel catalogo che il mio fido servitore Leporello ha diligentemente compilato, registrando, territorio per territorio, tutte le donne che nella mia lunga carriera di rubacuori ho conquistato e amato alla follia, sia pure per pochi momenti. Non ne ho dimenticata neppure una; a tutte sono grato, e sarei davvero un cuore di pietra se non mi dispiacesse neppure un po’ di averle fatte soffrire abbandonandole dopo tante lusinghe. Per due soltanto non provo nessun rimpianto: Donna’Anna, che prima accettò il mio assalto, fingendo di scambiarmi per il suo drudo, poi ipocritamente chiamò aiuto, causando la morte del padre commendatore, con cui non potei evitare il duello, stendendolo a terra stecchito; e Donna Elvira, l’unica che ebbi la dabbenaggine di portare all’altare: l’errore più grave della mia vita. Quella bigotta, tutta diete e medicine alternative per il corpo e per l’anima! Forse però Lei non sa che posseggo un altro catalogo ideale, racchiuso gelosamente nell’intimità della mia coscienza; un catalogo che, a differenza di quello reso pubblico da Leporello, ormai definitivamente chiuso , rimane aperto per l’eternità, arricchendosi di sempre nuovi nomi. Perché anch’io, come tutti i personaggi creati dal genio degli artisti, ho acquistato vita autonoma e sono diventato eterno. Non sono mai stato, e ormai per mia fortuna non potrò più  essere, un personaggio in cerca d’autore. Sono più che mai vivo, integro ed appagato, e se le avventure della carne mi sono ormai precluse, i piaceri dello spirito mi sono ancora concessi. Ebbene, in questo catalogo interiore sarei onorato di scrivere anche il Suo nome. Qui registro le donne che ammiro e che, se anche mi fosse possibile, non vorrei sedurre e abbandonare, secondo il mio costume d’un tempo, ma soltanto avere come amiche e confidenti, per un piacere tutto intellettuale. Vorrei mettere Lei al primo posto, non per ordine cronologico, ma di importanza. Perché? Perché sono rimasto impressionato dalla signorilità con cui, quale responsabile di Uber Italia, ha saputo rispondere alle inqualificabili villanie di cui è stata fatta oggetto durante le manifestazioni organizzate dalla consorteria dei taxisti per protestare contro quella che, secondo loro, sarebbe una forma di concorrenza illegale. Posso comprendere le loro ragioni, pur non condividendole; le manifestazioni di protesta sono lecite e sarebbe illiberale reprimerle; le parole e le scritte scurrili e offensive all’indirizzo della controparte  non sono soltanto deplorevoli, ma rischiano di ritorcersi verso quelli che, pronunciandole e sbandierandole, squalificano  la propria  causa per quel tanto o poco di ragionevole che può avere. Se l’amministratore delegato di Uber fosse stato un uomo, avrebbero osato abbassarsi a  simili sconcezze? Penso di no. E magari fra queste persone c’è qualcuno che, più o meno ipocritamente, si dice favorevole alle cosiddette “quote rosa”, e dà il suo consenso a quei politici che se ne fanno sostenitori! Ma le vere donne, quelle che io ammiro, non hanno raggiunto  posizioni di prestigio grazie alle quote rosa! Sostenere simili espedienti significa fare un torto alle donne, riducendole al rango di esseri deboli, bisognosi di soccorso esterno; e le donne che li richiedono, invece di puntare sulla propria tenacia e sulla propria intelligenza, pretendono inconsapevolmente un marchio d’inferiorità: non entreranno mai nel mio catalogo ideale! Lei, gentilissima Signora, è arrivata ai vertici di Uber Italia in virtù delle Sue sole capacità. Finora ha saputo combattere la difficile battaglia in cui è stata coinvolta con fermezza e prudenza,  rispondendo da forte alle provocazioni. Continui così e vincerà! Le ragioni di Uber sono sacrosante. La realtà economica e sociale è in continuo movimento, ai vecchi problemi ne succedono di nuovi. La mobilità urbana è una ragnatela sempre più intricata, ma ancora una volta il mercato ha saputo dare risposte che la politica, nel suo torpore, era ben lungi dal sospettare. Certo, le novità sono benefiche per il consumatore e per l’utente, ma spesso danneggiano il fornitore di beni o servizi ancora legato a tecnologie o a schemi organizzativi ormai in via di superamento. ll libero mercato offre sempre nuove opportunità grazie a un processo di distruzione creatrice che si lascia  dietro non poche macerie. Aborre l’equilibrio, è in assetto di rivoluzione perenne. La concorrenza perfetta, statica, che ha la rigidità  d’un cadavere, esiste soltanto nei trattati di economia: quelli che i professori universitari, talora insigniti del premio Nobel, propongono come vangelo alle loro platee, lavando il cervello dei loro discepoli che poi, arrivati magari all’Antitrust, sanno fare solo guasti, straparlando di “abuso di posizione dominante” e altre amenità del genere: come quel signore diventato senatore a vita non si sa per quali meriti (forse quello di aver scritto qualche editoriale su un illustre quotidiano, o di aver inflitto, da commissario europeo, una sanzione alla Microsoft) e poi presidente del consiglio dei ministri, per la sciagura del suo Paese. L’invenzione del motore a scoppio inferse un terribile colpo alle diligenze, alle carrozze a cavalli, ai maniscalchi, ai sellai, a tutto un indotto ormai obsoleto. Bisognava impedirne la diffusione per legge?  La rete dei vecchi taxi dovrà adeguarsi, ammodernarsi, ridimensionarsi. L’opposizione frontale alle innovazioni  è luddismo, destinato alla sconfitta. Non saranno certo le polizie municipali – che spesso voltano volentieri il viso dall’altra parte in presenza di autentici reati – a fermare Uber sequestrando le auto dei suoi affiliati grazie alle delazioni dei taxisti in agguato. Ora leggo che dalla Germania sta arrivando un’altra proposta per la mobilità urbana, con cui Uber dovrà confrontarsi. Sono sicuro che Lei, gentilissima Signora, saprà rispondere cavallerescamente alla sfida. Voglio vedere che faranno i taxisti: difficilissimo combattere su due fronti! Non è meglio per tutti sedersi a discutere, trovare qualche accordo, differenziare i servizi, cercare soluzioni che possano soddisfare al meglio un’ assai variegata clientela difendendo ciascuno, per quanto possibile, le proprie quote di mercato secondo le regole di un sana concorrenza, senza esclusive e privilegi? La saluto cordialmente, augurandole buon lavoro e un pieno successo della Sua buona causa!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino