La Repubblica Italiana è Cosa Nostra

Approfitto della temporanea assenza del mio padrone, Don Giovanni, per qualche riflessione personale. Sarò sintetico per non sottrarre troppo spazio, quindi espongo subito un pensiero che qualche volta mi torna in mente: non sempre comprendo la prospettiva pessimista del mio padrone, Don Giovanni, soprattutto quando è cosi poco fiducioso nei confronti dello Stato e della Repubblica Italiana in particolare.

Sicuramente, al suo ritorno, chiarirà i miei dubbi, evidenziando le contraddizioni del concetto di Stato nazionale e l’infondatezza della necessità di un governo, ma, in sua assenza, lasciatemi riposare, abbandonandomi al senso di sicurezza che deriva dalla percezione di una entità superiore che governa la mia vita, indirizzandola in modo da favorire il Bene Comune. Lo sostiene anche il Papa, che è cosi buono: il fine dello Stato è assicurare il Bene Comune, come è scritto chiaramente nel disegno del progetto di Dio.

In fondo sono un po’ affezionato allo Stato che ci governa: con un po’ di fortuna ci guida attraverso diversi cicli di istruzione, calibrati in modo da non offendere i meno dotati, e non ci nega un riconoscimento finale, spendibile presso lo Stato stesso che da allievi ci eleva al grado di lavoratori, ci impedisce di sperperare il guadagno che ci concede, amministrandone i due terzi, per poi assisterci nel momento in cui i suoi amministratori, anche essi parte del progetto di Dio per il Bene Comune, decideranno che siamo troppo vecchi (o non abbastanza giovani, mese meno, giorno più) per erogare servizi al cittadino.

La Repubblica Italiana è democratica e fondata sul posto di lavoro: dovremmo sentirci tutti parte di questo progetto, perché, pensandoci bene, la Repubblica Italiana è Cosa Nostra.

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