Uno scatolone vuoto: la Costituzione.

Se vogliamo mantenerci su un piano puramente accademico nella sostanza, ma un po’ triviale nella forma, potremmo paragonare le carte costituzionali a contenitori, che possono accogliere bevande di diversa natura: vino, birra, aranciata, limonata, coca cola, e via di seguito. Al posto delle bevande mettiamoci i governi, mono-partitici o di coalizione: ogni governo, così come ogni bevanda, ha il suo colore e il suo sapore (orientamento politico e gradimento popolare), e produce i suoi effetti, euforizzanti o depressivi (gli atti esecutivi e normativi di ogni tipo inerenti alla sua funzione). Si versa nel contenitore altra bevanda, dello stesso tipo o di tipo diverso, ogni volta che se ne esaurisce la quantità fino a quel momento disponibile (fine della legislatura e nuove elezioni); ma il contenitore (la costituzione) rimane lo stesso. A meno che non venga modificato:se il contenitore è di materiale malleabile, basta qualche colpetto per fargli assumere  un aspetto nuovo; se è di materiale rigido,  allora può essere deformato solo a colpi di martello ben assestati (four di metafora, una costituzione come il vecchio Statuto Albertino può essere modificata con legge ordinaria; una costituzione come quella più bella del mondo solo attraverso procedure speciali).
Lasciamo l’accademia e guardiamo alla realtà. Anche quando pretendono di essere rigidi, i contenitori sono sempre malleabili, e non c’è bisogno neppure di qualche colpetto per adattarli a disegni politici fortemente innovativi. Basta un’illusione ottica: un bel paio d’occhiali, quelli che la propaganda politica e i media ad essa asserviti fanno inforcare alla massa  dei sudditi, martellandola di frasi trite e di argomentazioni capziose; e il gioco è fatto. A un livello più alto, accessibile solo a chi, per formazione o per professione, è avvezzo agli arzigogoli della politologia e del diritto pubblico, si parlerà di interpretazioni evolutive, che superano la lettera del testo costituzionale salvandone lo spirito, alla luce di una contestualizzazione storica dei principi a suo tempo proclamati: i quali, una volta reinterpretati fuor della contingenza in cui furono concepiti, salvàtone il nòcciolo duro, sono suscettibili di adeguamento alle  sempre nuove esigenze sociopolitiche. Grazie a questo modo d’intendere, la costituzione più bella del mondo si potrebbe mantenere così com’è, senza cambiare una virgola, anche entro un sistema economico pianificato sul modello sovietico, visto che pone limiti alla proprietà privata e alla libertà d’impresa, nonché allo stesso diritto di sciopero: limiti che il legislatore ordinario potrebbe interpretare a capocchia, secondo l’aria che spira. La medesima costituzione riconosce la famiglia come cellula portante dell’ordinamento sociale. Poco male se il costituente a quei tempi pensava al matrimonio come l’unione di un uomo e di una donna: evolutivamente, possiamo interpretarlo come un’unione purchessia di due individui, oggi due maschietti o due femminucce, o due persone di sesso indefinito, domani magari un essere umano e un animale, cane, gatto, gallina… Di più: se un domani prevalesse una maggioranza filo-islamica, anche la famiglia poligamica, magari con pochi aggiustamenti che garantiscano qualche diritto alle donne, potrebbe rientrare nel dettato costituzionale.
Bisogna dare atto al giudice della Suprema Corte USA recentemente scomparso, Antonino Scalia, di aver messo il dito sulla piaga delle cosiddette interpretazioni evolutive. La sua teoria viene detta “originalista”, perché giustamente pretende che la costituzione venga interpretata alla lettera, tenendo fermo il pensiero dei costituenti che ne formularono a suo tempo gli articoli. Contestualizzazione storica, quindi, ma non per eliminare quanto si ritiene legato a contingenze inessenziali, bensì proprio per illuminare quelle contingenze considerandone inamovibili le conseguenze, se non attraverso un procedimento di riforma di cui il governo e il parlamento si devono assumere la responsabilità. Il dettato originale non può essere reinterpretato e adattato  a esigenze nuove forzandone il senso pur mantenendone la lettera. Ottimo: il ragionamento non fa una grinza. Però….
Però è l’idea stessa di costituzione che va messa in crisi, insieme con l’idea di Stato. Il costituzionalismo settecentesco, che dà i primi frutti concreti con la Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1787, entrata in vigore due anni dopo, nasce con le migliori intenzioni: limitare l’arbitrio di chi comanda grazie alla separazione dei poteri e garantire la libertà dei consociati con la proclamazione solenne di pochi diritti inalienabili, nonché corroborare il loro consenso alle pubbliche istituzioni attraverso procedure di partecipazione popolare – più o meno ristretta – alle funzioni governative e legislative. In realtà, le costituzioni, e gli Stati che da esse vorrebbero ricever legittimazione, sono scatoloni vuoti. Pensateci bene, che cos’è uno Stato? Si potrebbe rispondere: un ordinamento giuridico. Ma in questo modo non si dà una risposta, semplicemente si sposta il problema. Stato, ordinamento giuridico, o qualsiasi altro machiavello si voglia inventare, rimane vero che il potere non è esercitato dalle costituzioni, dalle leggi ordinarie, dai regolamenti, ma da persone umane in carne ed ossa.  Queste sono tenute a seguire certe norme e certe procedure, ma le norme e le procedure da sole sono lettera morta, semplicemente non esistono. Sono scritte sulla carta, raccolte in codici, discusse in dotte dissertazioni, ma se non c’è qualcuno che le incarna e le rende operative, hanno meno consistenza dei sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. In somma, come giustamente diceva Rothbard, lo Stato è un insieme di individui che si sono fatti chiamare così. Per far che cosa? Qui viene il bello: per esercitare atti di brigantaggio. La legge è sovrana? Anche chi comanda deve assoggettarsi alla legge? Forse (fermo restando che può anche modificarla a suo piacimento, con atti legislativi o interpretazioni evolutive), ma anche la Mafia impone adesione assoluta ad alcuni principi di base e irroga sanzioni pesanti a chi li trasgredisce. Tali principi potrebbero operare da sé se all’improvviso tutti i mafiosi, dai capi della cupola alla manovalanza più bassa, scomparissero? Neanche per idea! Così, se all’improvviso scomparissero tutti i servitori dello Stato, dall’infimo degli impiegatucci ai titolari delle più alte cariche, lo Stato cesserebbe di esistere. Il che dimostra che a comandare sono gli uomini, non le leggi. E che anche le costruzioni legislative ideate con le migliori intenzioni, come il costituzionalismo settecentesco, ben presto degenerano. Avete mai letto la novella ” La Lega disciolta” di Pirandello (sì, sempre lui)? Un’associazione di tipo mafioso, che esercita l’estorsione  con intenzioni umanitarie e redistributive a favore dei poveri, anche quando il capo cerca di scioglierla perché ormai ha raggiunto il suo scopo, viene tenuta in vita dagli altri soci nel loro proprio interesse. Proprio come gli Stati con le loro costituzioni.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Uno scatolone vuoto: la Costituzione.

  • Giovanni Tenorio
    22 febbraio 2016 in 2:23 pm
    Permalink

    Segnalo un interessante articolo pubblicato sul sito “Everything Voluntary”, di cui traduco un passo:

    “Ogni volta che mi capita di riflettere sulla Costituzione degli Stati Uniti, rimango colpito dal suo clamoroso fallimento. Tutti gli sviluppi che hanno interessato l’assetto politico del popolo americano non sono effetto della Costituzione, ma si sono manifestati a dispetto di essa. La Costituzione finirà, in questo modo, di essere la rovina del sistema statale americano. La dice lunga il fatto che i promotori della Dichiarazione d’Indipendenza, Jefferson, Adams e Franklin, non abbiano avuto parte attiva nella stesura della Costituzione (Franklin la sottoscrisse, ma non mise mano ad alcun momento della sua redazione ). Quali garanzie ha preteso di fissare? E fino a che punto ha raggiunto il suo fine?
    Sta di fatto che Scalia non ha mai accettato l’idea che un comitato ristretto, scelto con criteri analoghi a quelli degli organismi medievali di nomina regia, possa rivedere e reinterpretare a maggioranza il dettato costituzionale. Il suo pensiero però non è così radicale da giungere alle conclusioni di Alexander Spooner, secondo cui la Costituzione non può avere alcuna efficacia giuridica se non sulle persone presenti nella sala dove fu proclamata nell’anno 1789 (il cui numero, tra l’altro, al momento della sottoscrizione s’era andato di molto assottigliando).
    Scalia può aver svolto con diligenza la sua parte di servitore dello Stato votandosi al tentativo di ridurre gli eccessi della Corte Suprema. Forse nella sua scelta s’è voluto attenere al vecchio principio di legalità: lavorare entro una struttura per correggerla dall’interno. Ma non ha avuto successo. A dir le cose come stanno, la Corte continua a riconoscere l agli organi istituzionali dotati di potere coercitivo la liceità di ogni arbitrio, mentre è avara di sentenze che vadano a favore di ampie categorie di cittadini. La constatazione che per tutta la durata della seconda parte del mandato di Scalia i poteri della Transportation Security Administration (istituita dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, n.d.r.) non sono stati scardinati dimostra che non si è stati in grado di ottenere alcun risultato davvero importante.
    Le procedure di selezione degli aspiranti a tutte le funzioni pubbliche sono fondate su criteri di grande complessità, ma di fatto producono una classe dirigente ideologicamente indifferenziata.”

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *