Diciassette secoli di religione di Stato, da Costantino a Monti

Cari amici, una volta c’era la morte civile, ch’ era una cosa ben brutta. Oggi c’è invece la morte mediatica, molto più sopportabile e, nel complesso, innocua. Che cosa intendo dire? Mi spiego subito: è la scomparsa repentina – fatta salva la possibilità di ricomparire per le più svariate coincidenze – dai cosiddetti mass-media: giornali, Tv, mezzi d’informazione d’ogni genere. La fine della celebrità, in somma, che tocca a personaggi rimasti per qualche tempo sulla cresta dell’onda, osannati da alcuni ed esecrati da altri, ma in ogni caso soddisfatti e compiaciuti d’esser sempre sulla bocca e davanti agli occhi di tutti. Ve lo ricordate Antonio Di Pietro? Come si pavoneggiava davanti alle telecamere che lo riprendevano ogni mezz’ora avvolto nella sua toga di pubblico ministero, nelle aule di tribunale, al tempo di Tangentopoli! Molti ne fecero il loro idolo, arrivando a lodarne anche l’orrida sintassi e il lessico plebeo. Scrisse addirittura un libro di Educazione Civica per le scuole, tenne rubriche di diritto su pubblicazioni  periodiche, divenne-incredibile a dirsi-professore universitario di “Etica degli affari, una disciplina inventata apposta per lui. Non so se in tale occasione fu lui, quale docente, a nobilitarsi o quelll’università a screditarsi più di quanto già non fosse screditata .  Entrato infine in politica, s’è bruciato insieme col suo scalcagnato partito di forcaioli. Sparito! Ne avete più sentito parlare? Sarà tornato nella sua Montenero di Bisaccia a zappare la terra, l’unica attività che gli si addica. Buon pro gli faccia.
Un po’ diverso è il caso di Mario Monti. Quando fu portato agli onori mediatici, con quella faccia da menagramo, non era un signor nessuno. Era stato rettore della Bocconi (qualche maligno a Milano, dopo che ebbe l’incarico governativo, diceva di lui:” Ah, Monti? Quello che ha lasciato la Bocconi piena di debiti?”); s’era reso noto nei suoi anni giovanili con frequenti editoriali sul “Corriere della sera”, chiari, ben scritti, assennati. Non era un genio, e neppure un personaggio meritevole di diventare senatore a vita. Per quali meriti? Le sue pubblicazioni accademiche sono dignitose ma modeste. Ce ne sono migliaia come lui. Ma il Padre della Patria Giorgio Napolitano, quando si trovò sulle spalle il macigno regalato dalla Merkel a Berlusconi con la crescita astronomica del differenziale fra titoli di debito pubblico italici e tedeschi (per i barbari, “spread”), pensò bene di forzare in senso presidenzialistico la costituzione più bella del mondo nominando proprio Monti senatore a vita e conferendogli subito l’incarico di formare un esecutivo d’emergenza. Conosciamo tutti il seguito. Ne uscì quello che Piero Ostellino, amico personale del professore, non esitò a definire, concluso l’esperimento, il peggior governo dell’Italia repubblicana. Un vero disastro, che tra l’altro ha lasciato ai successori il bell’inghippo dei cosiddetti “esodati”.  Il differenziale è calato, ma più per merito dell’altro Mario, il Draghino della Banca Centrale Europea, grazie alle sue disinvolte manovre monetarie, che per effetto dei salassi fiscali inflitti dal governo a un’economia sull’orlo del tracollo. Quanti elogi, sulla stampa di regime! Il salvatore della Patria, l’economista di vaglia che , dopo aver imposto al Paese, per il suo bene, lacrime e sangue, lo farà rifiorire. “Salva Italia” prima, e “Cresci Italia” poi: ecco il suo austero e lungimirante programma. C’era anche chi lo esecrava, ma lui sapeva tenergli testa, nel suo stile  compassato, ingarbugliando i ragionamenti con tre parole inglesi ogni due italiane, come sogliono fare oggi gli economisti. E gli allocchi a esclamare: ma guarda che mente! Ogni giorno sui giornali, ogni giorno in TV. Si era gonfiato a tal punto che, esaurita la sua missione governativa, fondò anche lui il suo bel partito, sicuro che alle prossime elezioni avrebbe guadagnato una valanga di voti. Delusione atroce: un vero sfacelo; e inizio della morte mediatica.
Però, come pare sia capitato a Lazzaro di Betania, può anche darsi che i morti risorgano. Anche Monti, se non è un taumaturgo, visto che al posto di miracoli ha combinato disastri, è per lo meno un miracolato: ricompare in un articolo di giornale a piena pagina. Ora che il papa regnante incontra il patriarca ortodosso Kirill a Cuba, nella speranza di superare il millenario dissidio fra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’ Occidente (cosa che, diciamolo sottovoce, non interessa a nessuno sotto l’aspetto religioso, ma solo per le sue eventuali ricadute di politica internazionale), il professore bocconiano non se ne sta buono buono nella sua sede accademica ad annoiare gli studenti con voce soporifera, ma concede al “Corriere della sera” – per il quale forse ha qualche nostalgia e qualche debito di ringraziamento per le gratificazioni che ne ricevette durante l’esperienza governativa – una lunga intervista. Gonfiandosi come un pavone, ricorda d’essere stato lui il pronubo dello storico incontro del 12 febbraio all’Avana. Ha tessuto, fin dai tempi di Ratzinger, una sottile trama diplomatica che finalmente ha avuto uno sbocco positivo sotto il papato di Francesco. Quale sfoggio di conoscenze storiche, nell’intervista! Einaudi diceva che il buon economista non deve essere solo economista, ma anche persona colta. In questo Monti è suo discepolo. Per il resto è agli antipodi. Ma non si può pretendere di avere tutto.
Unico rammarico del professore: aveva proposto a Kirill di vedere il papa a Milano. E perché mai? Perché il famoso Editto sottoscritto da Costantino e Licinio nel 313 e impropriamente chiamato “editto di tolleranza” fu firmato a Milano. E allora? Che c’entra con la riconciliazione fra le due Chiese, che si separarono secoli e secoli dopo, nel 1054, per questioni teologiche di lana caprina? Ebbene, tirando un po’ la Storia per i capelli, anche quello fu, in qualche modo, un accordo fra Occidente e Oriente, visto che i due firmatari governavano, da imperatori, l’uno la parte occidentale, l’altro quella orientale dell’orbe romano. Sarà… Ma sapete che vi dico? Che Kirill ha fatto benone a fuggire lontano dalla meta milanese, rammentandosi che Licinio, l’orientale, dopo essersi inimicato il collega, fu più volte da lui sconfitto in battaglia e alla fine  giustiziato. Tocca ferro!
“Che bello se il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca si fossero incontrati, per la prima volta nella storia, dove era nato il principio di tolleranza religiosa”. Così testualmente il Nostro.  E dice una gran corbelleria, ripetendo un luogo comune duro a morire. Quale tolleranza religiosa? L’Editto di Milano, concedendo ai cristiani libertà di culto moveva il primo passo verso la sostituzione del paganesimo, ormai agonizzante, col cristianesimo, che le persecuzioni, anziché indebolire, avevano corroborato. Tempo pochi decenni e , con Teodosio, il cristianesimo sarebbe diventato religione di Stato, escludendo tutti gli altri culti e avviando la vecchia religione a una triste fine. Da quel momento l’impero, divenuto cristiano, avrebbe ricominciato le persecuzioni, cambiandole di segno: non più in nome del “Genius” dell’imperatore contro Cristo, ma nel nome di Cristo contro i pagani prima e contro gli eretici poi, cioè contro altri cristiani che la pensavano diversamente da chi era al comando, sul trono di Pietro e su quello di Cesare. Se questa è tolleranza, cari amici, io sono l’uomo più casto della terra.
Un vero “cristiano” (le virgolette, mi raccomando! Ricordiamoci di Benedetto Croce) dovrebbe guardare con raccapriccio all’Editto di Milano. Segna il momento del patto scellerato tra la Chiesa, fino a quel momento santificata dal sangue dei martiri, e lo Stato. Se è vero (ma è tutto da dimostrare) che il vescovo di Roma è successore di Pietro, in un certo senso in quella circostanza Pietro rinnega Cristo per la quarta volta. Vi ricordate? “Anche tu sei un amico del Galileo”  – “Io? Neppure lo conosco!”
Ma che cosa possiamo pretendere da Monti? Non è un “cristiano”, è un buon cattolico, che frequenta regolarmente i riti. Gli piace la Chiesa che, per dirla con Dante, “puttaneggia co’ regi”. In senato, a quanto pare, voterà contro la Legge Cirinnà, in nome della sharia cattolica, e alla faccia della tolleranza. Viva l’Editto di Milano! Per inciso: anche a me non piace la Legge Cirinnà, ma per motivi del tutto opposti: ognuno faccia quel che vuole, senza che lo Stato s’intrighi! Io sì che sono “cristiano”. Mi conforta un bel libro che ho appena finito di leggere tutto d’un fiato , “Ponzio Pilato” di Aldo Schiavone. Sentite come commenta la famosa frase di Gesù davanti al procuratore di Giudea “Il mio regno non è di questo mondo”:
“Nelle parole di Gesù non c’è alcun nesso diretto fra potenza di Dio (nei cieli) e uso mondano della violenza per imporne il rispetto sulla terra. Si apriva in questo modo la strada a una prima – essenziale – depoliticizzazione del monoteismo”. Benissimo. Sarà l’Islam a ripoliticizzarlo, e in questo senso fa un passo indietro. Imponendo la sharia, gli islamici sono coerenti. Volendo imporre per legge la dottrina di Santa Romana Chiesa, i cattolici non lo sono per niente.
Due consigli all’ Onorevole Senatore Professor Mario Monti. Lasci stare la Storia e torni a insegnare Economia. Ammesso che la conosca meglio, visti i guasti che ha saputo combinare. E legga, per erudirsi un po’, il bel saggio di Aldo Schiavone.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “Diciassette secoli di religione di Stato, da Costantino a Monti

  • 16 febbraio 2016 in 11:44 am
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    Non credo che l’inquisitore di Montenero di Bisaccia sia in grado di zappare la terra. Non comprerei da lui neanche una radice selvatica.

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  • 23 febbraio 2016 in 10:33 am
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    Lui sarà anche a proprio agio, i campi no. Un incapace è un incapace, indipendentemente dall’azione che compie.

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