Come non pagare il Canone RAI (ovvero, come difendersi dall’estorsione dello Stato Ladro)

Cari amici, lo sapete bene, questo è un sito di dubbia moralità. Chi lo frequenta non deve necessariamente porsi sullo stesso nostro piano. Può frequentarlo condividendone in tutto o in parte le idee, o anche dissentendone. Da parte nostra, siamo ben lieti di dialogare con tutti, anche con i nostri più fervidi oppositori, se il dibattito si mantiene nell’ambito di una conversazione rispettosa dei più diversi pareri. Sì, siamo immorali, se per moralità si intende quella che di solito ci viene propinata dalle molte cattedre insignite di un’autorità della quale si sono autocraticamente investite. Esecriamo la schiavitù, quindi siamo acerrimi nemici di chi ci vuol rendere schiavi. Non amiamo la violenza, quindi combattiamo gandhianamente contro chi la pratica e contro chi la giustifica. L’estorsione è una forma di violenza. La Mafia si regge sull’estorsione. Anche lo Stato si regge sull’estorsione. Ergo, come abbiamo detto altre volte, lo Stato è la Mafia delle Mafie, lo schiavista per eccellenza, il corruttore delle coscienze, la fucina delle violenze più atroci, compiute in nome dei Valori, primo fra tutti la Patria: ma anche, di volta in volta, il Re, la Religione, la Razza, l’Identità, e via di seguito…
Chi accetta la schiavitù che lo Stato ci impone se ne rende complice. E’ giusto, nell’ambito del possibile, ribellarsi. Porsi completamente al di fuori dello Stato, purtroppo, è impensabile: si rischierebbe di finire dietro le sbarre o di morire di fame. La Mafia uccide chi si sottrae al suo potere. Però qualche piccolo atto di ribellione va compiuto, se non si vuole rinunciare alla propria dignità.
Pochi stanno alzando la voce, come sarebbe giusto, contro l’infamia del canone radiotelevisivo da pagare coattivamente con la bolletta elettrica. Qualche pigliainculo arriva addirittura a lodare la bella trovata, con le solite argomentazioni trite e ritrite: pagare meno per pagare tutti, è giusto pagare per un servizio pubblico che svolge una benemerita funzione culturale, solo con questo espediente saranno costretti a pagare anche quelli che finora non l’hanno fatto, in tutto il mondo civile si fa così, i francesi pagano in questo modo e sono ben contenti… La grande stampa “moderata” tace. Solo Pierluigi Battista, sul “Corriere della sera”, ha avuto il coraggio di esprimere la propria esecrazione per l’abominevole provvedimento, nonché per un “servizio pubblico” che, così com’è, non ha più ragione d’essere. Ma ormai il glorioso quotidiano milanese è del tutto prono al potere. Una delle poche voci libere, quella di Piero Ostellino, se n’è andata senza sparger lacrime (e ci dispiace davvero che proprio Ostellino, un liberale classico coerente e senza macchia, si sia detto a suo tempo disponibile ad assumere la direzione della Rai). Rimane, fra le pochissime voci controcorrente, quella, appunto, di Battista. Ma non basta protestare, bisogna agire. Se la nostra morale fosse quella dei Gesuiti, proporremmo un atto di “occulta compensazione” e di “giuramento con riserva”: per non pagare il canone in bolletta basterebbe dichiarare per iscritto, sotto la propria responsabilità penale, di non possedere un apparecchio abilitato alla ricezione di segnali radiotelevisivi. Nessuno può venire a ispezionare la vostra abitazione senza un atto motivato dell’autorità giudiziaria, impossibile da ottenere senza un concreto indizio di reato. No, questa moralità gesuitica per noi è immorale. Siamo gandhiani, proponiamo un atto di disobbedienza civile con tanto di autodenuncia. Il fine è quello di essere chiamati a rispondere in sede giudiziaria, dove si potrà chiedere al giudice di sollevare eccezione di incostituzionalità contro la norma. Ci sono buone probabilità che la Corte Costituzionale la dichiari fondata.

Proponiamo quindi di spedire per tempo alla Società erogatrice del servizio elettrico, e per conoscenza all’Agenzia delle Entrate, una comunicazione così formulata.

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Spett……..(indicare la ragione sociale dell’azienda elettrica)

io sottoscritto……..( indicare nome, cognome, indirizzo) titolare presso codesta Società del contratto per la fornitura di energia elettrica n………(indicare il numero del contratto e il codice di riferimento),intendendo richiedere al Giudice, avanti al quale sarò chiamato a rispondere, che si sollevi eccezione di incostituzionalità avverso la norma della Legge di Stabilità per l’anno 2016, artt. 71-79, imputante alla fatturazione del consumo elettrico la somma relativa all’imposta patrimoniale impropriamente chiamata “canone radiotelevisivo”,

DICHIARO

che dal mese di………..(scegliere un mese da gennaio a luglio, data dell’entrata in vigore del provvedimento) dell’anno 2016 eseguirò il pagamento delle bollette elettriche recapitatemi da codesta Società tramite……….(bollettino di conto corrente presso tutti gli sportelli autorizzati, bonifico bancario, o altre forme contrattualmente consentite),detratta dall’importo complessivo la quota corrispondente all’imposta suddetta.
Faccio presente che il mio atto di disobbedienza civile, non rientrando nella fattispecie dell’inadempienza contrattuale per morosità, non può comportare a mio carico da parte di codesta Società (la quale, ai sensi dell’art. 73 della Legge di Stabilità, non deve essere considerata sostituto d’imposta) la sospensione delle prestazioni di fornitura dedotte in contratto, in quanto sanzione illegittima la cui irrogazione integrerebbe il reato di interruzione di pubblico servizio, implicando, in sede civile, l’obbligo di risarcimento dei danni.
La presente vale anche come autodenuncia all’Agenzia delle Entrate (alla quale viene spedita in copia) perché possa attivare tutti i procedimenti sanzionatori di sua competenza.
Distinti saluti.

Data e firma

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Chi finora avesse pagato le fatture della Società elettrica tramite RID bancaria o postale( la quale, se mantenuta, comporterebbe per sua natura il pagamento totale della cifra segnata in bolletta, compresa l’imposta per il canone Rai) può chiedere la revoca dell’addebito automatico anche ai sensi della Legge di Stabilità, che all’art. 76 così recita: “La disposizione di cui al presente comma si applica anche alle suddette autorizzazioni all’addebito già rilasciate alla data di entrata in vigore della presente legge, fatta salva la facoltà di revoca dell’autorizzazione nel suo complesso da parte dell’utente”.
Cari amici, quest’atto di disobbedienza civile costa un po’ di tempo e anche un po’ di denaro, perché a un certo punto si dovrà ricorrere al patrocinio di un avvocato. Nessun pasto è gratis, anche il riscatto dalla schiavitù si paga. Chi vuol rimanere schiavo, schiavo rimanga. Come diceva Etienne de la Boetie (ripreso da Tolstoj e da Rothbard) la schiavitù è sempre volontaria:”Siate risoluti a non servire più, e sarete liberi”.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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