Catastrofismo, un rimedio alla noia

Cari amici, forse aveva ragione Giacomo Leopardi a ritenere che sia la noia la peggior condizione in cui possa versare  un essere umano. Molto meglio l’affanno; meraviglioso, ma effimero, il momento in cui l’affanno finisce e la noia non ha ancora preso il sopravvento. Quali, dunque, i rimedi per sfuggire alla noia? Il sonno, l’oppio e il dolore. Troppo drastica questa cura, per me. Io, che peraltro del Signor Conte recanatese sono devoto amico, continuo a pensare che, per sfuggire alla noia, il miglior rimedio sia la ricerca del piacere. Sono un epicureo. Tutta la mia vita terrena è stata ricerca dl piacere; non solo quello erotico, che il gentil sesso sa donare ai maschietti e raggiunge il suo culmine quando in una bella fanciulla alle grazie corporali s’unisce acutezza d’ingegno; ma anche quello intellettuale. Mi sono stati maestri i miei due papà: entrambi proclivi a godere i piaceri della carne, ma anche amanti della cultura, della filosofia, della poesia, della musica. Vedo però, con rammarico, che oggi di epicurei come me ce ne sono pochi. C’è chi si immerge nel sesso puttanesco, che è ben diverso dall’erotismo, e non pensa ad altro; chi pensa solo alla pancia; chi va a rimbambirsi in discoteca, ed è questa l’unica sua aspirazione, lavorare come un matto per cinque giorni alla settimana al solo scopo di poter andare a rincitrullirsi il sabato sera. Cicerone bollava un personaggio di questo genere come “Epicurus ex hara productus, non ex schola”, un Epicuro formatosi in un porcile, non in una scuola. Di questa gente è inutile parlare: sono una minoranza consistente, ma pur sempre una minoranza. La maggioranza del genere umano invece, per combattere la noia preferisce ricorrere all’affanno, inventandosi terrori del tutto irrazionali. Ridiamo tanto dei nostri antenati medievali, che aspettavano l’anno Mille con angoscia, temendo la fine del mondo. Sembra in gran parte una leggeda. Con i metodi in uso allora per misurare il tempo, non era neppure ben chiaro a tutti quando sarebbe scoccata la mezzanotte di fine anno 999. A qualcuno sarà venuta la cacarella, ma i più saranno andati a dormire tranquillamente, contenti di vedere, il giorno dopo, che la vita continuava, piuttosto grama, né più né meno di prima. Molto più sciocchi gli uomini evoluti del secolo XX, che si sono fatti venire la tremarella all’avvicinarsi dell’anno 2000 per la faccenda -ricordate?- del famoso “millennium bug”. Sarà una catastrofe, si diceva, i computer di tutto il mondo impazziranno perché non sono stati programmati per superare, nei conteggi degli anni, il 1999… Bel modo per superare la noia, indubbiamente! Quando poi ci si è svegliati all’alba del nuovo millennio e s’è visto che tutto procedeva come prima, che sospiro di sollievo! Un giorno di vera felicità, i nostri soldi in banca al sicuro, e così i nostri stipendi, le nostre pensioni… Poi però la noia è ritornata. Per fortuna nel giro di pochi anni è arrivata la crisi finanziaria partita dagli USA e diventata, nel giro di poco tempo, crisi dell’economia globale. Ancora affanno, ancora paura. Peccato che-almeno così dicono- stia finendo anche quella. La Befana Janet Yellen ha inondato di dollari l’America e il mondo, e si dice che negli USA sia ritornata la cuccagna. In Giappone Kuroda triplicherà o quadruplicherà la base monetaria e vedrete quali miracoli anche lì. In Europa abbiamo il Babbo natale Draghi, che ha fatto e continua a fare “whatever it takes” per inflazionare l’Euro. Non ci è riuscito, finora, poveretto, ma la colpa non è sua, è di quei prepotentoni di tedeschi, che hanno il vizio di ricordare che cosa fu l’inflazione di cui soffrì la Repubblica di Weimar, spianando la strada al Nazismo, e non vogliono sentir parlare di regole monetarie più blande. Ma vedrete: se avranno successo le proposte di Brunetta, gran genio dell’economia, che vorrebbe una BCE sul modello della FED, anche l’Europa sarà miracolata. Moneta a iosa e investimenti pubblici. Anche il pensiero di La Malfa figlio trotta in quella direzione. Allegria! E con il bonus da 500 Euro che il Renzino intende regalare a tutti i giovani per andare a teatro e farsi una cultura, si innescherà una ripresa dei consumi da mettere le vertigini. Consumi culturali, da leccarsi i baffi, che poi si tradurranno, con effetto moltiplicatore di keynesiana memoria, in consumi d’ogni genere; perché se uno va a teatro magari poi va a mangiarsi una pizza, e se cresce la richiesta di pizze si aprono nuove pizzerie, così cresce anche la domanda di pizzaioli, aumenta l’occupazione, e via di seguito. Il Paradiso in terra.
Purtroppo in Paradiso ci si annoia. E allora che fare? O gente di poca fede! E’ già pronto da tempo il nuovo affanno, la paura dei cambiamenti climatici. Se si alzerà la temperatura di qualche grado andremo tutti arrosto, altro che il meteorite da cui furono spazzati via i dinosauri! Uno potrebbe dire: ma che possiamo farci, se la Natura matrigna, quella che con lo “sterminator Vesevo” tolse di mezzo in un batter d’occhio Ercolano, Pompei e Stabia, ha deciso così? Non resta che rassegnarci. E dopo tutto, ai tempi di Dante la temperatura media era più alta di adesso, ma né Venezia era sott’acqua né il Polo Nord s’era sciolto. Neanche per idea-rispondono illustri studiosi. Il riscaldamento è di natura antropica, è colpa dell’uomo che spara nell’aria tonnellate e tonnellate di anidride carbonica. Se qualcuno si permette di dissentire, viene preso a insulti, magari dal politologo Giovanni Sartori, o ,in questi ultimi giorni, dal fisico Carlo Rovelli. Buon ultimo, ma con l’autorità che gli viene dall’essere il portavoce di Cristo in terra, ci si mette anche il papa finto povero, prima con un’enciclica ispirata a un meraviglioso cantico del poverello vero, quello d’Assisi, poi con scongiuri ed esortazioni a fare presto, perché siamo sull’orlo del baratro per nostra colpa nostra colpa nostra massima colpa. Per lui la Natura è buona, a dispetto dello “sterminator Vesevo”, è l’uomo peccatore a distruggerla. Per far vedere al mondo quant’è bella e buona, fa proiettare sulla facciata di San Pietro gigantografie di animali e foreste. Sprecando quanta energia? Poi siamo noi i reprobi se teniamo accesa qualche lampadina di troppo in casa nostra e a nostre spese? E quanto si sta spendendo per la conferenza COP21 sul clima a Parigi, che dopo tanto blaterare partorirà la solita lista di buone intenzioni, destinate, se Dio vuole, a finire nel nulla?
Dispiace davvero -lo dico senz’ombra d’ironia- veder unirsi al coro una persona da me stimata come Luciano Canfora, cui ho già avuto modo di esprimere la mia ammirazione per le sue
qualità di studioso della civiltà classica. Recensendo due recenti saggi su Marx , riconosce che il filosofo di Treviri ci offre nei suoi scritti un’acuta diagnosi del capitalismo, ma sbaglia nella prognosi, prevedendone il superamento attraverso la lotta di classe e il trionfo del proletariato. Il vento della Storia ha soffiato da tutt’altra parte: i ceti medi si sono rafforzati, la classe operaia ha migliorato le proprie condizioni di vita e si è imborghesita, il consumismo e lo Stato assistenziale hanno allontanato per sempre lo spettro della rivoluzione, i sistemi politici ispirati al marxismo sono miseramente crollati, la Cina, pur continuando a proclamarsi comunista, s’è votata al mercatismo selvaggio. Rimane ferma una grande intuizione di Marx: il capitalismo è distruttivo, perché scatena forze non controllabili. Non si tratta però della rabbia proletaria, destinata a sfociare nella rivoluzione, ma dei disastri climatici. Mi chiedo: e allora che si fa? Istituiamo un’autorità mondiale che obblighi tutti gli esseri umani a un regime di austerità? Imponiamo un  severo controllo delle nascite con dure sanzioni per chi sgarra? Sequestriamo i profitti delle imprese in buona salute per destinarli a programmi a basso consumo di energia? Quali? Impediamo che si aprano nuove imprese commerciali? Fissiamo per legge le diete alimentari che tutti devono seguire? Affidiamo a un comitato di filosofi il compito di decidere se un’idea innovativa, capace di tradursi in nuove produzioni industriali e nuovi consumi, debba essere promossa o bocciata? Io piuttosto che vivere in un mondo così preferirei crepare cotto dal sole, o con le acque degli oceani che mi arrivano al collo. Siamo agli antipodi di Marx, qui siamo a Malthus. Marx metteva in luce le presunte contraddizione del sistema borghese, ma riconosceva, in una pagina famosa, l’aspetto prometeico del capitalismo, capace di compiere prodigi più ammirevoli delle Piramidi d’Egitto. E la rivoluzione proletaria avrebbe portato il benessere per tutti, in una società dell’abbondanza.
E’ davvero triste un approdo del marxismo odierno agli stessi lidi pauperistici di papa Bergoglio. E’ assurdo credere nelle “magnifiche sorti e progressive”, giustamente irrise da Leopardi perché la Natura è matrigna e la noia sempre in agguato, quindi la felicità impossibile. Rimane vero però che, se gli uomini vogliono prendersi per mano e, secondo quanto propone il Signor Conte  nella “Ginestra”, combattere non gli uni contro gli altri, come hanno sempre fatto, ma contro il vero nemico, la Natura, allora si deve avere un po’ di fiducia nella tecnologia, l’unica risorsa che ci permette di riparare ai danni che l’attività umana produce, nonché a quelli -e sono i più- che hanno altra origine. Nessuno può escludere che un altro meteorite come quello da cui furono estinti i dinosauri possa di nuovo colpire la Terra, ma forse saremmo in grado di prevenirlo e disintegrarlo. Senza tecnologia e senza capitali, però, ci dovremo rassegnare a riceverlo sulla cocuzza, e chi s’è visto s’è visto…
Ce n’è un altro che parla male della tecnologia, e quindi del capitalismo ad essa strettamente legato, il filosofo Emanuele Severino. Però non ho mai capito bene dove vuol arrivare, col suo ritorno a Parmenide: se il divenire è illusione, la tecnologia e il capitalismo sono l’illusione delle illusioni, ma allora che fare? Incrociare le braccia e vivere beati perché noi siamo la gioia, immersa nell’eternità? A tutta questa gente sarei tentato di rispondere come Voltaire a Rousseau:”A leggere il vostro libro mi verrebbe voglia di rimettermi a camminare a quattro zampe”.
Per concludere, i catastrofisti che predicono l’imminente fine del genere umano non ne hanno mai azzeccata una, proprio perché non hanno capito che, nel mondo moderno, la tecnologia non è statica, ma cresce rapidamente su se stessa, offrendo soluzioni sempre nuove (e naturalmente causando anche nuovi problemi, che dovranno a loro volta essere affrontati). Le previsioni di Malthus sono state del tutto falsificate, i pronostici del Club di Roma si sono rivelati poco più che barzellette. Verso la metà dell’Ottocento qualcuno prevedeva che se i trasporti a Londra si fossero adeguati al crescere esponenziale della popolazione, la città sarebbe stata sommersa dalla cacca dei cavalli. Chi poteva immaginare che elettricità e motore a scoppio avrebbero risolto il problema? Provocando un inquinamento d’altro genere, è vero, ma sempre meglio che finire nella merda. Oggi Donald Sassoon nel suo libello “Intervista immaginaria con Marx” (uno dei testi recensiti da Canfora) afferma testualmente:” Quattro miliardi e seicento milioni di ascelle che ricorrono allo spray deodorante produrrebbero il suono assordante dello strato di ozono he si spacca” Questa è ancora più esilarante della cacca dei cavalli…
Il papa Gregorio XVI vietò la costruzione delle ferrovie nello Stato Pontificio perché – diceva – “dietro queste cose vengono le rivoluzioni”. Un altro fautore di quella che oggi chiamano “decrescita felice”! In vista del “bene comune”, naturalmente. Per chi l’avesse dimenticato, è lo stesso sedicente vicario di Cristo che definì il liberalismo “malvagità cinica e scienza spudorata” Uno che DOVEVA non dirsi “cristiano”!
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *