Siete invitati a Trieste!

Cari amici, aveva proprio ragione Paolo Lecaldano, nella sua limpida introduzione all’edizione critica dei “Tre Libretti per Mozart” di Lorenzo Da Ponte, nella vecchia e gloriosa “Biblioteca Universale Rizzoli” ( la prima  collana, non quella venuta dopo, e ancor viva e vegeta, più variopinta ma anche più pretenziosa): Il “Don Giovanni”, l’Opera di cui sono protagonista, quella che mi ha reso immortale, permettendomi, a distanza di secoli, di mantenere un’ indistruttibile giovinezza e di intrattenervi ora su questo sito di dubbia moralità, è la più grande che sia mai stata creata da mente umana. Vero, verissimo! Tanto vero, che tutto quanto è venuto dopo non ne ha potuto prescindere. Anche “Rigoletto”, dove compare un altro bel libertino come me, il Duca di Mantova, che danza al ritmo dello stesso minuetto sulle cui note io tento di sedurre Zerlina nella gran festa della mia villa palladiana, paga un gran debito al mio Papà (Verdi ne conosceva a memoria la partitura). Sì, il mio Papà Mozart, che col suo tocco magico ha reso immortali i bei versi dell’altro mio Paparino, tanto caro anche lui. Pensate che è stato il Paparino Da Ponte a portarmi…addirittura in America! Quante volte il capolavoro mozartiano è stato rappresentato nel mondo intero, da quella fatidica sera praghese in cui il benemerito impresario Guardasoni ne offrì al pubblico la prima mondiale assoluta, presente in sala quell’altra birba di Giacomo Casanova? Pensate un po’ che bel terzetto: tre libertini coi fiocchi, Da Ponte, Mozart e Casanova! E io a fare il quarto, come personaggio fatto della sostanza dei sogni, ma proprio per questo più vero del vero. Io sono più vero dei miei due Papà. Loro non ci sono più, e del povero Wolfi s’è addirittura perduto il luogo della sepoltura. Io invece sono qui che vi parlo; e mi incarno di volta in volta, con tutta la mia anima irridente, spregiudicata e ribelle, negli artisti che sul palcoscenico mi prestano la loro voce e le loro fattezze fisiche. Ogni volta quella voce e quel corpo  diventano i miei! Ho assistito, invisibile, a migliaia di allestimenti dell’Opera, alcuni mediocri, altri brutti(gli ultimi di Salisburgo e della Scala, purtroppo), altri belli, pochi addirittura meravigliosi (Muti e Strehler a Milano, con Thomas Allen nella mia parte). Quali degli artisti che mi hanno dato voce mi sono più fraterni? Senza dubbio Ezio Pinza e Cesare Siepi. Il più grande, anche per la sua presenza scenica, rimane quest’ultimo. Quando morì,qualche anno fa, il quotidiano più prestigioso d’Italia, vanto della sua città natale, non gli dedicò neppure una riga di necrologio. Vegogna! Altro che “insubre cittade/d’evirati cantori allettatrice”, come rampognava il Foscolo. Fosse davvero ancora così! Oggi in compenso quel quotidiano continua a romperci l’anima con l’Expo in via d’estinzione. Nutrire il pianeta, cioccolata, caffè, vini presciutti! Basta, per carità! Dell’Expo, se Dio vuole, fra qualche settimana non si parlerà più. Cesare Siepi rimarrà in eterno come me, perché io e lui siamo una cosa sola.
Io sono l’Eros, sono la forza che anima la Natura, quella stessa che Lucrezio esalta nell’introduzione del suo poema, dove Venere con le sue grazie riesce ad ammansire il rude dio della guerra, l’orrido Marte. Sono al di là del bene e del male perché rappresento l’energia vitale che precede ogni riflessione etica e religiosa. Sono Estetica allo stato puro. Mi pare sia stato Kirkegaard a dire qualcosa di simile, correggetemi se sbaglio. Rappresento l’amore per la Bellezza. Amo tutte le donne perché nulla c’è di più divino della donna. La vera prova dell’esistenza di Dio! Per il resto, tutto l’Universo sembrerebbe provare il contrario, tanto è mal fatto, quasi ci avesse messo mano un Demiurgo pasticcione: più pasticcione dei banchieri centrali, più brutto di Janet Yellen, il che è tutto dire. Ho l’impressione che Dio abbia delegato, purtroppo, a questo suo pessimo aiutante tutta quanta la creazione, con quattro eccezioni: la Donna, il Gatto, la musica di Bach e quella di Mozart. Sì, perché Bach e Mozart, forse, si limitavano a trascrivere quel che Dio gli dettava. Altrimenti come si spiega che negli autografi del mio Papà non si trovi una correzione? Dio dettava e lui scriveva. Bach, poi, ha fornito al Padreterno la musica ufficiale del Paradiso. Ascoltate l'”Arte della Fuga” e ditemi se non è vero.
Oggi qui a Trieste si apre la stagione lirica con me come protagonista. Sul palcoscenico del Teatro Verdi mi darà voce Mattia Ulivieri, sul podio l’eccellente Maestro Gianluigi Gelmetti. Pare che la regia di Allex Agullera prometta bene. Da due settimane in questa meravigliosa città – porta marittima del glorioso Impero Austro-Ungarico, miseramente decaduta in seguito all’unione con la monarchia ciabattona dei Savoia prima e con la repubblica fondata sul lavoro poi – non si parla che di me. E io, per gratitudine, sapete cos’ho fatto? Qualche giorno fa sono sbarcato furtivamente in città dalla nave di un mio caro amico, circolo per di qua e per di là, senza una meta, respiro a pieni polmoni il profumo delle belle donne che illeggiadriscono queste deliziose contrade.  Tutte possono mettersi in comunicazione con me! Sarò ben contento di farmi corteggiare (è sempre stato così: siete voi, mie care fanciulle, a sedurre me!). Basta telefonare allo 040-371437, oppure inviare a segreteria@theaction.it  una mail. Ringrazio l’illustre musicologo Quirino Principe – cui mi unisce, fra tante altre cose, una sincera antipatia per il papa regnante, nemico della musica più d’un fondamentalista islamico- di averne dato notizia in un bell’articolo sul “Sole24 Ore” di domenica 25 ottobre. A presto, mie carissime sirene!
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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