Il serpente Ladone

Cari amici, sapete chi è il serpente Ladone? In un giardino ai confini della terra svettava una magnifica pianta dalle mele d’oro, dono di nozze di Gea, la Terra, a Zeus ed Era, la regal coppia degli dèi ellenici. Visto che tali mele potevano essere una ghiotta tentazione per qualche malintenzionato, si pensò bene di metterle sotto la protezione delle Esperidi, deliziose fanciulle. Anche queste però si dimostrarono poco resistenti alle lusinghe d’un così ricco tesoro; si decise perciò di ricorrere a un altro guardiano, il serpente Ladone, che si attorcigliò attorno al tronco dell’albero e fece buona guardia. Buona? Fino a un certo punto. Per maggior sicurezza, tutte le sere faceva una capatina nel giardino, a controllare che ogni cosa fosse in ordine, il Sole, e ci lasciava per tutta la notte i suoi cavalli; mentre anche Atlante, che da quelle parti reggeva sulle sue spalle il mondo, ogni tanto dava un’occhiata. Ciononostante, Eracle le belle mele riuscì a rubarle lo stesso. In somma: i custodi fan quel che possono, perché sono esseri fisicamente e moralmente fragili come chi è sotto la loro tutela. A loro volta vanno custoditi, in un gioco che tende all’infinito. Già, “quis custodiet custodes?” ( chi custodirà i custodi?), diceva il buon Giovenale nella Satira VI contro le donne: puoi mettere davanti alla porta di casa tutte le guardie che vuoi, ma le femmine continueranno a cornificarti, corrompendole o eludendone in mille modi la sorveglianza. Che fai, ci metti altre guardie, e poi altre ancora? Dalla mitologia alla vita privata, e dalla vita privata alla politica: Platone dice che nella sua Repubblica ideale le guardie devono essere sobrie; niente vino; sarebbe ridicolo dover mettere altre guardie astemie a controllare quelle che alzano il gomito!
La mitologia greca e la cultura classica ci aiutano a capire quant’è stupido il mondo d’oggi. Arriva lo scandalo Volkswagen? Le anime belle cantano in coro: più controlli, più controlli! Nel nome dello Stato Padre, del Popolo Figlio e della Democrazia Spirito Santo. Non basta un cappio in ogni piazza? Mettiamone due, tre. Se un boia sgarra, mettiamogli al collo la corda di un altro boia. Autorità, anzi Authorities, che fa più figo, e ancora Authorities e ancora Authorities ; organismi antimonopolio , anzi Antitrust, con tanto di maiuscola, mi raccomando, uno due e tre e quattro. Vedete come son bravi, negli USA? Lì sì che i custodi custodiscono! Mica gli è scappata la furbata della Volkswagen, quei tedescacci schifosi! Anche in Europa dovremmo fare così: non bastano i controllori nazionali, ci vuole un supercontrollore che vigili sui vigilanti oltre che sui vigilati. Ci vuole un bel serpente Ladone!
Lasciatemi ridere! A chi racconta queste baggianate mi vien voglia di rispondere, come Figaro all’ubriacone Antonio nelle “Nozze” dei miei babbi Da Ponte e Mozart:”Tu sei cotto dal sorger del dì!” Avete presente gli Antitrusts, americano prima, europeo dopo (con a capo il lugubre Mario Monti) che martellarono tempo fa la Microsoft? Abuso di posizione dominante! Ma come? La concorrenza è stata battuta grazie a una strategia tecnologica e commerciale vincente, i consumatori sono contenti, non risulta che il vero o presunto dominio del mercato abbia portato a un aumento dei prezzi e allo scadimento della qualità, eppure… bastonate! A favore del consumatore? No, dei concorrenti, che si sono serviti dell’Antitrust per arginare le proprie perdite mettendo in difficoltà il più temibile rivale. Ma lo scopo dell’Antitrust è un altro! Così diventa il servo sciocco – o forse, chissà, anche fin troppo furbo – di una mafietta. Che facciamo? Mettiamo un controllore al di sopra del controllore? E ci mettiamo a capo un figuro ancor più losco di Mario Monti? E così via all’infinito? Riflettiamo sul recente caso Volkswagen. Ci vuol poco a capire -e già l’abbiamo detto- ch’è tutta una manovra di protezionismo surrettizio, mascherata dietro le ragioni di un candido ecologismo, quello tanto caro alle anime belle di Al Gore, Obama, Francesco (Bergoglio, non Bernardone). L’ossido di azoto, che la Casa tedesca coi suoi motori Diesel diffonde nell’aria in misura maggiore di quanto risulti dai dispositivi truffaldini montati su quei motori stessi, non è tossico. Negli USA è sottoposto a controllo severo perché si dice contribuisca non poco ad aggravare il cosiddetto “effetto serra” di matrice antropica, causa prima- si continua a dire- di un fantomatico surriscaldamento climatico. In Europa, una volta tanto, siamo meno idioti. Ma i concorrenti americani della Volkswagen hanno buon gioco a segnalare all’EPA, l’ente preposto ai controlli anti-inquinamento, l’anomalia dei Diesel tedeschi. Anche l’EPA diventa un servo sciocco -o forse, chissà, anche fin troppo furbo- agli ordini di un’altra mafietta. Che facciamo, anche qui? Mettiamo un controllore al di sopra del controllore, una sorta di autorità anticorruzione, che poi a sua volta dovrà essere controllata da un supercontrollore perché non venga a sua volta corrotta?
Lasciatemi ridere, lasciatemi ridere! Si parla tanto di globalizzazione, di liberalizzazione, di apertura delle frontiere e abolizione delle dogane, ma quando si può si difendono strenuamente i cosiddetti “campioni nazionali”, non importa con quali mezzi, anche con le unghie e con i denti, se necessario. In questa guerra ci sono i grandi corsari, come gli USA e la UE, con i loro galeoni, e ci sono i ladri di polli, con le loro pinzette… Fra questi ultimi la Confederazione Elvetica. Non ha campioni nazionali da difendere: colossi come la Nestlé e le multinazionali farmaceutiche per ora si difendono egregiamente da soli. Però deve difendersi dall’invasione degli stranieri, che potrebbero snaturarne la stirpe e insozzarne le tradizioni, nonché rubare per paghe da fame tutti i posti di lavoro disponibili, lasciando sul lastrico i nativi. Ecco allora la bella pensata di qualche rappresentante del “pòpol” : non solo i lavoratori ospiti e i frontalieri presentino il certificato del casellario giudiziale, se vogliono essere accolti nella terra del glorioso Guglielmo Tell, ma anche gli artigiani che saltuariamente o solo in qualche sporadica occasione vi sono chiamati a lavorare. E’ soltanto una proposta, per ora, avanzata nel Canton Ticino, che il governo di Berna non sembra gradire troppo. Ma non si sa mai quel che colà può fare il Volk, il peuple, il pòpol, il pievel, a suon di referendum! II certificato penale, che dovrebbe servire a tener alla larga i delinquenti, usato come strumento a difesa del lavoratore svizzero contro la concorrenza dei forestieri! Come se tra i forestieri ci fossero statisticamente più delinquenti che fra gli indigeni. Tutto da dimostrare, signori miei, “onus probandi contingit ei qui dicit”, chi accusa esibisca le prove. Delinquente è chi fa certe proposte. Non un grande pirata, che meriterebbe un qualche rispetto. Solo un ladruncolo di polli. Che vuoi controllare? Si sputtana da sé. Inutile scomodare il serpente Ladone.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino