La Confederazione Elvetica, falso paradiso

Non c’è dubbio che il Bel Paese , il “giardin dell’Impero”, come lo chiava Dante, è diventato una fogna in tutti i sensi. Roma ormai fa ribrezzo solo a nominarla: lercia in tutti i sensi. Il Renzino si arrabatta per dimostrare che, dopo anni di recessione, si è in procinto di riveder le stelle; ma, a dispetto della sua baldanza da boy-scout, le cose stanno diversamente. Ora vuol fare il berlusconiano prima maniera, promettendo consistenti riduzioni fiscali. Senza nulla tagliare? E il bilancio pubblico? Ci penserà la ripresa, che porterà nuovi proventi alle malandate casse dello Stato, che diamine! E se , complice la crisi che si profila in Cina, l’economia del pianeta subirà una bella scossa, trascinando nella cacca chi è già, come la bella repubblica fondata sul lavoro, nel fango? Coraggio, se la Cina va male-ultime notizie-l’America va a gonfie vele, grazie ai bei regali della Befana (il denaro fasullo pompato nel sistema dalla spaventevole Janet Yellen). Tutto va per il meglio ne migliore dei mondi possibili.
Chi non ci crede può sempre sbronzarsi e illudersi che, in un mondo sempre più folle, esista qualche angoletto di paradiso. Ma bisogna bere vino cattivo; io che bevo Marzemino per annaffiare squisiti fagiani, mentre la mia orchestrina privata mi delizia con le melodie di papà Mozart, riesco a mantenermi lucido anche quando ne ho bevuto in misura più che generosa.
Qualcuno vede il paradiso in terra nella Confederazione Elvetica. Sicuramente ci si sta meglio che nel Bel Paese: imposizione fiscale meno feroce, anche grazie alla concorrenza fra cantone e cantone, efficienza, ordine, benessere diffuso, tranquillità. Anche un po’ di noia, ma a quella si rimedia con gli antidoti leopardiani, il sonno, l’oppio e il dolore. Sì, il dolore: prendete una scure e feritevi un piede, poi andate in un pronto soccorso del Canton Ticino, e vedrete che belle fasciature vi sanno fare colà. Un’infermiera capo-sala della vicina Como una volta commentò: le facessimo noi così, ci licenzierebbero in tronco…
La meraviglia delle meraviglie nel sistema elvetico sarebbe il ricorso continuo al referendum. Così si ascolta la volontà del popolo, ed è il popolo a decidere. Sì, prendendo per buona a favola che una maggioranza capricciosa e spesso mal informata corrisponda a un non meglio definito popolo. Anche nell’antica Atene governava il popolo in questo modo; e spesso ci si trovò sull’orlo dell’abisso, quando non ci si cadde dentro. Tucidide, nel Libro Terzo della “Guerra del Peloponneso”, narra che, sobillata da demagogo Cleone, l’assembea popolare ateniese decise di punire la ribelle Mitilene sterminandone tutti gli abitanti. Il giorno dopo si ebbe un ripensamento, si rimise in discussione la proposta e, per una manciata di voti, la volontà del popolo si ribaltò. Il guaio era che già veleggiava verso la sua meta la nave recante l’ordine di sterminio. Se ne dovette mettere in mare un’altra: a forza di remi arrivò appena appena in tempo a consegnare il contrordine all’ufficiale incaricato dell’esecuzione, che già aveva letto pubblicamente la condanna e si apprestava a metterla in atto. Fu evitata una strage per un pelo. Che culo, ragazzi… La Storia, dice Marx, spesso si manifesta come tragedia ma poi si ripete come farsa. I demagoghi ci sono anche in Svizzera, e il popolo anche lì si lascia abbindolare. Qualche tempo fa in un referendum si è votato per limitare il numero dei lavoratori frontalieri “che per un tozzo di pane portano via il lavoro ai cittadini” (chissà perché però, quando poi il proprietario di un supermercato propone ore di attività domenicale da riservarsi rigorosamente a lavoratori indigeni, nessuno si presenta). Ora ci si accorge di aver fatto un’enorme sciocchezza: senza stranieri e frontalieri le attività produttive elvetiche sono destinate a chiudere la saracinesca. A quanto pare si tornerà a votare. Probabilmente anche lì per una manciata di voti il popolo modificherà la sua volontà. Che culo! Gli indigeni potranno godersi le domeniche e le altre feste comandate rimanendo a letto a dormire (il sonno, dicevamo, è un antidoto alla noia) lasciando che a sgobbare siano i meteci, ovvero gli stranieri…
Leggo ora che a Neuchâtel si voterà per referendum su una proposta socialista di rendere obbligatoria un’assicurazione per garantire a tutti le cure dentarie gratuite. Ecco un altro esempio di dittatura della maggioranza, se la proposta passerà. Io posso decidere per mio conto di farmi un’assicurazione che copra le mie spese odontoiatriche. Ma perché devo imporla a tutti? Perché non è giusto che i poveri paghino salato la cura dei denti! Sarà un’assicurazione pubblica o parapubblica, finanziata con un prelievo sulla busta paga, quindi a basso prezzo. In somma, ancora una volta anche chi ha denti sanissimi e non vuol vedere il dentista neppure col binocolo dovrà pagare per chi ha i denti marci. E chi ha i denti marci, invece di mettersi da parte un gruzzoletto per affrontare le spese mediche, potrà programmarsi una bella vacanza sul Mar Rosso, tanto ai suoi denti ci pensa lo Stato.
Qualche sedicente libertario proponeva tempo fa un apparato difensivo fondato sulla coscrizione (ma il servizio militare obbligatorio non è una schiavitù, per chi dovrebbe aver letto Rothbard?), ma distribuito, ogni anno per un tempo limitato, lungo tutta la vita del cittadino fino a un determinato limite d’età. E’ il modello elvetico. Così si impara a difendere il proprio territorio, esercitandosi continuamente nelle armi, per far fronte a eventuali pericoli d’invasione! Così i montanari del tempo di Guglielmo Tell si difesero dalle prepotenze degli Asburgo. E se il nemico arriva munito di atomiche? Prendiamo la mira col nostro fucile e pum!, abbattiamo gli aerei prima che possano sganciarle. Ma almeno, dice qualcuno, se i cittadini si tengono le armi in casa (finito il turno annuo di leva gli elvetici si portano a casa lo schioppo), saranno pronti a opporsi con la forza delle armi a eventuali tentativi dittatoriali. Avete mai visto un dittatore che arriva al potere senza il consenso di una parte consistente del popolo? Come arriva Hitler al potere? Grazie a libere elezioni! La maggioranza che l’ha votato gli sparerebbe contro? Al massimo, quelli che l’hanno avversato potranno sparare contro i suoi sostenitori. La guerra civile, in somma. E i colpi di Stato in Paesi istituzionalmente fragili come quelli dell’America Latina? Anche lì ci dev’essere il sostegno d’una forte minoranza, che potrà armarsi meglio del popolo minuto e assoldare sgherri al proprio servizio; come spesso hanno fatto i grandi proprietari terrieri, mentre i democraticissimi Stati Uniti voltavano la testa dall’altra parte, quando non erano conniventi.
Detto questo, ognuno si scelga pure il suo paradiso. Chi si contenta gode. Ai tanti laudatores della Confederazione consiglio però di andare a rivedere, o a vedere se non l’hanno mai fatto, il film “Il terzo uomo”,(regia di Carol Reed, anno 1949)recentemente restaurato e in programma in questi giorni al cinema Anteo di Milano.Ne vale la pena solo per un’Alida Valli al culmine del suo splendore:da mettere in cima alla mia lista! Si mediti su questa feroce battuta, pronunciata da Orson Welles, che ne è anche ,con tutta probabilità, l’ispiratore:”In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri;e hanno prodotto Michelagelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimeto. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù!” Che poi non è neanche del tutto vero. Dal 1845 al 1847 hanno avuto la loro brava guerra civile, quella del Sonderbud, tra cantoni protestanti e cantoni cattolici, con 200 anni di ritardo sulla Pace di Westfalia, che in tutta Europa segnò la fine delle guerre di religione. Una cosuccia da poco, sia ben chiaro, qualche bastonata da una parte dall’altra. Che cosa si può fare, d’altronde, con uno schioppo che si tiene in casa?

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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