Effetti del solleone

Cari amici, per fortuna anche quest’anno è arrivata la burrasca di Ferragosto: tutto in regola, a dispetto dei predicatori di catastrofi che si strappano le vesti per un presunto cambiamento climatico in corso, foriero di chissà quali disastri per i nostri poveri figlioletti e nipotini. Negli anni Cinquanta del secolo scorso si dava la colpa delle stagioni capricciose agli esperimenti nucleari; oggi al riscaldamento globale, anzi al global warming, che fa più chic. Un dogma che, dopo la trombatura alle elezioni presidenziali, ha fatto la fortuna di Al Gore, le cui prediche ecologiste suonano più noiose dei sermoni d’un pastore protestante, trovando un’eco anche all’Expo milanese, grazie alla prima scaligera di quella boiata pazzesca che è “CO2” di Battistelli. Nella prima metà dell’Ottocento Giacomo Leopardi, in una sua lettera, lamentava già allora le bizze delle stagioni, dolendosi di non saper più come vestirsi per uscire di casa; più di 2000 anni fa Lucrezio affermava che la terra era ormai stanca e malata. Anche quest’anno ai telegiornali abbiamo udito le solite bufale: un’estate così calda non si vedeva da**** (e qui ciascuno mette la sua cifra a piacere) anni. Come se i dati approssimativi che si raccoglievano un tempo, in pochi punti d’osservazione casuali e posticci tra loro non coordinati, con i rudimentali strumenti di allora, fossero commensurabili con quelli raccolti dalla rete odierna di osservatòri meteorologici dotati di raffinate strumentazioni. E i boccaloni bevono. Ma tant’è.
E’ arrivata la burrasca, dicevo, con gran beneficio della lucidità mentale di chi pensa parla e scrive, senza escludere me stesso, sia ben chiaro (anche se chi fa parte, come me, del mondo dei sogni, del caldo e del freddo non se ne fa proprio niente). Il caldo fa bollire il cervello. E il cervello che bolle partorisce qualche sgorbietto, formale e concettuale. Ve ne fornisco qualche esempio, attingendolo dalla stampa quotidiana pubblicata nei passati giorni di afa opprimente.

Cominciamo dai grovigli semantici. Alberto Melloni è un illustre docente universitario che si occupa di Storia del Cristianesimo. Tanto di cappello alla sua cultura e alle sue doti argomentative, anche se non ne condivido l’adorazione per chi attualmente siede sul soglio di Pietro. Ma, amici miei, come si fa scrivere una frase di questo genere (“Corriere della Sera”, 15 Agosto):”Chi conteggia gli sgarbi di Galantino o spera di trovare alle sue spalle mediazioni o mediatori, non si rende conto che finché non lo caccia alle sue spalle c’è il papa e che all’Italia serve una politica ecclesiastica nuova”? Chi caccia alle sue spalle chi? Galantino? Il papa? Chi è il soggetto, chi è l’oggetto, chi caccia , chi è cacciato, chi agisce, chi subisce, e che cosa? “Graecum est, non legitur” scrivevano gli amanuensi medievali quando, imbattendosi in un passo scritto in caratteri greci, non erano in grado di intenderlo e di trascriverlo. I vecchi professori di Italiano, che avevano le palle così (oggi, in omaggio alla creatività, si lasciano passare i costrutti più orridi) avrebbero sottolineato in blu e scritto di fianco: “Periodo contorto. Riscrivere in modo comprensibile”. Sembra la prima strofa dell’ Inno di Mameli: chi cinge la testa a chi? Chi dona la chioma a chi? Chi è schiava di chi?

Passiamo ai concetti, e qui troviamo assai di peggio. Mi è già capitato di deplorare il brutto vezzo di commentare le triste vicende della Grecia di Tsipras, Varoufakis e compagni con incongrui riferimenti alla Grecia classica: una tentazione cui, purtroppo, non si sono saputi sottrarre neppure ingegni di prim’ordine come Luciano Canfora ed Eva Cantarella (solo il filosofo Umberto Curi ha saputo deplorare simili arzigogoli mentali e prenderne le distanze). Il culmine però è stato raggiunto, sempre sul “Corrierone”, da Maria Laura Rodotà il 21 Agosto. A suo dire, l’assunzione del seggio di primo ministro, in base al dettato costituzionale,da parte della signora Vassiliki Thanou Christophilou, finora presidente della Corte Suprema, in seguito alle dimissioni del capo del governo greco Alexis Tsipras, sarebbe da festeggiare come il primo caso di donna assurta al vertice dello Stato democratico ellenico dai tempi di Pericle. Da stropicciarsi gli occhi, credendo di aver letto male. Neppure uno studentello di Prima Liceo, dopo aver studiacchiato e mal digerito qualche pagina del manuale di Storia Antica si azzarderebbe a scrivere in un temino una fregnaccia del genere. Ma si rende conto, la signora Maria Laura, che quella di Atene era la democrazia di un territorio piuttosto ristretto, con i suoi spesso riottosi satelliti, non di tutta la Grecia divisa com’era in un pulviscolo di città-stato indipendenti? Che tra la democrazia di allora e quella di oggi non c’è né continuità né identità? In mezzo ci sono stati, senza andar troppo per il sottile, i Romani, i Bizantini, i Turchi, e poi, dopo l’indipendenza, parecchie dittature (se non vado errato l’attuale costituzione, risalente al 1975, è la settima dal 1831). Che il demos, al tempo di Pericle, era di fatto un’aristocrazia molto allargata di circa 30.000 maschi adulti su una popolazione di circa 300.000 abitanti? Che il sistema di allora era plebiscitario e diretto, basato in gran parte sul sorteggio delle cariche? Che gli schiavi -un’infinità- le donne e coloro che non non erano cittadini purosangue erano esclusi dalla vita pubblica? Dare per scontata una continuità, di tempo e di forme, fra la democrazia periclea e la democrazia della Grecia d’oggi sarebbe come dire che, con la riforma istituzionale del Bel Paese in discussione alle Camere, il Senato della Repubblica riacquista, per merito del Renzino, la sua primitiva configurazione voluta da Romolo, quando contava 100 membri assunti per cooptazione… Vogliamo scherzare?
Procediamo. Monsignor Bruno Forte, insigne teologo, è uno dei cappellani del giornale edito dalla Confindustria, l’austero “Sole 24 Ore” (l’altro cappellano è monsignor Ravasi, biblista altrettanto insigne, assegnato però all’inserto domenicale). Sul numero del 9 Agosto pubblica e commenta in bella evidenza la “Lettera di Santa Cruz”, parto annuale dei cosiddetti “movimenti popolari” che si riuniscono d’estate in Bolivia a discettare di ecologia, economia, ricchezza e povertà, capitalismo brutto e cattivo e liberismo selvaggio. Quest’anno sono stati gratificati da una visita del papa, che sui medesimi temi la pensa più o meno come loro. Bruno Forte se ne compiace, e non esita a pubblicare il loro “decalogo”, dove accanto a qualche critica condivisibile contro l’attuale assetto socio-economico del mondo si incontra una serie di incredibili bufale. Sentite questa: “Ci impegniamo a lottare per la difesa del lavoro come diritto umano. Con la creazione di fonti di lavoro dignitoso, con il disegno e l’attuazione di politiche che restituiscano tutti i diritti lavorativi eliminati dal capitalismo neoliberale, quali i sistemi di sicurezza sociale e di pensionamento e il diritto alla sindacalizzazione”. Benissimo, poi se il bieco capitalista Marchionne riesce a ridar smalto agli stabilimenti Fiat di Melfi, promette nuove assunzioni e chiede, con l’assenso degli operai e il beneplacito dei sindacati, un certo numero di ore straordinarie nei giorni di festa, salta su il solito vescovo a dire che il riposo settimanale è sacro. Tutti a nanna, alla faccia della ripresa produttiva, dei potenziali nuovi posti di lavoro, degli aumenti di salario in busta paga. Idem all’Elettrolux di Pordenone.
E sentite quest’altra: si propugna il “rifiuto…dei prodotti transgenici in sostituzione di quelli originari, perché essi distruggono la riproduzione della vita e la biodiversità, creano dipendenza alimentare e causano effetti irreversibili sulla salute umana e sull’ambiente”. Qui siamo di fronte non a ignoranza crassa, ma a consapevole menzogna. Sembra di leggere Vandana Shiva, la consigliera di Expo sputtanata dalle più prestigiose riviste scientifiche. Non c’è nessuno studio serio, fra le migliaia pubblicate, che dimostri una sola delle affermazioni qui gabellate per verità. Forte non commenta. Anche lui è complice della menzogna. Non ha mai letto Edoardo Boncinelli, Umberto Veronesi, Francesco Cavalli Sforza, Gilberto Corbellini, Elena Cattaneo? Eppure gli ultimi due scrivono sul supplemento domenicale benedetto dal suo collega cappellan Ravasi. Questi sono peccati contro lo Spirito, che non saranno rimessi. Non l’ho detto io, ma il Principale di quei due cappellani…

Terminiamo con qualche fanfaluca economica. Sempre sul foglio della Confindustria Donato Masciandaro commenta le ultime disavventure dei Bitcoin che hanno avuto per protagonista Mark Karpeles, ex dirigente di Mt. Gox. Traccia una breve storia della moneta, invero chiara e lineare. Ma… in cauda venenum. Dice che, svincolata la moneta dalla sua base aurea, gli Stati ne hanno approfittato per inflazionare il sistema. Vero. Che per questo sono state istituite la banche centrali. Vero. Che le banche ordinarie usano i loro debiti come mezzi di pagamento, quindi necessitano di attenta vigilanza. Pertanto anche i Bitcoin e le monete consimili, che si prestano a operazioni speculative pericolose e possono essere strumento di raggiri, oltreché essere suscettibili di fallimento, non devono essere abbandonati all’anarchia del mercato: ben vegano le cosiddette monete virtuali, purché inquadrate nel medesimo sistemi di controllo cui sono sottoposti tutti gli altri soggetti implicati in operazioni monetarie. Sembra logico, vero? E invece no! Il sistema delle banche centrali ha combinato finora soltanto disastri. Basti dire che il dollaro, prima che fosse istituita la Federal Reserve, nel corso di tutto l’Ottocento subì una svalutazione minima; nel Novecento, quando avrebbe dovuto beneficiare di quel potente baluardo della stabilità, s’è svalutato in maniera vertiginosa. I guasti che stanno provocando le banche centrali di tutto il mondo, grazie agli apprendisti stregoni che rispondo ai nomi ai nomi di Yellen, Draghi e compagnia cantante di scuola monetarista e keynesiana sono sotto gli occhi di tutti. Altro che controllori centrali! Bando alla riserva frazionaria, peccato originale del sistema bancario moderno. Monete in concorreza tra loro, emesse da soggetti privati. Vincolate all’oro, a un paniere di beni, a un algoritmo. Chi vuole le vincoli pure alla cacca, come tutte le monete fiduciarie oggi in circolazione. Se qualcuno le vuol maneggiare, non si lamenti poi se gli puzzano le mani.
E quinci sian le nostre viste sazie…

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino