E’ aperto a tutti quanti… Viva la libertà!

Prego, Dame e Gentiluomini, si facciano avanti senza paura; è aperto a tutti quanti, viva la Libertà! Il mio Padrone è ben contento di accogliere e riverire le Signorie Loro. O che non Lo conoscono? E ‘il più generoso Cavaliere che mai sia esistito, un liberale autentico nel senso etimologico della parola, per chi sa ancora un po’ di latino ( il mio Padrone l’ha studiato, e ne ha lasciato liberalmente cadere qualche briciola anche nella zucca del Suo umile servo). Si figurino che un giorno, vedendo uno sconosciuto assalito da un manipolo di briganti, ebbe il coraggio di affrontare da solo gli aggressori, mettendoli in fuga a rischio della propria pelle, mentre io lo esortavo, da vero coniglio, a pensare egoisticamente ai fatti propri senza impicciarsi delle beghe altrui. E, cosa ancor più strabiliante, quando si accorse che il gentiluomo da Lui soccorso e salvato era un Suo acerrimo nemico, il quale, per le solite beghe di donne, Lo cercava per trucidarLo, dissimulò la propria identità spacciandosi per un caro amico del ricercato; e rinunciò, come sarebbe stato Suo buon diritto, a far patire all’altro quello che l’altro avrebbe bramato di far patire a Lui… Quasi come un porgere l’altra guancia! Eppure il mio Padrone ha sempre goduto fama di essere un tizzone d’inferno, e all’inferno L’hanno fatto finire, credendo così di toglierLo per sempre di mezzo; e invece l’hanno reso immortale, Lui e – senza loro merito – tutti quelli che con Lui, per un motivo o per l’altro, hanno avuto che fare. E anch’io se , come ben vedete, sono vivo e vegeto, devo la mia fortuna all’eccellenza del mio Padrone. Scioccamente Lo rimproveravo per il Suo libertinismo, dicendoGli che faceva vita da briccone; ma la mia era ipocrisia e tremarella da codardo; sotto sotto Lo invidiavo, e quando potevo mi calavo nei Suoi panni (una volta fu Lui a costringermici, e poco mancò che finisse davvero male…) Lui faceva la corte a una contadinotta esibendole la Sua protezione? E io facevo lo stesso, cercando -con poco successo, a dire il vero- di esibire la mia alle di lei compagne. Ci fu un momento in cui, sempre per codardia, fui lì lì per dimettermi e cercare un’altra sistemazione, ma non lo feci, e fu decisione saggia; l’avessi fatto, sarei prima o poi scomparso dalla faccia della terra come tutti i mortali, e non sarei qui a parlare alle Loro Signorie…
Ma bando alle chiacchiere, il passato è passato e veniamo a tempi più recenti. Quando hanno visto che, a dispetto dell’inferno in cui avevano tentato di relegarLo per sempre, il mio Padrone (e io con Lui, per Sua grazia) era più vivo che mai, hanno fatto di tutto per ucciderLo non più fisicamente, ma moralmente, con oltraggi alla Sua reputazione, condannandolo alla morte civile, ch’è di molto peggiore della morte biologica. Nell’Ottocento, secolo bigotto all’ennesima potenza, ne hanno stravolto i connotati mettendogli addosso barbacce incolte, capelli bisunti e improbabili pastrani romantici (a Lui, uomo dei Lumi, sempre così ben rasato, sempre adorno di impeccabili parrucche, sempre vestito con così elegante sprezzatura!!). Ne hanno fatto la caricatura, reincarnandolo in personaggi annoiati e noiosi come Eugenio Oneghin – Dio ne scampi e liberi!- ,quello che fa tanto lo schizzinoso con la donna che gli dichiara d’amarlo, corteggia la sorella di lei, ne uccide in duello il fidanzato reso pazzo dalla gelosia, e finisce con il chiedere amore, in ginocchio, senza successo, proprio a quella che un tempo disdegnò, ora felicemente sposata con un facoltoso vegliardo. Ma andiamo! Il mio Padrone un tipo così l’avrebbe preso a calci; che dico, non si sarebbe mai macchiato di un simile atto plebeo, l’avrebbe semplicemente ignorato, coprendolo di disprezzo. Poi agli albori del Novecento un certo Sigmund Freud, quello che – a detta di qualcuno – pretendeva di curare i nevrastenici spalmando i miti greci sui loro genitali – è andato blaterando che il mio Padrone era un povero frustrato; uno che cercava la madre in tutte le donne, e non trovandola, passava compulsivamente da uno stupro all’altro, senza mai ricavarne soddisfazione. Mai calunnia fu più spregevole. Il mio Padrone non è un volgare sciupafemmine, le ama davvero tutte, le donne; secondo la Sua filosofia “chi a una sola è fedele verso l’altre è crudele”: si può darGli torto? Ma c’è di peggio. Un certo Azio Corghi in una sua Opera ha fatto dire a Donn’Anna (la gentildonna che s’è data al mio Padrone e poi ha inscenato una commedia fingendo d’averLo scambiato, nel buio, per il fidanzato: ma a chi vuol darla a bere? Come confondere la voce virile del mio Padrone con quella da checca di Don Ottavio?) che sì, l’incontro erotico c’è stato, ma sul più bello il mio Padrone avrebbe avuto un default! ll colmo dell’impudenza: il mio Padrone, pur non più giovanissimo, è prestante e vigoroso; non è un vecchietto che ha bisogno del Viagra, magari dietro prescrizione medica perché il cuore è in affanno…
Mi accorgo solo ora di non aver fino a questo punto pronunciato il nome del mio Padrone, ma le Loro Signorie sono così intelligenti e colte da aver compreso fin dall’inizio di chi si tratta: è Don Giovanni, sì proprio Lui, il libertino esecrato dagli ominicchi, perché ha il coraggio di denunciare le storture d’una società bigotta e perbenista, violandone i tabù e scoprendone le ipocrisie. Gli altri blaterano d’onore, e per onore ucciderebbero; Lui irride i loro Valori, ma generosamente si limita a dare qualche scopola al contadinotto che vorrebbe ucciderlo, lasciandolo poi libero. Il fidanzato di Donn’Anna , quell’autentica nullità di Don Ottavio, fa tanto il gradasso, minaccia stragi e morti per vendicare l’amata (farebbe bene a indagare un po’ di più sulla fedeltà di lei, invece di prendere per oro colato il suo racconto…) e poi che fa? Da bravo legalitario, ligio all’ordine costituito, decide di far denuncia ai carabinieri. Che gentuccia, Dio mio! Mi dispiace che sia divenuta immortale grazie all’immortalità del mio Padrone, e solo per quella!
L’ultima calunnia è di pochi anni fa. E’ di un professore universitario di cui taccio cavallerescamente il nome -anch’io esibisco la mia liberalità. Ecco quel che dice quel pezzo di somaro -si può ragliare anche da una cattedra universitaria- infangando non solo il mio Padrone, ma anche Lorenzo da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart, i due splendidi libertini che hanno eretto il più granitico monumento al mio Padrone libertino: “Alcune volte i grandi artisti amano esibirsi come sommi virtuosi senza alcuna pretesa artistica(…)Altre volte i valori formali staccati dal senso convincente dell’arte non sono che il fallimento di un progetto artistico: è il caso del Don Giovanni di Mozart”. Bum !!! La più grande Opera mai scritta considerata un fallimento! E da chi? Da un professore di Economia!
Sutor, ne ultra crepidam! Che dire? ” Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, per citare Dante (me l’ha fatto conoscere l’amico Da Ponte, che componeva il libretto per Mozart destinato a immortalare il mio Padrone -e, di riflesso, me- leggendo l'”Inferno” del gran Fiorentino (forse un altro progetto artistico fallito?!?). Basta, ho parlato troppo. D’ora innanzi lascerò la parola al mio Padrone, riservandomi solo, di tanto in tanto, qualche piccolo spazio. Viva la libertà, benvenuti nel luogo del politicamente scorretto, dove vengono saggiati con la pietra del paragone tutti i Valori più indiscussi e condivisi. Non luogo di anomia, ma di anarchia; non luogo di immoralità ma di una moralità superiore. Qui si è politicamente scorretti, anzi scorrettissimi. Qui si dice “negro” anche se, anzi proprio perché, non si è razzisti, e si conosce abbastanza bene l’italiano per sapere che in toscano “nero” è una razza di maiali; si dice “cieco ” e “sordo” perché con le litoti “non vedente” e “non udente” non si fanno i miracoli di Cristo; si aborre il “femminicidio” perché è una fattispecie di reato discriminatoria, che presuppone una superiorità morale della donna sull’uomo; del pari si ride dell'”omicidio stradale”, insulsa specificazione di un reato generico già specificato a sufficienza. Qui si fa il viso scuro agli applausi alle bare, più sconci degli sberleffi che il mio Padrone ha tributato alla tomba del Commendatore (che è stato ucciso da Lui perché l’ha voluto, suo danno!) Qui si ha il coraggio di opporsi a tutti gli Dèi, in primis al Dio che oggi tutti incensano prostrandosi ai suoi piedi,lo Stato, con le sue leggi illegittime e le sue ruberie legalizzate; a ogni tipo di imposizione fiscale, ostentando particolare repulsione per il mito delle imposte progressive; al sistema bancario basato sulla riserva frazionaria, vero “furtum usus” ; alla moneta spazzatura stampata da falsari in guanti bianchi, i banchieri centrali; all’ingerenza della mano pubblica nelle dinamiche dell’autonomia privata e del libero mercato; alla demolizione truffaldina dei legittimi interessi privati in nome di un fumoso “bene comune”; all”impius foedus” tra principi religiosi confessionali e norme di ordine pubblico; al finanziamento di Chiese, associazioni umanitarie, culturali e simili attraverso la fiscalità pubblica; al cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo, erede dei circenses dell’antica Roma (che però erano offerti gratuitamente, almeno all’apparenza); al valore legale dei titoli di studio; alla rilevanza pubblicistica degli Ordini professionali; al monopolio dei programmi scolastici, del sistema postale, della sicurezza e della giustizia; all’omicidio di massa giustificato come guerra giusta; alla beneficenza fatta col denaro altrui sotto il nome di welfare; al mito della Nazione, del territorialismo, dei confini; alla Democrazia come vox populi vox dei; al sentimento (in sé ineccepibile) dell’identità etnico-sociale e linguistica trasformato in programma politico come fondamento “Blut und Boden” di secessionismi e micro-stati, con proliferazione di steccati e dogane; ai diritti che non sono diritti(di animali, piante, sassi);a tutto ciò che si fa di disumano in nome dell’umanità: i saluti compunti a quei cenci colorati che si chiamano bandiere, l’intonazione di inni nazionali, le commemorazioni gioiose di vittorie militari avanti ai monumenti ai caduti (propri, quelli del nemico non sono uomini), che dovrebbero invece essere momenti di lutto. Qui ci si fa beffe delle autorità:come disse un grande giornalista,”non cesseremo mai di irriderle, e non perché si sia fautori di disordini, ma per quel tanto di disumana comicità che la parola racchiude”. Qui si rischia l’incriminazione per vilipendio, istigazione a delinquere, apologia di reato: e ce ne facciamo una bandiera, l’unica bandiera che veneriamo, perché sono fattispecie criminali introdotte dal Codice Rocco dell’epoca fascista, ancora in vigore a dispetto della “Costuituzione più bella del mondo”. E a chi si ostinerà a gridare al mio Padrone “Péntiti cambia vita, è l’ultimo momento”, si stia pur certi che Quello risponderà ancora:”Io no che non mi pento!” Pentirsi di che cosa? Di odiare la schiavitù, le mafie, i falsari , gli ipocriti, i ladroni ?

E’ aperto a tutti quanti, viva la libertà!

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