Miracoli del moltiplicatore

No, cari amici, non allarmatevi: lungi da me l’dea di intrattenervi sul famigerato moltiplicatore keynesiano, il meccanismo che, in presenza di un sistema economico afflitto da capacità in eccesso, produrrebbe la moltiplicazione di una spesa aggiuntiva per consumi o investimenti pari all’inverso della propensione media al risparmio, con beneficio per i redditi complessivi e per li livelli d’occupazione. No, il moltiplicatore di cui vi voglio parlare è una mia teoria, finora confinata nel limbo delle ipotesi che sono in attesa d’una verifica empirica. Procediamo con ordine. Le tecnologie elettroniche, informatiche e telematiche aumentano in modo sostanziale le nostre capacità raziocinanti. Non credo si possa parlare di intelligenza artificiale: come ben disse Karl Popper, l’intelligenza non ammette aggettivi: se è artificiale non è intelligenza, se è intelligenza non è artificiale. Le macchine possono compiere operazioni prodigiose, ma non saranno mai intelligenti: sono “hardware” che hanno bisogno di “software”(permettete anche a me, ogni tanto, di parlar barbaro); ma il “software”, cioè il programma, può scaturire solo dalla mente umana: che non è un semplice “hardware” costituito dai neuroni e dalle loro sinapsi, il cervello, ma è un “hardware” che ragiona grazie a un sistema operativo. Questa strana cosa una volta i preti la chiamavano “spirito”; oggi non ci credono più neppure loro, e la chiamano “anima”, guardandosi bene però dal distinguerla dal corpo(*). Io in queste cose sono all’antica: passo per ateista e materialista, e per qualche aspetto può essere vero. Eppure credo allo spirito, anche se poi non so ben definire che cosa mai sia. Riprendendo il discorso: grazie a una capacità di calcolo che incorporano attraverso i sistemi operativi, gli elaboratori elettronici possono moltiplicare in modo favoloso la nostra intelligenza. Ma, purtroppo, anche la nostra stupidità. Poniamo su una scala da 1 a 10 il quoziente di raffinatezza di un sistema elettronico (hardware+ software). Poniamo su una scala da 1 a 100 il quoziente di intelligenza (escludendo le persone di genio, che vanno ben oltre). L’effetto moltiplicatore dell’intelligenza è dato dal quoziente di raffinatezza del sistema elettronico moltiplicato per il quoziente di intelligenza, qualora tale ultimo quoziente sia superiore a 50. Per un quoziente di intelligenza pari a 50 non avviene alcun effetto moltiplicatore. Per un quoziente di intelligenza minore di 50, il moltiplicatore agisce sul quoziente di stupidità, che è pari alla differenza tra 100 e il quoziente di intelligenza: se uno ha un quoziente di intelligenza pari a 40, il suo quoziente di stupidità sarà 60; e un sistema elettronico di raffinatezza 4 moltiplicherà tale ultimo quoziente per 4, ottenendo una stupidità totale pari a 240.
Ora, pensate bene a quello che succede nelle caserme delle polizie locali da quando anche lì hanno introdotto sistemi elettronici. Visto che, com’è risaputo, gli agenti di tali polizie sono reclutati tra i quozienti di intelligenza inferiori a 50, la loro stupidità risulta pericolosamente moltiplicata. Vi segnalo un caso concreto. In provincia di Bologna un’apparecchiatura per il controllo automatico della velocità segnala, con tanto di fotografia del veicolo e della targa, un’infrazione del limite vigente nel tratto di competenza. Che fa l’agente responsabile del procedimento? Attraverso il collegamento elettronico con il registro automobilistico ACI individua il proprietario del veicolo, e può così inoltrare al suo indirizzo la contestazione d’addebito con tanto di sanzione pecuniaria e pene accessorie (perdita di punti sulla patente di guida). Però quell’imbecille d’un agente sbaglia a digitare il numero della targa; risulta così contravventore un utente diverso da quello che realmente ha violato il codice. Basterebbe un minimo d’attenzione per capire che non c’è corrispondenza tra l’auto fotografata e il numero di targa erroneamente digitato. Ma da uno che ha un quoziente d’intelligenza inferiore a 50 è pretendere troppo. “La macchina ha detto così e la macchina, come Dio, non può sbagliare! Ce l’hanno detto anche gli istruttori che ci hanno fatto un po’ di scuola a spese dell’amministrazione comunale”. Un povero malcapitato riceverà un indebito verbale di contestazione. Se sarà uno sprovveduto, pagherà per non aver grane. Se vorrà far valere le sue sacrosante ragioni dovrà far ricorso al prefetto, spendendo tempo e denaro, nella speranza che in prefettura nell’ufficio competente non siedano personaggi di levatura intellettuale pari o inferiore a quella dell’agente che ha combinato il pasticcio. C’è sempre la possibilità, in caso di rigetto, di appellarsi al giudice di pace, che spesso è un altro somaro ammanicato con le polizie locali: pappa e ciccia, o se preferite culo e camicia. Poi c’è il tribunale e infine la Cassazione. Se va bene, dopo cinque o sei anni il nostro malcapitato si vedrà riconosciuta la cancellazione dell’indebito. Campa cavallo!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino