Non parlare male della Polizia Locale

Che l’umanità sia un legno storto è stato detto – e non potrebbe esser detto meglio – da Immanuel Kant. Ormai è diventato un luogo comune. Il concetto è inoppugnabile, intuitivo, corroborato com’è da una plurimillenaria esperienza storica. E’ davvero incredibile che qualche illustre pensatore e qualche altrettanto illustre rivoluzionario l’abbiano spesso dimenticato, con le conseguenze che sappiamo. Chi cerca di costruire il paradiso in terra, credendo di potrer cancellare quella macchia d’origine che ci portiamo appresso – qualunque ne sia la causa, una disobbedienza a Dio o uno scherzaccio della natura matrigna, o il frutto bacato d’un processo evolutivo cieco – costruisce l’inferno. Fin qui, penso che nessuno possa aver nulla da obiettare. Però quando pensiamo alle storture dell’umanità la nostra mente corre subito a memorie di guerre, stragi, genocidi, violenze, schiavitù, sopraffazioni di epoche vicine e lontane, non solo conosciute dai libri di Storia, ma talora anche personalmente vissute, mentre non siamo capaci di vedere la sottile spazzatura che s’accumula ogni giorno nei luoghi più usuali e nei più consueti momenti della nostra travagliata esistenza. Ci abbiamo fatto a tal punto l’abitudine, a certe brutture, che quasi non le consideriamo più tali, mentre sono una prova tangibile di quell’ originaria stortura di cui si diceva. Eppure, forse, con un po’ di buona volontà, se si ha il coraggio di combattere, nel piccolo, a poco a poco,qualcosa si può cambiare: e allora non sarà un paradiso, ma un purgartorio forse sì. L’importante è non credere che si possano cambiare le cose dall’interno delle istituzioni, rimanendo puri e senza pillacchere. Prendo spunto da alcune recenti notizie per chiarire il mio pensiero.
Lo Stato è un bidone della spazzatura maleodorante, che contiene tanti diversi bidoni, uno più mefitico dell’altro. Lo Stato italico è fra i più sputacchievoli. Contiene, fra i recipienti più malsani, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, i due istituti che incarnano la mano rapinatrice dei governanti, grazie alla quale un esercito di parassiti vive alle spalle di chi, nonostante tutto, ha ancora voglia di intraprendere e produrre. Contro una rapina che, specie in questi ultimi anni di crisi, ha messo sul lastrico centinaia di piccole imprese, è nata in Brianza un’associazione chiamata “Drappobianco”. Esprime la sua protesta esponendo panni bianchi listati a lutto. Vuol richiamare con questo espediente l’attenzione dei cittadini e sollecitare una loro mobilitazione per pretendere un alleviamento della pressione fiscale. Il promotore di tale iniziativa, purtroppo, è morto in questi giorni in un incidente stradale. Ne sono sinceramente dispiaciuto. Spero che la sua battaglia venga ripresa e inasprita da chi finora l’ha sostenuto. Ecco qualcosa per cui bisogna lottare, facendo causa comune. Cominciamo a costringere i parassiti,in tutti i modi non violenti possibili, a succhiarci meno sangue. Poi, ci sarà chi si accontenta di una più “equa” (le virgolette sono più che mai d’obbligo!) pressione fiscale, e chi, libertino, continuerà la guerra con una sparuta schiera di guastatori fino a ridurre i parassiti alla fame, in omaggio a un principio difficilmente oppugnabile: se le tasse sono un furto, furto rimangono, sia se rapinano il 99% sia solo l’1% di redditi onestamente guadagnati e di patrimoni legittimamente posseduti. Uno che ruba miliardi è un ladrone, uno che ruba pochi centesimi è un ladruncolo. La differenza di quantità non si traduce in differenza di qualità. La sostanza non cambia. Il libertino è estremista, e se ne vanta. Anche la logica è estremista: non ammette vie di mezzo. Sì sì, no, no:il resto vien dal demonio. Parole di un altro estremista, che non per niente è stato fatto fuori… E attenzione: chi vi dice che si potranno ridurre le imposte attraverso la “legalità”, cioè dall’interno del sistema parassitario, o è un ingenuo o un impostore. Alla larga!
Fra i bidoncini brutalmente stomachevoli si annoverano le polizie locali. Ne hanno parlato male personaggi come Francesco Alberoni (quello che scrive temini da scolaretto su un illustre quotidiano, dopo essersi esercitato per anni su un foglio concorrente) ed Ernesto Galli della Loggia, studioso illustre ed editorialista di vaglia. Nessuno li ha denunciati. E’ stato invece portato a giudizio per vilipendio un giornalista che su una pubblicazione in rete ha detto più o meno le stesse cose, in termini più coloriti. Faccio mio il suo pensiero, rincarando le coloriture: con le debite eccezioni, e riconosciuto che anche nel marcio può esserci, a livello individuale, qualcosa di onesto, le polizie locali sono, parlando in termini generali, un’istitituzione di bastardi. Fate notare a un vigile che, a pochi metri da lui, un fanciullo sta chiedendo l’elemosina, al seguito di un mendicante adulto. Ci sono tutti i requisiti per ipotizzare un reato di sfruttamento di minorenni. La legge imporrebbe al pubblico ufficiale informato di un illecito penale nell’esercizio delle sua funzioni di segnalare il caso all’autorità giudiziaria competente perché proceda in base alla legge. Ebbene, che cosa risponderà quel signor vigile alla vostra segnalazione? Se va bene, vi dirà: “Non possiamo farci niente. Abbiamo le mani legate”. Hanno anche gli occhi bendati e le orecchie tappate, non vedono e non sentono: sono capaci solo di infliggere sanzioni per divieto di sosta (e il compito è così gravoso che devono farsi aiutare da altri mangiapane a tradimento, gli “ausiliari della sosta”). Sono gli scherani delle amministrazioni comunali che, per rimpinguare i bilanci assottigliati da sprechi e spese per circenses, sagre del pesce, festa della polenta, ecc. piazzano nei luoghi più impensati apparecchiature per il controllo della velocità imponendo limiti assurdi.E attento a non sbagliare canalizzazione in un incrocio sorvegliato da Fotored! Vai dritto col verde, ma per disgrazia sei finito sulla corsia di svolta a destra o a sinistra, bloccata dal rosso? Ti arriva dalla polizia locale un bel verbale di contravvenzione “per aver attraversato l’incrocio mentre il semaforo proiettava la luce rossa”. Il che significa attestare il falso sapendo di mentire. Il libertino non solo ricorre fino alla Cassazione, ma inoltra querela di falso all’autorità giudiziaria. Ultima notizia. Un giovane ferma l’auto sul ciglio della strada, rimanendo al volante, per rispondere a una chiamata sul cellulare, senza spegnere il motore e l’impianto di condizionamento. Una pattuglia della polizia locale lo sanziona in base art. 157 comma 7bis del codice stradale, che vieta la sosta col motore acceso. Ma il ragazzo non era in sosta, era in fermata, e soltanto per pochi minuti! Il verbale è semplicemente canagliesco: non è ignoranza, è malafede. Sbaglia il giovane a pagare e appellarsi al sindaco. E’ come rivolgersi al capomafia perché chieda ai suoi scagnozzi di non farti pagare il pizzo. Ricorso fino alla Cassazione, anche in questo caso, e denuncia per abuso di atti d’ufficio.
In Italia il carrozzone Rai è fra i bidoni più repellenti. La TV di Stato s’è ridotta al livello delle più becere emittenti commerciali, sguazza nella pubblicità, e in più pretende il pagamento di un canone anche da chi non possiede un video o, pur possedendolo, si sintonizza su altre emittenti. Il tutto sulla base di una legge fascista debitamete reinterpretata alla luce di sentenze della Corte Costituzionale: tu devi pagare solo perché disponi di un video, fosse soltanto quello del citofono. Non è una tassa corrispettiva di un servizio, è una vera e propria imposta patrimoniale, come quelle che un tempo gravavano sulle finestre e sui balconi. Ora, ditemi voi: può un giornalista di valore, liberale dalla punta dei piedi alla cima dei capelli, accettare la presidenza d’un ente simile, per di più attraverso un meccanismo di spartizione come la legge Gasparri, che fa accapponare la pelle? Eppure, sentite che cosa dice Piero Ostellino, uno dei pochi autentici liberali rimasti nella povera Italia: “Avevo accettato l’offerta di essere uno dei candidati alla presidenza perché non rifiuto mai quando mi viene offerto un incarico ragionevole che so di poter eventualmente ricoprire decorosamente”. Che Ostellino sia un grande giornalista, uno dei pochi capaci di marciare controcorrente, è un dato di fatto. Ma questa dichiarazione mi lascia interdetto. Uno che dirige un bordello diventa un ruffiano. Uno che dirige la Rai si ingaglioffa. Oppure Ostellino, navigato com’è, si illude anche lui di poter sanare il marciume pubblico dall’interno? Sarà più facile che sia il marciume a guastare lui. L’illustre cardinale Danielou morì in una casa di malaffare. Si disse che era lì per redimere le puttane. Saranno state piuttosto le puttane a iniziarlo ai piaceri della carne… Il libertino boicotta la Rai. Segue i pochissimi programmi intelligenti che offre, non paga il canone e invita a non pagarlo. E se si presenta alla sua porta un ispettore, gli dà quindici secondi di tempo per far dietro front e alzare alla svelta i tacchi, se non vuole che mal gliene incolga.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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