Divagazioni (libertine)

L – Padrone mio, non capisco questa vostra fissazione sulla purezza grammaticale e l’invasione delle parole straniere… Proprio voi che siete libertario… DG – Fermo lì: non libertario, anarchico e libertino. Non ho nessuna voglia di confondermi con i panegiristi della razza bianca, della cultura occidentale da difendere, del matrimonio monogamico ed eterosessuale, e altre corbellerie del genere…
L – Va bene, va bene. Proprio voi, anarchico e libertino, vorreste ingabbiare l’evoluzione della lingua? l L’interazione linguistica è come lo scambio nel libero mercato:ognuno fa le sue scelte, e il risultato è quello che è: può piacere o non piacere, ma è il frutto di libere scelte che nessuno ha il diritto di manipolare. Se ai parlanti piacciono le parole straniere, ben vengano le parole straniere… DG – Come sempre, ragioni alla grossa. Certo che l’evoluzione linguistica opera come dici tu, chi lo nega? Dico semplicemente che un certo andazzo non mi piace. Non sarò certo io a pretendere che si istituisca un’Autorità (i cretinetti direbbero un’Authority)per vigilare sulla purezza linguistica! I francesi tentano da sempre qualcosa di simile, con risultati disastrosi. Nel Bel Paese l’ha tentato Mussolini, anche lui senza successo: per fargliela in barba, io mi sarei divertito a introdurre nella lingua tutti i più stravaganti forestierismi; così come per farla in barba a tutti i bigottoni che si strappano le vesti quando si parla di rapporti omosessuali, io, amicissimo delle donne e del tutto refrattario ai maschietti, sento un impellente impulso a diventare culattone…
L – Ohibò, ohibò, questa è davvero grossa…
DG – Lasciamo perdere…Per tornare alla purezza linguistica: è solo questione di estetica: a me un certo modo di parlare e scrivere non garba. Voglio essere libero di proclamarlo ai quattro venti, lasciando libero chi vuole di parlare da barbaro, così come voglio essere libero di lodare le belle donne e il buon vino lasciando libero chi vuole di corteggiare i maschietti e di bere acqua del rubinetto. Io non comprerei mai uno sgorbio di Lucio Fontana o di Alberto Burri, ma se uno vuole dissanguarsi per esibirne le opere nel suo salotto, faccia pure, purché non pretenda di metterle al riparo nel mio! Ma per tornare ai barbarismi, mi dà fastidio che sulla più prestigiosa gazzetta italica un illustre opinionista, storico stimato ed ex-ambasciatore, alla richiesta garbata di un lettore che domanda meno barbarismi per non doversi scervellare a comprenderne il significato, risponda invitandolo a comprarsi l’ultima edizione Hoepli del dizionario di Aldo Gabrielli, dove sono riportate tutte le parole straniere entrate ultimamente nella lingua italica: dimenticando che Gabrielli, da vivo, fu un feroce fustigatore degli inutili forestierismi. Come dire: se tu lettore sei ignorante, peggio per te, studia! L – Molto democratico, molto democratico, il nostro ex-ambasciatore!
DG – Lascia perdere la democrazia, ch’è un’altra brutta parola. Io direi molto poco aristocratico. Gli aristocratici veri scrivono bene, facendosi capire da tutti. Manzoni era un nobile, alla ricerca d’una lingua limpida, per tutti. Poi è arrivato il romanesco straccione della RaiTv; e poco più avanti la scuola della repubblica democratica fondata su un delitto ha fatto il resto: prèsidi balbuzienti, insegnanti sgrammaticati e professori universitari analfabeti. Si parlava e scriveva meglio quando l’Italia era un’espressione geografica. Fosse rimasta tale! Sia lode a Metternich, che amava Rossini e la lingua italiana, quando i Savoia non avevano ancora fatto la loro indigesta frittata!
L – Ma se non sbaglio Manzoni voleva una lingua per l’Italia unita:fu anche lui uomo del Risorgimento, come il Verdi di “Nabucco”.
DG – Fu questo il loro errore, compiuto, sia ben chiaro, in buona fede! Era l’epoca in cui, purtroppo, il pensiero liberale aveva stretto un infausto connubio col nazionalimo romantico, allontanandosi dall’ideale cosmopolitico del Settecento, l’epoca libertina del mio Mozart adorato. E, tra parentesi, voglio ricordarti che il giovane Verdi scrisse “Nabucco” senza alcuna motivazione politica di stampo risorgimentale. Lo dedicò addirittura all’arciduchessa Adelaide d’Austria! Furono i “liberali” di allora a metterci quel che il Maestro non aveva neppur lontanamente sognato. Poi anche lui, purtroppo, si lasciò trascinare nel gorgo delle lotte per l’unità. Ma, fatta l’Italia, e diventatone anche, obtorto collo, senatore, ebbe più volte a recriminare contro i governi che lo scorticavano con le tasse. Per concludere, si può, come faccio io, che italico non sono, amare la cultura del Bel Paese disprezzando dal profondo del cuore lo Stato ladro fondato dai Savoia ciabattoni ed ereditato dalla repubblica fondata su un delitto. E’ stato un piacere l’altra sera assistere in molti circuiti cinematografici di tutto il mondo alla “Boheme” di Puccini in diretta dal Covent Garden. Un trionfo dell’italianità, non dello Stato italiano! Benedetto Puccini, che corse il rischio di essere sfidato a duello da Toscanini per essersi espresso in modo irriverente a proposito dell’interventismo nella Prima Guerra Mondiale. Bravo, sor Giacomo, avevi capito tutto!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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