Liberismo selvaggio (Mohammed’s hot dog)

Mohammed's hot dog
Mohammed’s hot dog
Cari amici, seguitemi in questa fantasia.

Passo davanti alla vetrina d’ un negozio di abiti. Ne vedo uno che mi piace, guardo il prezzo esposto, lo considero troppo alto per la mia borsa . Passo oltre: mi è stata fatta un’offerta di contratto che io ho rifiutato; tutto trasparente, nessun inganno da parte di nessuno. Passo davanti a un’altra vetrina, questa volta di gioielli, questa volta senza indicazoni di prezzi. Ne adocchio uno che vorrei regalare alla cameriera di Donna Elvira, su cui ho diretto ultimamente le mie mire di seduttore. Entro, chiedo il prezzo, contratto al ribasso, non raggiungo l’accordo. Esco senza aver nulla concluso. Anche qui, nessuno ha barato, tutto s’è svolto con la massima onestà. Ora sono davanti a un bar, e ho una gran sete. Sono esposti i prezzi d’un bicchiere di pisciarello del Canton Ticino. Troppo alti, fosse Marzemino accetterei, ma per quella schifezza no. Anche qui nessun imbroglio: chi vuol bere piscia, libero di farlo, chi no, non beva. Mi fermo poi davanti a una bella enoteca. I prezzi sono esposti, ma con alcune clausole discriminanti. Un bel bicchiere di Marzemino costa 3 per chi è simpatico, 10 per chi è antipatico, 1 per chi è culattone, 20 per chi è donnaiolo. Discriminazione dei prezzi, ma trasparente: fossi culattone mi converrebbe; visto che sono donnaiolo non mi conviene. Rinuncio al Marzemino. Nessuno infatti mi obbliga alla consumazione in cambio di un prezzo esorbitante, come invece fa  lo Stato con le tasse, facendomele pagare in percentuale maggiore  rispetto a uno più povero di me solo perché io sono più ricco e quindi, secondo un’idea economicamente bislacca, l’utilità marginale del mio reddito è più bassa. Ora mettiamo il caso che io abbia voglia d’un bel gelato. Mi avvicino a un gelataio ambulante, col suo bel carrettino, che non espone i prezzi. Vedo che a un ragazzino fa pagare solo 1 per un bel cono misto.Ne ordino uno anch’io e me lo gusto. Al momento di pagare il gelataio mi fa:” Tu sei Don Giovanni, un donnaiolo impenitente; io sono culattone e in più mi piacciono i ragazzini: mi sei antipatico, tu il gelato me lo paghi 1000″. Qui le cose cambiano! C’è di mezzo un imbroglio. In buona fede ho creduto che il prezzo del gelato fosse assai modico, ho stipulato un contratto verbale senza accordarmi sulla misura del pagamento, fidandomi del comportamento concludente dell’altra parte stipulante, e solo dopo che ho goduto della prestazione che questa mi ha offerto mi vedo chiedere, come corrispettivo, una cifra astronomica. Se fossi un anòmico, anziché un anarchico,  capovolgerei in testa al ribaldo gelataio il suo carrettino. Mi limito a non pagarlo, dicendogli: “Se non ti garba di avermi offerto gratis, tuo malgrado, il gelato, vai dai carabinieri. Spera solo che non ti dicano: – A quest’ora i carabinieri mangiano, torni più tardi -. E che più tardi il piantone non ti dica: – Ci sono solo io, gli altri sono in servizio a far la scorta a Renzino; torni domani o dopo -“.

Ora passiamo dalla finzione alla realtà. Notizia fresca. A New York presso il World Trade Center un immigrato arabo vende hot dog discriminando i prezzi. Agli amici 3 dollari, ai turisti, dopo la consumazione, fino a 30 dollari. E’ il caso del gelataio nella nostra finzione. Che dovrebbe fare il turista scornato? Non pagare, punto e basta. Invece state a sentire che bei ragionamenti ci imbastiscono sopra i gazzettieri. Il “New York Post”, notoriamente ultraconservatore, prende  spunto dall’episodio per chiedere severe sanzioni (forse- sono troppo cattivo?- se si fosse trattato di un imbroglione yankee il commento sarebbe stato meno arcigno, e  avrebbe lasciato spazio a qualche sorriso).  Il giorno dopo, però, sulle pagine dello stesso quotidiano compare un articolo in cui si elogia l’ambulante come emblema del più puro capitalismo, che da sempre mira a vendere beni e servizi al massimo prezzo possibile. Eh, no, cari signori, qui c’è qualcosa che non quadra. Cominciamo a espungere quella parola, “capitalismo”, che in sé è ambigua. C’è anche un capitalismo delinquenziale, ad esempio quello che vive grazie agli aiuti e ai favori dello Stato; tutto il sistema bancario rientra in quest’ambito camorristico. Parliamo piuttosto di economia di mercato. Per ben operare, il mercato esige trasparenza, altrimenti diventa inefficiente. Quando poi la mancanza di trasparenza diventa addirittura “dolus malus”, come nei casi del gelataio (finto) e del venditore di hot dog (vero), chi sgarra dev’essere sanzionato, non importa se bianco negro  pellerossa arabo giallo ecc. ecc. E per infliggere sanzioni, forse un sistema di agenzie arbitrali in concorrenza tra loro opererebbe meglio dei carabinieri che stanno mangiando o sono andati a far la scorta a Renzino lasciando da solo in caserma il piantone…
Ma non è finita: nel Bel Paese i gazzettieri fanno anche di peggio. Attaccano l’articolo giustificazionista del quotidiano nuovaiorchese non per le ragioni che abbiamo visto sopra, ma in nome della lotta al…liberismo selvaggio! Ancora una volta, si confondono libero mercato e transazioni fraudolente, come se fossero la stessa cosa. E non è finita: si aggrava la mistificazione portando come esempio di liberismo selvaggio l’abolizione, nel 1999, per volere di Clinton dietro pressioni lobbistiche,  dello Steagall Act , che separava le banche  commerciali da quelle d’investimento ai fini di evitare speculazioni pericolose destinate a colpirei, in caso di fallimento, anche i depositanti e i piccoli risparmiatori. La riforma clintoniana sarebbe all’origine del disastro finanziario del 2008, cominciato con il fallimento della Lehman Brothers. Si dimenticano però due cosine piccole piccole: 1)ll Gramm-Leach-Bliley Act, che ha abrogato la separazione di banche d’affari e banche commerciali, non ha però abrogato  la Federal Deposit Insurance Corporation, l’agenzia pubblica che garantisce fino a 250.000 dollari i depositi delle banche partecipanti e, in caso di difficoltà finanziarie degli istituti, interviene a tutela dei depositanti;2) il sistema bancario mondiale è marcio alle radici: manipola moneta fiduciaria, dietro cui non c’è nulla, e usa il denaro dei depositanti come se si trattasse di prestiti, servendosene per le proprie speculazioni (“furtum usus”, avrebbero detto i giurisperiti dell’antica Roma).

Dov’è il liberismo selvaggio, signori miei? Qui c’è di mezzo lo Stato, che offre la sua rete protettiva a chi vuol fare salti mortali con il denaro altrui! Truffa, solo truffa, come quella del gelataio(finto) e del venditore di hot dog(vero).

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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