Morire di prudenza

“La prudenza davanti al pericolo è un segno di intelligenza, la spavalderia una forma di incoscienza. Quindi indossiamo questa benedetta mascherina, evitiamo assembramenti, scarichiamo l’app Immuni, vacciniamoci contro l’influenza e cerchiamo di essere seri”. Così Beppe Severgnini in un articolo sul “Corriere della sera” di domenica 11 ottobre. Certo, caro dottor Severgnini, cerchiamo di essere seri e intelligenti, ma guardi che il primo a venir meno a questo consiglio inoppugnabile è proprio Lei. D’accordo sugli assembramenti, anche se il temine, che sa tanto di gergo fascistoide, mi mette l’orticaria: diciamo affollamenti (si permetta anche a me, visto che va così di moda, di essere una volta tanto “politicamente corretto”, evitando nomenclature da Codice Rocco). Quanto alla mascherina, voglio sperare che non la pensi come chi ci invita a tenerla sul muso anche in casa, e magari anche a letto, quando facciamo l’amore con chi non ci è “congiunto” (io dovrei tenerla sempre, fuorché con Donna Elvira, mia legittima consorte, Dio me ne scampi e liberi!); o come l’illustre virologa Ilaria Capua – un tempo da me stimatissima, ora molto meno – che ci esorta a indossarla, se non in auto, quando siamo soli, almeno quando usufruiamo di un servizio di autonoleggio (“car sharing”, come dicono i barbari). Ma guardi che è sempre una stupidità imbavagliarsi. Non lo dico io. Lo dice qualcuno che per più di un anno, con una squadra di tecnici di prim’ordine, ha lavorato per il Ministero della Difesa al progetto di una mascherina che fosse in grado di preservare i militari dalle polveri sottili diffuse nell’aria dopo l’attivazione di ordigni esplosivi. Una fatica immane. Possiamo davvero pensare che sarebbe bastato adottare mascherine chirurgiche da quattro soldi senza spendere tanta fatica e tanto denaro? Il fantomatico Coronavirus misura 100-150 nanometri (un nanometro è un miliardesimo di metro). Passa comodamente attraverso i fori delle mascherine. Sarebbe come pretendere che una cancellata fermi le zanzare (il paragone non è mio, sto violando la proprietà intellettuale, secondo i miei principi, ma do a Cesare quel che è di Cesare). Di più: la mascherina, se indossata  a sproposito e per lungo tempo, provoca ipossia, quindi ipercapnia, che alla lunga può causare acidosi, con effetti cancerogeni. E allora, è serio e intelligente il Suo consiglio? No, è un po’ superficiale e sventato, per non dire di peggio.Passiamo oltre. Che dire della app immuni? Se ci trovassimo nel bel mezzo di una catastrofe come furono le pestilenze dei secoli passati, quella immortalata dal Manzoni, o l’epidemia che fa da pretesto al delizioso “Decameron” del mio amatissimo Boccaccio o il terribile contagio al tempo di Pericle descritto da Tucidide, forse una tecnologia come quella della app immuni potrebbe essere benvenuta. Ma non siamo in mezzo a una pestilenza. Oggi dalla Covid 19 si guarisce, a meno che non si soffra di altre gravi patologie. Chi deve riguardarsi, si riguardi, prendendo tutte le più sensate precauzioni. Tutti gli altri perché dovrebbero mettersi nelle condizioni di essere segnalati come potenziali infetti solo per essere stati più di 15 minuti insieme con una persona risultata positiva? E poi sottoporsi a tampone, con il pericolo risultare a propria volta positivo (magari uno dei tanti asintomatici o falsi positivi) e finire in quarantena? Qui siamo ben oltre i limiti del principio di precauzione. A questo punto, chiudamoci in casa per tutta la vita e aspettiamo serenamente che nostra suora morte corporale, dalla quale nullo omo vivente può scappare (sto rubando un’altra frase non mia), venga a prenderci, quando Dio vuole. Ma attenzione: anche in casa non si è del tutto sicuri. Se arriva un terremoto, o un’alluvione, o siamo a Napoli e il Vesuvio erutta c’è poco da stare allegri. E anche senza andare a scomodare così tragici eventi, basta cadere da una scaletta a pioli mentre si sta sostituendo una lampadina bruciata per fare una brutta fine. Conclusione: anche il consiglio di scaricare la app immuni è un po’ superficiale e sventato, per non dire di peggio.Veniamo al punto più bello. Vaccinarsi contro l’influenza stagionale. Qui a violare il conclamato principio di precauzione è proprio Lei, caro dottor Severgnini. Forse non sa che, secondo uno studio dell’Esercito Usa (che non è fatto proprio di soldatini di piombo) chi lo scorso autunno si è vaccinato per l’influenza stagionale ha avuto un 36% di probabilità in più di contrarre la Covid 19. Può non essere vero, ma non è una bufala. Tant’è  che anche il prof. Silvio Garattini, notoriamente favorevole alle vaccinazioni, ha detto che il problema va approfondito. Ma allora, se c’è non dico la probabilità, ma soltanto la possibilità che lo studio sia veritiero, precauzione vorrebbe che non ci si vaccinasse! Se Lei avesse in animo di comperare una bella villetta in montagna, e un tecnico di vaglia Le spiegasse che c’è il pericolo di una frana che la sommerga, mentre un altro tecnico ugualmente prestigioso Le dicesse che l’ipotesi va approfondita, Lei che cosa farebbe? Comprerebbe ugualmente la casa, o cambierebbe idea? Io non avrei dubbi. Solo un folle potrebbe perseverare nel suo proposito. Quindi: il suo consiglio di vaccinarsi è superficiale e sventato, ancor più degli altri due.A proposito di mascherina. Sempre sul “Corriere della sera”  (mercoledì 7 ottobre) Gian Antonio Stella tesse l’elogio della deputata sudtirolese Lisa Noja, paragonandola nientemeno che al vecchio, glorioso capo della Suedtiroler Volkspartei, quel Silvius Magnago che non esitò a redarguite, durante una riunione del suo partito, un militante annoiato e chiacchierino, facendogli notare che se lui sapeva rimanere in piedi per un’ora sulla sua gamba di legno, i suoi ascoltatori se ne potevano ben stare seduti e zitti. Che cosa ha fatto di tanto lodevole la signora Noja? Dopo aver invitato i colleghi a dare il buon esempio portando la mascherina, ha concluso dicendo:” Scusatemi, so che tenere le mascherine è faticoso, io faccio molta fatica a tenere la mascherina perché ho delle difficoltà respiratorie serie. Allora, se la tengo per otto ore, non c’è nessuno in quest’ Aula che non abbia la possibilità di tenerla”. Gentile Signora, Lei è una persona garbata, e merita tutto il rispetto per la sua disabilità. Non La conosco, ma gradirei davvero conoscerLa di persona. Però mi permetta: il suo eroismo, per quanto meritevole del più grande rispetto, è mal posto. Tenere un’ inutile mascherina sul viso quando si hanno seri problemi respiratori significa compromettere gravemente la propria salute senza alcun beneficio né per sé né per gli altri. Sarebbe molto meglio se Lei si togliesse la mascherina e in nome di quella salute che è un sacrosanto diritto individuale prima che un bene collettivo, e si battesse a favore di chi, come Lei, è obbligato a indossarla rischiando di buscarsi gravi malanni, a causa di condizioni fisiche già cagionevoli. Questa sì sarebbe una bella battaglia, che andrebbe a beneficio di tante persone. Lei non è certamente fra i miei venticinque lettori. Ma se, per ipotesi, dovesse venire a conoscenza di queste mie parole, sarei lieto di avere una Sua risposta. La terrò nella massima considerazione; e mi dichiaro disposto a cambiare idea, se riuscirà a convincermi.Intanto, prepariamoci al secondo turno degli arresti domiciliari. Come difendersi? Consiglio a tutti di scaricare dal sito del “Movimento Libertario” o della rivista “Miglioverde la denuncia-querela dell’avvocato Fiorillo contro il governo Conte per una serie di reati gravissimi, dall’attentato alla Costituzione al procurato allarme, all’omicidio colposo ecc, ecc. Basta stamparla, firmarla e presentarla a una qualsiasi Procura della Repubblica attraverso i normali canali istituzionali. Non costa nulla e probabilmente non servirà a nulla. Ma, come diceva Gramsci, al pessimismo della ragione deve corrispondere l’ottimismo della volontà.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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