Lo “Stato di Paura” e le chiavi della cintura di castità.

Mi sono davvero divertito a leggere in questi giorni la stampa di regime, che inneggia, con poche note stonate, al presunto trionfo dell’avvocaticchio senz’arte né parte, assurto a grande statista per aver domato il Moloch dell’Europa, rintuzzando i biechi disegni delle potenze “frugali” ed egoiste, e assicurando all’Italia lauti contributi per la rinascita economica , con il consenso di una Germania passata ormai a più miti consigli. Vedremo che ne sarà, in un prossimo futuro, del diluvio di denaro che sommergerà il Bel Paese. Denaro che, in ogni caso, non arriverà subito, ma, ben che vada, il prossimo anno; e tutt’altro che esente da condizioni. Diciamo la verità: la Merkel si è ammorbidita perché, dato il suo proposito di non ricandidarsi alla guida del suo Paese, non ha l’assillo di doversi confrontare a breve con l’elettorato, e sa bene che l’Europa, se l’Italia andasse in fallimento, sarebbe a sua volta destinata a fare kaputt. Le rigidezze di Mark Rutte l’olandese, poi, che vorrebbe sottoporre l’Italia a rigido controllo per verificare che uso intende fare dei finanziamenti ottenuti, non sono così insensate e moralmente grette come s’è voluto far credere. Mettetevi nei suoi panni. Voi prestereste denaro a un ubriacone, che potrebbe sperperarlo tutto quanto in generose libagioni? Penso proprio di no. Uno legge, tanto per fare un esempio, che i fondi assegnati dal governo  alla scuola verranno in parte spesi per acquistare banchi a rotelle, al prezzo di 300 euro cadauno, quando i banchi normali non costano più di 50, e che cosa deve pensare? Che la ministra dell’istruzione è bilaureata e biciula, e il commissario Arcuri, dopo aver fatto danni per l’emergenza sanitaria ne farà altriettanti per la scuola, gettando al vento risorse che potrebbero essere meglio spese. Gli unici a essere contenti saranno i ragazzini, che si divertiranno a giocare agli autoscontro in classe, senza bisogno di andare al luna-park. E che dire degli incentivi per l’acquisto di monopattini, che vanno in gran parte a beneficio di produttori cinesi, con l’effetto collaterale di incidenti stradali anche gravi, conseguenti alla proliferazione dei nuovi veicoli, nel totale vuoto normativo, in aggiunta ai danni finora provocati dall’indisciplina di ciclisti e motociclisti? Come si può prestar denaro, e devolverne altro a fondo perduto, a uno Stato governato da simili personaggi? Meglio tirarsi una pistolettata.Quel che più mi ha fatto ridere però, nelle cronache di questi giorni, è l’ipocrisia di chi proclama solennemente che gli aiuti europei del cosiddetto “Recovery Fund”, da elargire agli Stati che più hanno sofferto gli effetti della pandemia,  dovranno essere sottoposti a una condizione imprescindibile: non quella, ormai divenuta elastica, di essere spesi bene, secondo programmi approvati dagli organismi competenti, ma quella di essere elargiti a governi che rispettino le regole liberal-democratiche. Il principio è esposto in termini generali, ma è chiarissimo il bersaglio che vuole colpire: l’Ungheria di Orban, dove indubbiamente la democrazia non si coniuga con la libertà. Ma allora l’Italia? Né democrazia né libertà. Orbàn si è assunto poteri molto forti, ma ha avuto il buon gusto di farseli confermare dal Parlamento. La sua è una dittatura democratica. In Italia governa un avvocaticchio senz’arte nè parte, piovuto da Marte, maestro di trasformismo, che con la scusa della pandemia a un certo punto ha messo in quarantena anche il Parlamento e si è messo a dettar legge con provvedimenti poco dissimili dalle circolari ministeriali, riducendo drasticamente gli spazi di libertà dei cittadini. La costituzione più bella del mondo è stata fatta a pezzi con la scusa dell’emergenza. Dimenticando che l’art. 24 della legge sulla protezione civile consente sì al governo di ricorrere a misure eccezionali in caso di necessità, ma tali misure devono essere bilanciate con quei diritti fondamentali che, essendo di rango costituzionale, mantengono un valore più alto e non possono essere conculcati oltre una certa misura. La legge sulla protezione civile non è una legge costituzionale, ma una legge ordinaria, e nella Costituzione non è prevista la sospensione dei diritti di libertà per motivi di emergenza. Anche in caso di guerra il Parlamento conferisce al governo i poteri “necessari”, non i pieni poteri. Quel ch’è peggio, ora l’avvocaticchio vorrebbe estendere lo stato d’emergenza se va bene fino alla fine dell’anno, se va male fino a ottobre. Il che significa che, anche se ormai si è fuori pericolo, il governo potrà a suo capriccio emanare disposizioni restrittive della libertà, come quelle che ben conosciamo, con la scusa di prevenire nuove ondate di contagi. Mi chiedo ancora una volta: che razza di Diritto avrà mai insegnato – e riprenderà a insegnare nella malaugurata idea che dovesse ritornare alla sua cattedra universitaria – l’avvocaticchio ai suoi poveri discepoli? In nessun ordinamento lo stato d’emergenza può essere proclamato in previsione di un evento eccezionale, ma solo in presenza di questo. Cicerone da console sospese le garanzie costituzionali con il senatusconsultum ultimum non in previsione di quello che Catilina avrebbe macchinato, ma quando la macchinazione era già in atto, mettendo in pericolo le istituzione repubblicane (ammesso e non concesso che le cose siano proprio andate come ce le racconta una storiografia tutta di parte). Se per disgrazia dovesse  arrivare una seconda ondata di pandemia, ci vuol poco a riunire il Parlamento per chiederne il consenso a esercitare poteri di emergenza (nel rispetto dei diritti fondamentali di libertà). Se Conte dovesse pretendere di prolungare i poteri d’eccezione che finora si è arrogato infliggerebbe un gravissimo vulnus alle garanzie costituzionali, anche nel caso che il Parlamento approvasse la sua richiesta. Di più: il Presidente della Repubblica, in quanto garante dell’ordinamento costituzionale, avrebbe non il diritto ma l’obbligo di rimandare alle Camere un simile provvedimento, rifiutando di promulgarlo. Mettiamo il caso che per ben due volte le Camere gli ripropongano lo stesso testo senza modificarlo, o con modifiche di scarso rilievo (penso che non sia mai capitato nella storia della Repubblica). Il Presidente dovrebbe minacciare le dimissioni, prospettando una grave crisi istituzionale.                                                                           E’ Chiaramente, sto dipingendo uno scenario improbabile. Più facile che il Presidente riesca a evitare il vulnus persuadendo, con discrete pressioni in  via riservata, il capo del governo a rinunciare al suo disegno. Ma mettiamo che il Presidente firmi. Avallando di fatto un provvedimento di carattere eversivo e dittatoriale, si macchierebbe di uno dei soli due reati per cui un Presidente della Repubblica può essere perseguito: alto tradimento e attentato alla Costituzione. Nel nostro caso sarebbe attentato alla Costituzione. Dovrebbe essere il Parlamento a metterlo in stato d’accusa e la Corte Costituzionale a pronunciare la sentenza. Ve lo immaginate? Uno scenario da fantascienza. Come potrebbe un Parlamento che ha votato una legge liberticida mettere in stato d’accusa un Presidente per aver firmato quella stessa legge? Siamo sicuri che il regime italiano sia molto diverso da quello di Orbàn? Siamo sicuri che l’Italia meriti i finanziamenti dell’Europa, sulla base dei principi stessi che l’Europa ha sancito? E’ tutta una farsa, come sempre. Le costituzioni sono solo belle parole. Quasche volta anche ben scritte, come nel caso della costituzione italiana. Nulla di più. Come dice Anthony de Jasay:  ” Le costituzioni sono la cintura di castità le cui chiavi sono a disposizione di chi le indossa” (*).

(*) Unicuique suum. Trovo la citazione nel bel libro di Leonardo Facco e del gruppo Lao Tse “Coronavirus: stato di paura”, da poco pubblicato.             

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

One thought on “Lo “Stato di Paura” e le chiavi della cintura di castità.

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    31 Luglio 2020 in 10:11 am
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    Siamo sicuri che il regime italiano sia molto diverso da quello di Orban? Certo che siamo sicuri, quello italiano è molto peggiore. Perché le restrizioni da noi sono state più aspre, perché Orban rischia in proprio in quanto eletto dal popolo al contrario di Comte (pardon, Conte), perché il peso fiscale in Ungheria è meno oppressivo, perché Orban i poteri speciali non se li è presi da solo, perché comunque più si va a sinistra più la situazione peggiora. In Ungheria non darebbero il sussidio di disoccupazione a matricidi e parricidi. Non arriverà una seconda ondata di una cosa che non c’era ma è possibili che arrivi una nuova ondata di manipolazioni numeriche per tentare di giustificare il mantenimento del potere a tutti i costi. Dal Quirinale non mi aspetto affatto una presa di posizione costituzionale. Forse il presidente tedesco nel 1935 difese la costituzione contro il cancelliere imbianchino? Tornare alla cattedra per il devoto di Padre Pio sarà anche una malaugurata idea ma ancor più malaugurata sarebbe quella di rimanere a Palazzi Chigi. Imbianchini o imbiancati sempre pericolosi sono. Consiglierei alle comunità ebraiche di cominciare seriamente a preoccuparsi. E non è una battuta.

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