Monumenti da fare a pezzi

Fermo restando che chi sta distruggendo, un po’ in tutto il mondo cosiddetto civile, statue di personaggi appartenenti a ogni epoca, sotto l’accusa di essere stati razzisti, misogini, omofobi, pedofili, stragisti e chi più ne ha più ne metta, è da considerarsi più criminale di coloro contro le cui effigi indirizzano la loro rabbia (ammesso e non concesso che questi ultimi sempre siano stati criminali davvero), a me non dispiacerebbe che tanti monumenti celebrativi venissero spazzati via. Non per motivi ideologici, ma solo per motivi estetici. Come un ritratto può essere la raffigurazione di una donna bella, ma risultare esteticamente brutto (e, viceversa, rappresentare una donna brutta ma essere un capolavoro sublime), così un monumento celebrativo, di qualsiasi genere, non necessariamente iconico, può essere brutto anche se commemora un personaggio di alta levatura morale, e bello anche se eretto in memoria di un delinquente. Purtroppo, a partire da una certa epoca fino ad oggi, di monumenti celebrativi belli ne sono stati allestiti molto pochi. Un tempo non era così. Pensate all’Altare di Pergamo, alla Colonna Traiana, al monumento equestre di Marco Aurelio. Pensate che grande perdita è stata quella delle statue criselefantine di Fidia, ad Atena, nel Partenone, e a Zeus nel santuario di Olimpia. Pensate a tanti gioielli del Rinascimento – uno per tutti il monumento a Gattamelata di Donatello, nella Piazza del Santo a Padova – e anche dell’epoca successiva (penso in particolare a Borromini, a Bernini, alle splendide fontane di Roma, che a loro modo sono anch’esse monumenti celebrativi). Poi è cominciata l’epoca del brutto.

Oggi è di moda rivalutare il Canova. Io sarò antiquato, ma rimango d’accordo con quel vecchio professore di Archeologia che, quando si profondeva in elogi per Fidia e per Michelangelo, dicendo che tutti gli altri stanno un po’ sotto, non mancava di aggiungere che invece le statue di Canova non respirano, sono fredde come il marmo in cui sono scolpite. Il monumento a Napoleone che attualmente è collocato al centro del cortile dell’Accademia di Brera a Milano non mi è mai piaciuto (non mi è mai piaciuto neanche Napoleone come personaggio, ma questo è un altro discorso). Il peggio però è arrivato dopo. Non so se avete presente la statua di Alessandro Volta che campeggia nell’omonima piazza di Como. Il grande fisico studioso dell’elettricità, nato nella città lariana e sepolto in un paesello poco distante dove era solito passare la villeggiatura (con monumento funebre piuttosto bruttino, come tutta la scultura cimiteriale, vedi il troppo celebre camposanto di Staglieno a Genova), è ritratto nelle vesti di un antico Romano, con ai piedi la sua pila, che lo rese celebre. Mi pare sia stato Giovanni Rajberti, lo scrittore che ci ha lasciato, oltre ad alcune graziose poesie in dialetto milanese, un delizioso saggio sul gatto, ad affermare, con un sorriso malizioso, che, guardando quel personaggio raffigurato con quello strano aggeggio ai piedi, si potrebbe pensare sia stato l’inventore della “macchina per tagliare il butirro”. Del Monumento ai Caduti di Roma ho già detto abbastanza parecchio tempo fa, e non voglio ripetermi.  Ricordo soltanto che anche il grande Bruno Zevi l’avrebbe raso volentieri al suolo. 

Mi dispiacerebbe, invece, se venisse abbattuta la gigantesca statua di San Carlo Borromeo ad Arona, il cosiddetto San Carlone. A parte il fatto che è un gran piacere, per chi non soffre di vertigini, percorrerla al suo interno, per raggiungerne, attraverso una scaletta, la gran testa, e di lì affacciarsi ad ammirare il bel panorama lacustre. Ma poi è anche bella, tutto sommato. Gian Battista Crespi detto il Cerano, che la progettò, era un artista di tutto rispetto. Mi permetto invece, anche a costo di scandalizzare qualcuno di non avere nessun rispetto per il personaggio di San Carlo, che sarà stato anche un grande esempio di virtù cristiana ma mandò sul rogo molti eretici e non fu più tenero con le cosiddette streghe: al punto che una volta non si accontentò di bruciarne un certo numero, ma per dileggio le fece anche disporre sul rogo a testa in giù. Bel criminale, e non mi si venga a dire che a quei tempi si usava così. Nel Vangelo non è prescritto. In ogni caso, la statua rimanga lì. Che cosa diventerebbe Arona senza il suo San Carlone?

Fra tutti i cretini distruttori di statue e imbrattatori di monumenti quelli che a Milano hanno deturpato la statua di Indro Montanelli sono i più esecrabili. L’avessero fatto perchè è una statua brutta, sarebbero ugualmente degni di biasimo e di condanna (io gliel’avrei fatta ripulire a furia d’olio di gomito, fin che non fosse stata rimessa perfettamente in pristino), ma li potrei anche capire. E’ brutta davvero. Sono convinto che Montanelli sarebbe il primo a volerla rimuovere. Toglietegli quella macchina per scrivere Olivetti “Lettera 22” che porta sulle ginocchia, intento a battere uno sei suoi indimenticabili articoli, e sembrerebbe seduto non dico dove a fare non dico che cosa. Guardatela, e datemi torto, se ne siete capaci. Si direbbe che lo scultore si sia ispirato al monumento di un avo del grande giornalista, quel Giuseppe Montanelli, scrittore e patriota, la cui statua campeggia nella piazza principale di Fucecchio, rappresentandolo in una posa tale, con dietro il culo una pila di volumi, che i concittadini lo hanno ribattezzato, con un bel motto da bravi toscanacci, “cahalibri”, il cacalibri. Perchè invece la statua del pronipote  è stata imbrattata? Perché Indro, nella sua giovinezza, durante la guerra d’Abissinia, avrebbe accettato di comperare una sposa-bambina, tenendosela con sé per qualche tempo. Non sarà un bell’episodio, ma Montanelli stesso, anni dopo, fu il primo a deprecarlo e a provarne vergogna. Non basta? Evidentemente no. Eppure, anche se non lo avesse deprecato e non se ne fosse vergognato, l’atto degli imbrattatori sarebbe ugualmente deprecabile. Il brutto monumento vuol essere un omaggio al giornalista e allo scrittore, che può piacere o non piacere ma è stato una figura di grande rilievo nel panorama giornalistico e letterario dello scorso secolo. Qualcuno, in questi giorni, ha avuto il coraggio di dire che scriveva male. Questa, per me, è la più grande offesa che gli si possa rivolgere. Montanelli fu tutto, fuorché un  cattivo scrittore. Averne, oggi, di giornalisti così! Le sue opere di divulgazione storica furono a suo tempo guardate con sufficienza, talora con disprezzo, dagli storici ufficiali, che, fatta qualche eccezione, in Italia scrivono, piuttosto male. Montanelli non voleva fare lo storico, diceva chiaramente di voler essere un semplice divulgatore, rendendo piacevole e familiare a un vasto pubblico una materia che di solito, proprio per il sussiego e lo stile uggioso degli accademici, per non parlare di certi insegnanti che mal la conoscono e peggio la porgono ai loro discepoli, ai più risulta piuttosto ostica. Il commento che più mi ha lasciato di stucco è quello dell’ineffabile Dacia Maraini. La quale riesce sempre a guastare qualche sua buona riflessione con altre riflessioni a dir poco stravaganti. Deplora il danneggiamento della statua di Montanelli, riconosce che il monumento commemora il grande giornalista, a prescindere da certi aspetti della sua vita che possono essere deprecati. E fin qui niente da obiettare. Ma poi suggerisce di affiancare, al già brutto monumento, un altro monumento alla sposa-bambina, come risarcimento per il torto da lei subito e come monito contro la discriminazione e l’oppressione di cui le donne sono state e spesso sono ancora vittime. Per carità! Non aggiungiamo brutture a brutture. Io che amo le donne un brutto monumento a una donna proprio non lo sopporterei. Forse non saprei resistere al desiderio di farlo a pezzi.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

6 pensieri riguardo “Monumenti da fare a pezzi

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    2 Luglio 2020 in 2:01 pm
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    Sempre lo stesso problema di gente ignorante che non ha mai studiato la storia, ma sale in cattedra e la giudica con la mentalità di oggi. Che Montanelli e il suo eros abbiano fatto versare fiumi d’inchiostro prima ed ora torrenti di rabbia postuma, lo si deve alla sua scelta di averne parlato grazie alla sua lingua lunga di toscanaccio. In realtà il madamato era diffusissimo e praticamente obbligatorio per gli ufficiali scapoli.

    Fan scalpore i 12 anni della ragazza? A me risulta che Montanelli avesse detto 14, forse ricordo male. Guardando l’immagine della ragazza, bellina sinceramente, sembrava proprio di 14-15 anni. In ogni caso mica c’era l’anagrafe, era il padre che dichiarava l’età e più giovane era, meglio lui la vendeva. Ancora troppo giovane 14-15? Non direi, sennò poi condanniamo pure Maria di Nazareth, che secondo la vulgata aveva quell’età quando doveva sposarsi. E poi in africa la vita media era di 40-45 anni.

    Fa scalpore il rapporto uomo-padrone-colonialista con donna-schiava-colonizzata? La ragazza sarebbe finita con qualche altro uomo nero che l’avrebbe trattata magari peggio, sicuramente per lei è stato un salto di qualità nella scala sociale, cosa importantissima da quelle parti più che altrove.

    Se codesti iconoclasti non fossero così bifolchi, avrebbero già abbattuto qualche statua di Rousseau (Voltaire ha già dato, chissà perchè poi…), dato che il grand’uomo abbandonò tutti i suoi cinque figli all’orfanatrofio e a Venezia si comprò una bambina di 11-12 anni in società con un amico per sollazzarsene sessualmente e farsi passare la depressione, come lui stesso scrisse: poi però, sempre come scrisse, rinunciarono al proposito e se ne presero cura per un po’ (i suoi figli invece…mah!).

    rousseau-le-confessioni.pdf [libro settimo, 2] pag.167

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    3 Luglio 2020 in 7:12 am
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    Di Rousseau, i sinistri sanno qualcosa solo perché i cinque scialbi gli hanno dedicato la piattaforma dell’insipienza. Prima conoscevano solo il “russò” che scrivo cosi perché sulla tastiera non ho la “o” con l’accento acuto. O meglio, non è che conoscessero la lingua russa (e neanche quella italiana a dire il vero) ma nella loro epoca d’oro il luogo dove si parlava questa lingua coincideva con la terra promessa della realizzazione delle “rivoluzionarie spinte propulsive”. Anche il significato del termine “propulsivo” era loro sconosciuto ma sapevano nascondere bene la loro crassa ignoranza. Poi arrivarono quei guastafeste di Gorbacev, Eltsin e Putin. E con quest’ultimo il russo è diventata una lingua nazionalista. I compagni russarono e la rivoluzione russò; questa volta con l’accento fonico giusto.

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      4 Luglio 2020 in 3:23 am
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      In ogni caso, se si cerca un personaggio famoso in qualsiasi campo che non abbia retroscena poco edificanti, difficilmente lo si trova, ma alcuni retroscena sono più ripugnanti di altri.

      Grillo comunque non è affatto ignorante e conosce bene il personaggio.

      video.repubblica.it/politica/grillo-davanti-alla-statua-di-rousseau-a-ginevra–ora-democratizzeremo-gli-italiani/296794/297412?

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    3 Luglio 2020 in 7:13 pm
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    @Leporello. Il mio indirizzo di posta elettronica ha avuto una forzata modifica. Mi dicono che il reindirizzamento sarebbe automatico ma io non mi fido. Pertanto segnalo il nuovo con questa occasione.

    • Leporello Servitore
      4 Luglio 2020 in 10:36 am
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      Grazie, ho aggiunto il nuovo indirizzo a quelli approvati automaticamente (dovrebbe funzionare)

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    4 Luglio 2020 in 9:14 am
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    Dietro le mode “giovani” c’è sempre un vecchio che ci guadagna sopra. I non ignoranti praticano l’oscurantismo per il popolo bue sostenendo di volerlo democratizzare. Metodo vecchio, anche Togliatti non era ignorante.

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