Irridere l’autorità senza essere ridicoli

“Le autorità non cesseremo mai di irriderle, e non perché si sia fautori di disordini, ma per quel tanto di disumana comicità che la parola racchiude”.

E’ una frase del grande giornalista Arrigo Benedetti. Non ricordo quando e dove l’ho letta; la cito a memoria; vi assicuro però  che non solo nella sostanza, ma anche nella forma suona più o meno così. Benedetti non era certo un anarchico, ma io che sono anarchico fino alla punta dei capelli l’ho da sempre fatta mia. Come posso venerare le autorità? Esercitano un potere coercitivo illegittimo. Per non finire in gattabuia sono costretto a obbedire ai loro comandi, ma quando posso trasgredire trasgredisco, a patto che la mia trasgressione non sia di danno a qualcun altro. Se poi qualche volta in gattabuia ci finirò, per me sarà un titolo di merito. Sapete tutti che sono un non-violento, fautore della disobbedienza civile, con tutte le sue conseguenze: prima fra tutte, quella di dimostrare che la violenza viene delle istituzioni che si sono auto-legittimate, non certo da me.

Detto questo, ritengo che quanti, per qualche buona ragione che qui non intendo discutere, hanno fiducia nelle istituzioni e si dicono ligi allo “Stato di diritto”, alla Costituzione, alla Democrazia liberale e a tutte le altre cantafavole del genere, se vogliono essere credibili devono dimostrasi coerenti. Se un governo che a loro non piace approva, secondo le procedure corrette, una legge che a loro piace ancor meno, devono fare il favore di rispettarla, e per quanto possibile farla rispettare. Se la ritengono contraria alla Costituzione, potranno adoperarsi, sempre attraverso le procedure istituzionali, perché venga dichiarata illegittima. Non piace il “Decreto sicurezza” di Salvini? Quando saranno al governo  lo abrogheranno. Oppure, al momento opportuno, coglieranno l’occasione per chiedere a un giudice che ne dichiari “non manifestamente infondata” l’eccezione di incostituzionalità, in modo che sia la Consulta a decidere nel merito. Oppure potranno raccogliere le firme per  sottoporre la legge a referendum abrogativo. Non è incoerenza neppure ricorrere ad atti di disobbedienza civile. Non  sarebbe un atto eversivo, perché non prende di mira la presunta legittimità delle istituzioni (dico “presunta” perché per me anarchico le istituzioni non sono mai legittime), ma solo una legge particolare, al fine di ottenerne l’abolizione. Gli atti di disobbedienza civile promossi dal Partito Radicale ai bei tempi di Marco Pannella erano di questo tipo; ed ebbero il merito di svecchiare un sistema giuridico arretrato e torpido, senza intaccare il disegno costituzionale; anzi, prendendolo come bussola per un rinnovamento in sintonia con i suoi principi. Quanto sta capitando in questi giorni nella fogna italica è ben lungi  da un simile quadro.

Abbiamo già deplorato che Carola Rakete, anziché essere al fresco, sia libera come un fringuello, osannata dalla stampa, ospite di programmi televisivi. Eppure ha commesso un reato gravissimo. Speronare una nave militare non è una bazzecola. Lo facessi io, finirei sotto processo immediatamente e sarei condannato per direttissima. Se veramente la pseudo-eroina bisunta e scarmigliata avesse voluto compiere un atto di disobbedienza civile, avrebbe dovuto accettare di finire dietro le sbarre. Allora sì il suo gesto avrebbe avuto un valore esemplare, scuotendo nell’intimo anche le coscienze di chi plaude alla discutibilissima politica anti-migranti Salvini. Così invece è una farsa. Una farsa ancora più ignobile – anche questo l’abbiamo già detto – è l’episodio di quel pretaccio (non saprei come altro chiamarlo) che ha tolto i sigilli al contatore di un centro sociale i cui componenti non solo occupano abusivamente l’immobile dove risiedono, ma neppure pagano le bollette dell’elettricità. Anche in questo caso, se l’avessi fatto io sarei finito subito in manette, e nel giro di pochi giorni sarei stato messo dentro dentro per furto di energia e forse qualcosa di peggio. Lui invece è fuori, a piede libero. Sul suo capo non pende nessuna imputazione. Ipocritamente, l’autorità giudiziaria ha aperto un procedimento contro ignoti, quando anche i sassi conoscono nome e cognome del responsabile. Ma in Italia, guai a toccare Santa Romana Chiesa. Oggi, poi, guai a toccare un beniamino del papa regnante. Anche in questo caso, se il prete avesse accettato di essere condannato e di finire dietro le sbarre, gli avrei tolto tanto di cappello. Invece, a dispetto del suo comportamento, anche lui è osannato dalla stampa e accolto in televisione. Aveva lasciato credere che avrebbe saldato  di tasca propria l’ammontare del  debito a carico del centro sociale per le bollette non pagate. Non ha saldato un bel nulla. E intanto quei signori continuano a consumare gratis energia elettrica. Lo facessi io, rimetterebbero subito i sigilli e mi lascerebbero di nuovo al buio. Io se vedessi in giro quel prete gli sputerei in faccia. Mi fermerebbero subito e finirei dentro per vilipendio alla religione. Anche in questo caso me ne farei un titolo di merito. 

Veniamo agli ultimi fatti. Quando Salvini era ministro degli Interni, allorché lo si volle incriminare per sequestro di persona avendo impedito lo sbarco dei migranti trasportati dalla nave “Diciotti”, tutto il governo lo difese, sostenendo che la decisione era collegiale. Ora che è all’opposizione, viene incriminato per un fatto analogo: aver impedito, sempre quand’era ministro, lo sbarco dei migranti trasportati dalla nave “Gregoretti”. Il presunto reato è lo stesso: sequestro di persona. Semplicemente ridicolo. Si può discutere sull’opportunità e anche sulla costituzionalità del “Decreto sicurezza” ( a me personalmente sembra abominevole), sulla cui base Salvini ha preso il provvedimento contestato, ma l’accusa di sequestro di persona non regge. L’ha dichiarato esplicitamente anche la Procura, che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Non si può parlare di sequestro di persona -è la motivazione- visto che, anche se lo sbarco fosse stato concesso, i migranti sarebbero stati tenuti sotto custodia, non certo lasciati liberi. Ma i giudici pretendono che il processo si celebri. Hanno il diritto di chiederlo, ma questa è un’anomalia del sistema. E’ assurdo che quando la Procura, che dovrebbe sostenere l’accusa, chiede l’archiviazione, siano i GIP, la cui funzione dovrebbe essere quella di garantire i diritti dell’imputato, a chiedere il processo (così come è assurdo che, quando un imputato sia stato assolto nel primo grado di giudizio, si possa ricorrere in appello. Qualcuno propone addirittura che la sentenza d’appello possa riformare in pejus la sentenza di condanna di primo grado. Qualcun altro dice che interrompere il decorrere della prescrizione dopo il primo grado di giudizio serve ad accelerare i processi. L’Italia è un Paese di forcaioli: il tintinnare delle manette è musica per molte orecchie). Se ho ben capito, i giudici che chiedono il processo per Salvini appartengono tutti alla corrente di Magistratura Democratica. Stando così le cose, il gioco è chiaro. Si vuole colpire Salvini per eliminarlo dalla scena politica. E’ questo il motivo per cui Conte e Di Maio, che quando erano al governo con Salvini lo difendevano, ora si dicono favorevoli all’incriminazione, sostenendo  che, nel caso della nave “Gregoretti”, l’allora ministro degli Interni agì di sua propria iniziativa, senza accordarsi con i colleghi. La giustificazione non sta in piedi. E’ la Costituzione ad affermare che “i ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti del loro dicastero”, e che il presidente del Consiglio è responsabile della politica generale del governo. Non risulta che Conte abbia a suo tempo eccepito il provvedimento di Salvini riguardante la nave “Gregoretti”. Chi tace acconsente. Quindi la responsabilità è anche sua, e di tutto il governo da lui presieduto. Una magistratura che persegue un disegno politico in combutta con un partito, o addirittura con un governo, dovrebbe ispirare orrore a chi crede nel sistema liberal-democratico, fondato sulla separazione dei poteri, secondo i principi di Montesquieu. A me, che sono anarchico, ispira addirittura ribrezzo. A certi giudici io sputerei in faccia. Il piacere sarebbe così forte che finire in manette e poi in galera per vilipendio alla magistratura mi parrebbe un prezzo a buon mercato. 

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “Irridere l’autorità senza essere ridicoli

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    24 Dicembre 2019 in 2:40 pm
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    Forse in alcuni casi si potrebbe anche tentare la strada “istituzionale”. Denunciare per omissioni di atti di ufficio ( o per depistaggio!) coloro che aprono un fascicolo di indagine contro ignoti quando in realtà l’ignoto è una sorta di reo confesso che si vanta della propria azione.

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    28 Dicembre 2019 in 4:27 pm
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    Segnalo (fresco-fresco, ascoltato ieri) Zagrebelsky che spiega bene vita e atti della Suprema Cupola della Mafiosità Partitocratica (per dirla alla Pannella) con parole semplici e comprensive. Può essere un utile compendio alla prima parte di questo articolo.

    radioradicale.it/scheda/594257/speciale-giustizia

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    28 Dicembre 2019 in 8:33 pm
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    Non mi sembra il personaggio più affidabile. Zagreattrezzo è l’antitesi di Pannella e di ogni libertario.

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      29 Dicembre 2019 in 2:24 am
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      Sì, certo, l’aggiunta “mafiosa” è mia iniziativa, non certo suo pensiero.
      Zag parla da uomo di sistema, ma comunque spiega bene. Saltando il prologo e il finale poco interessanti, si può ascoltare in circa meno di un ora, impostando velocità 1,5 visto che Zag parla molto lento.

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