La patente di terrorista

Forse qualche lettore dalla chioma canuta ricorda che, negli anni Sessanta del secolo scorso, gli irredentisti altoatesini (no, per carità, diciamo sudtirolesi, perché pare che l’espressione sia da poco finita fuori legge; sarebbe come dire “culattoni,” o “froci ” al posto del politicamente corretto “gay”), almeno quelli favorevoli alla lotta violenta, prendevano di mira i tralicci dell’alta tensione, facendoli saltare per aria con cariche di tritolo, per colpire lo Stato italiano oppressore, e rivendicare il diritto di andare “los von Rom”, via da Roma, nel nome di un’identità nazionale negata e perseguitata dopo l’annessione all’Italia della loro patria cisalpina, il Sudtirolo (proditoriamente ribattezzato “Alto Adige”), con i trattati di pace stipulati  alla fine della Prima Guerra Mondiale. Va riconosciuto che qualche buona ragione l’avevano, ferma restando la condanna della violenza, benché esercitata soltanto contro le cose, e non contro le persone; anche se il patto De Gasperi-Gruber, firmato a Parigi il 5 settembre 1946, aveva riconosciuto alla Provincia di Bolzano un’ampia autonomia.

L’esecrazione per quei terroristi, come venivano chiamati, era unanime. Qualcuno ricordava che molti abitanti germanofoni di quella contrada  erano stati dalla parte di Hitler, il quale, dopo l’Anschluss,  s’era accordato con Mussolini per favorire la migrazione in terra tedesca, quale l’Austria era diventata, dei sudtirolesi che ne facessero richiesta; e l’opzione per quell’offerta era stata preponderante. Poi finalmente tornò la calma, grazie al prevalere dei metodi di trattativa istituzionali, cui si atteneva il partito di maggioranza in cui si riconoscevano i cittadini italiani di lingua tedesca, la SVP. II terrorismo in Italia sarebbe ricomparso qualche lustro dopo, del tutto scisso da ragioni etnico-linguistiche in ambito locale, e legato, su un piano politico nazionale, a velleità eversive di estrema sinistra e di estrema destra, nel cui nome non si esitava a esercitare la violenza anche contro le persone. Brutti tempi, che per fortuna sono solo un ricordo.

Questa notte ho fatto un sogno. Per buona sorte, è soltanto un sogno, e mi guarderò bene dal metterlo in atto, perché, come dicevo sopra, sono contrario alla violenza anche contro le cose. Capisco, ad esempio, le ragioni di quegli anarchici che assaltano gli allevamenti degli animali da pelliccia nel nome dei “diritti degli animali”, ma disapprovo il loro comportamento. Non ritengo  corretto parlare di “diritti degli animali”; ma che sia segno di civiltà limitarne il più possibile le sofferenze, consumando prodotti alternativi a quelli che ne richiedono la detenzione in condizioni di pena estrema, e poi la morte,  non credo possa essere messo in dubbio. Per porre fine a tali mattanze, mi stanno bene la propaganda e il boicottaggio, il sabotaggio e la violenza no. Ma in somma, che cosa ho sognato? Che diventavo il capo di un manipolo di terroristi, i quali, sul modello dei sudtirolesi  degli anni Sessanta, come il famoso “martellatore della Val Passiria” Georg Klorz, esponente  della “Befreiungsaufschuss Südtirol”,  si ingegnavano a far saltare per aria con cariche di tritolo non i tralicci dell’alta tensione, ma gli impianti di pale eoliche e di pannelli fotovoltaici che stanno invadendo come una lebbra alcune delle più belle contrade d’Italia: la Puglia ormai n’è del tutto infetta, ed è un contagio mille volte più pericoloso della pur terribile Xilella fastidiosa che attacca gli uliveti; la Basilicata corre gravi rischi di fare la stessa fine, e un po’ tutto il suolo del Bel Paese è esposto al pericolo di subire uno scempio quale non hanno perpetrato né i barbari alla caduta dell’Impero Romano né  gli urbanisti e gli architetti dei tempi moderni.I sogni nascono sempre da pulsioni fortemente radicate nell’inconscio. Razionalmente, non sarei capace di far male a una mosca, neppure per il più nobile degli ideali. Ma in fondo in fondo, quando vedo un bel paesaggio ferito da un’obbrobriosa e inutile costruzione, il desiderio di salire su una ruspa ed eliminare l’infame manufatto è irresistibile. Il sogno porta alla luce questo desiderio, e allevia la tensione interiore, generata dalla censura razionale, attraverso l’illusione di poterlo esaudire. In modo estremo: non con le ruspe, ma con il tritolo. Proprio come facevano i terroristi sudtirolesi. Perché, amici cari, quei quattro gatti come me che non credono sia rimarchevole il peso delle attività umane nella questione del riscaldamento globale sono guardati e bollati come “negazionisti”; e i “negazionisti” sono fascisti, anzi nazisti.

Guardate che cosa scrive il meteorologo Luca Mercalli, in seguito alla petizione dei cinquecento scienziati che hanno chiesto un confronto con i sostenitori del riscaldamento antropogenico: “La petizione degli scienziati negazionisti ha almeno un vantaggio: rende disponibili ai nostri giovani studenti che, sollecitati da Greta Thunberg, lottano per il loro futuro, una lista autografa dei loro nemici”. Peggio che ai tempi di Galileo Galilei. Almeno, allora, il dibattito rimaneva confinato nelle alte sfere dei dotti; la massa rimaneva estranea a problemi che non capiva. Oggi invece si aizza il  contro chi non si accoda al pensiero unico della maggioranza il popolo dei giovani studenti ignorantelli che bigiano la scuola. Un pensiero che viene definito “scientifico”, dimenticando che spesso nella Scienza sono le posizioni minoritarie ad essere dalla parte del giusto. Dimenticando, soprattutto, che la Scienza è confronto di idee opposte, non luogo di veti, di bandi  e di caccia alle streghe; che le teorie oggi valide domani possono essere falsificate; che i dogmi appartengono alla Fede, non alla Scienza; che le scomuniche e i processi dell’Inquisizione sono i turpi strumenti di Santa Romana Chiesa, contro i quali la razionalità scientifica ha lottato per secoli (ricordiamoci che il “De revolutionibus orbium coelestium” di Copernico rimase nell’ Index librorum prohibitorum fino alla prima metà dell’Ottocento). I seguaci di Greta Thunberg sono i fedeli di una nuova Chiesa, e Greta Thunberg è la loro Madonna. E allora, come il Chiarchiaro della famosa novella di Pirandello, se io sono un eretico, un nemico della Verità, voglio la patente. Una patente da eretico, da negazionista, da fascistoide, da nazistoide, che mi consenta di  diventare un terrorista, di far saltare per aria le brutture che nel nome dell’ambientalismo, con la scusa di preservare l’Umanità dai disastri del riscaldamento globale, danneggiano l’ambiente, facendo di quel che un tempo era il Giardino d’Europa un museo degli orrori, un’eredità vergognosa per cui i nostri figli ci malediranno.  E’ sempre e soltanto un sogno, questa volta ad occhi aperti, sia ben chiaro

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

6 pensieri riguardo “La patente di terrorista

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    28 Settembre 2019 in 3:42 pm
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    Il cialtrone dal cognome sismico appartiene alla congregazione di coloro che sostengono ininfluente il peso dell’intervento statale nelle recessioni economiche; un evidente segno di negazionismo. Anche gli astrologi danno del negazionista all’astronomo. Un po’come se quelli di Casa Andycappound accusassero noi di essere fascisti. I negazionisti autentici, quelli che sostengono non ci siano stati campi di sterminio in Germania “da una parte” o quelli che ritengono inesistenti le foibe dall’apparente altra parte, hanno imparato ad accusare gli altri dello stesso difetto da loro posseduto. Come se io dessi del “basso” (come statura fisica, intendo, non come impostazione vocale melodrammatica) a un giocatore di pallacanestro. Roba da neolingua orwelliana, con questo principio Napoleone era alto e Gandhi grasso. In comune questi personaggi, gli antifoibe e i negatori dei lager, hanno il vizio di confondere la destra con la sinistra, la verità con la menzogna e soprattutto l’aggressore con l’aggredito. Guarda caso su Israele la pensano allo stesso modo accusando questa nazione di ogni nefandezza. Auguro loro di subire un terremoto politico consensuale dell’undicesimo grado della scala che porta lo stesso nome del sedicente meteorologo. Lo so che non esiste, che quella scala arriva al decimo, ma loro sarebbero capaci di negare anche questo. Non si spiegano altrimenti le liste di proscrizione da loro auspicate. Peccato che i babbei non si accorgano che i loro veri nemici, gli autentici negazionisti, vanno individuati proprio tra gli intolleranti proscrittori. I “nemici” non hanno scagliato anatemi, hanno solo chiesto un confronto. Chi lo rifiuta, spacciando per negazionista chi vorrebbe solo rivendicare la libertà di parola e di pensiero, è reo confesso. Oltre che intollerante, dogmatico e totalitario.

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    • Leporello
      30 Settembre 2019 in 12:16 pm
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      “Cialtrone dal cognome sismico” mi sta facendo sorridere da 10 minuti!

      Segnalo un altro soggetto da tenere d’occhio, che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda (statalista di professione): Mario Tozzi.

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    30 Settembre 2019 in 2:05 pm
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    Non ne conoscevo l’esistenza, dando uno sguardo veloce sulla rete scopro che va anche lui in televisione su La Sette. Il mio televisore è acceso assai raramente, difficilmente sintonizzato su detta emittente. Da quel poco che leggo nei suoi virgolettati mi sembra di riscontrare diverse ambivalenze e contraddizioni. Parla, giustamente, di inesistenza tra temperature registrate e temperature “percepite” ma poi stranamente tace sui risultati climatologici affermanti una stabilità delle temperature terrestri negli ultimi diciassette anni. Su Wikipédia, che prendo sempre con le molle, vedo che si dichiara vegetariano “per ragioni ambientaliste” ma poi risulta appassionato di motociclismo praticato. Avrà sempre guidato motociclette elettriche? Parla di “respiro del pianeta”, espressione che a mio avviso può essere usata solo come metafora. Il geologo non dovrebbe mai affermare che i minerali respirino. Più avanti, noto che si ritrova sul libro paga di Coop Italia. Ecco, appunto. Oltre a essere una nota ditta non inquinante, potrebbe tranquillamente annoverarsi tra i neolinguisti di orwelliana memoria: sarebbero tranquillamente capaci di accusare Esselunga di mercantilismo. Un po’come se Stalin avesse dato del comunista a Churchill o Mussolini del nazionalista a Frassati o ancora Hitler del razzista a Gandhi. Peggio di lui abbiamo Il Fatto Quotidiano. Siccome Giovanna Maglie e Rita Pavone hanno contestato le manifestazioni pseudo climatiche, ha sostenuto che ci siano “in larga parte” delle delegittimazioni dei giovani manifestanti. Quale larga parte se quasi tutta la stampa è schierata acriticamente con i superstiziosi apocalittici? Non si accorgono, nelle redazioni dei quotidiani misfatti, che parlare contro la vulgata attuale significa essere ostracizzati de facto? Il bello lo si raggiunge nel consueto rovesciamento degli stessi episodi che autoreferenzialmente si afferma di descrivere: “I giovani accusati di non occuparsi di politica hanno spiazzato i loro accusatori”. Cioè voi? Questa la mia personale domanda. Perché quel tipo di accusa ha avuto sempre provenienza da lor sinistri e tardosessantottardi signori, continuamente lamentosi del rifiuto degli altri verso il partecipazionismo a tutti i costi come unico dovere umano. Io non mi sono affatto trovato spiazzato. Anzi, ho trovato conferma che contro l’ignoranza troppe armi finiscono per risultare spuntate e che partecipare a un qualsiasi evento per spezzare la monotonia sia ormai da lunghissimo tempo un fervido esercizio intergenerazionale. Il “sismico” geologo di cui sopra, intanto, trova spazio per le recensioni dei suoi scritti sul “conservatore” quotidiano IL TEMPO. A me censurano pure le lettere al direttore. Lo stesso quotidiano che proprio ieri tuonava contro l’allestimento al Costanzi del melodramma mozartiano dedicato all’autore di questo sito, bollandolo come fatuo ed evanescente. Perché, i libri pseudoscientifici valgono di più delle pseudoregìe teatrali?

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      30 Settembre 2019 in 10:08 pm
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      La temperature percepita che suscita tanta ilarità (e che in Italia viene data solo dagli anni 90 +/- e solo per il caldo mi pare, mentre in altri paesi viene da sempre fornita e anche per il freddo) è solo un modo di indicare (con un solo fattore, il grado del termometro, senza scomodare umidità e ventilazione) in modo facile e comprensibile quella differenza tra temperature uguali, (ma in diverse condizioni di vento e umidità) che gli esseri umani avvertono, e che esiste eccome, per cui 5° gradi con vento di bora umido a Trieste magari sono molto peggio di -5° secco a Cortina, oppure 33° di caldo umido a Panama sono peggio che 45° di caldo secco a Giza (dati a casaccio).

      Per approfondire: Wind Chill, Tavola di Scharlau.

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    30 Settembre 2019 in 2:15 pm
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    Ne ho letta un’altra su Tozzi: “In futuro il mare arriverà fino a Milano e a Roma”. In futuro quando? Quando non esisteranno più né Milano, né Roma, né il pianeta Terra? A Roma il mare è già arrivato, la sua frazione toponomastica si chiama Ostia. Forse qualche antenato dei dinosauri (magari di nome Tyresiosauro) lo aveva a suo tempo previsto? E aveva anche predetto l’avvento degli etruschi? I sauri di oggi, fino a non molto tempo fa, si lamentavano che le spiagge stavano mangiandosi i mari. Si mettano d’accordo con loro stessi. Non per essere credibili, impossibile, ma per essere leggermente e apparentemente più dignitosi.

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    1 Ottobre 2019 in 2:45 am
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    Se anzichè trasmissioni in cui c’è sempre e solo l’esponente di una parte che dice indisturbato tutto quello che vuole, cazzate comprese, si instaurassero civili tavole rotonde con contraddittorio tra le due parti e scambi di idee anzichè epiteti (negazionisti, gretini), magari pure io riuscirei ad interessarmi ad un argomento che francamente, visto il fan club che si ritrova, pare più adatto alle curve di stadio (e con l’aggravante di non prevedere neppure qualche sano daspo).

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