Decrescita e penitenza

Che bella notizia! La signorina Greta Thunberg, paladina della lotta contro le emissioni di CO2, responsabili del surriscaldamento atmosferico che nel giro di pochi lustri ridurrà il nostro bel pianeta a un deserto infuocato, se ne andrà fino a New York, in occasione di un riunione dell’ONU, su una barca a vela. Un bell’atto dimostrativo. Un bell’invito a rinunciare a tutte quelle comodità moderne che abbreviano sì le distanze tra luogo e luogo, ma comportano anche un grande dispendio energetico e, soprattutto, una massa di emissioni nocive da far rabbrividire. Mi vengono in mente Rutelli e i suoi amici ecologisti che, dopo essere stati eletti in Parlamento, si presentarono alla prima seduta raggiungendo Montecitorio in bicicletta. Bell’atto dimostrativo anche quello. Peccato che la bicicletta non possa sempre sostituire automezzi, treni, aerei; come una barca a vela non può sostituire un transatlantico o una nave da carico: a meno che non si voglia ritornare indietro nel tempo, in epoche in cui l’energia disponibile era quella del sole, dell’acqua, del lavoro animale e di quello servile.

Una decrescita felice? A me non pare. Credo che per risolvere i problemi del degrado ambientale sia necessaria più tecnologia. Quindi bisogna andare avanti, non tornare indietro.Quanto alla CO2 di origine antropica che causerebbe il surriscaldamento atmosferico, ammesso e non concesso che tale rapporto causa-effetto sia scientificamente provato di là da ogni ragionevole dubbio (ma i dubbi sono tanti!) ci sarebbe un unico modo per eliminarla: un  ritorno al nucleare. Ma è una proposta che non si può neppur lontanamente formulare, perché susciterebbe subito un coro di alti lai da parte di tutti i sedicenti ecologisti: il nucleare no, sarebbe un rimedio peggiore del male! Energie rinnovabili! Peccato che, nell’impossibilità di accumulare l’energia elettrica prodotta, con il fotovoltaico e l’eolico, in mancanza di luce solare e di vento, bisognerebbe tornare alle candele. Il che potrebbe anche essere romantico: un po’ meno romantico, invece, quello che ad esempio potrebbe accadere negli ospedali o in tutti i servizi di emergenza dove l’erogazione dell’energia elettrica non può patire interruzioni. Aveva ragione il grande fisico Edoardo Amaldi a bollare come “cretini”, al tempo dello sciagurato referendum del 1987, gli ecologisti Mattioli e Scalia, durante un dibattito televisivo, accusandoli di inventare i dati quando non li conoscevano e mostrando la pochezza dei loro ragionamenti.Quanto a Mattioli, non vorrei che la memoria mi ingannasse, ma mi pare che sia stato proprio lui a scrivere un breve saggio antinucleare per il settimanale l’ “Espresso”, in cui tra l’altro si affermava – uso parole mie, perché cito a distanza di decenni, ma il succo era quello – che nell’energia ricavata dalla fissione o dalla fusione nucleare c’è qualcosa di intrinsecamente demoniaco, quindi bisogna tenersene lontani. Credo che Mattioli sia un cattolico (ma potrei sbagliarmi), quindi ho l’impressione che in lui sia forte il senso del peccato originale. L’energia atomica sarebbe quindi una conseguenza del peccato di Adamo ed Eva che, come ci insegnano i teologi riecheggiando San Paolo e Sant’Agostino, avrebbe corrotto non soltanto l’Umanità, ma tutta la Natura, introducendo nel mondo la morte e il male. Forse dirò una sciocchezza, ma anche il pensiero che il riscaldamento atmosferico sia dovuto all’azione umana risente di quest’idea di peccato.

Ormai al racconto biblico di Adamo ed Eva non credono più neanche i preti, ma nell’inconscio degli esseri umani la paura che i cataclismi naturali siano la punizione di comportamenti malvagi rimane fortemente radicata. Non è neppur necessario farla risalire al Cristianesimo, tanto più che lo stesso Gesù ha detto che “Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”  e che il cieco nato non si trovava in quelle condizioni per peccati suoi o dei suoi genitori. E’ una paura molto più antica, addirittura primitiva. Era fin troppo facile, alle origini dell’Umanità, pensare che terremoti, eruzioni vulcaniche, cataclismi, disgrazie di ogni genere  fossero la conseguenza dell’ira divina per le malefatte degli uomini. Il mito del Diluvio Universale è presente in molte culture, anche molto lontane fra loro; e tale gigantesca alluvione è sempre rappresentata come intervento punitivo della divinità. L’attuale paesaggio spettrale del Mar Morto, che si trova in una depressione al di sotto del livello del mare, ricorda l’episodio biblico di Sodoma e Gomorra, le città che si trovavano proprio in quei luoghi e, secondo il racconto biblico, sarebbero state annientate da una pioggia di fuoco come punizione del “vizio contro natura”, bellamente praticato dai loro abitanti.Nell’antica Grecia, quando ancora non si era sviluppata la razionalità scientifica, attraverso il passaggio dal “mythos” al “logos”, come in altre civiltà le malattie erano considerate conseguenza di un intervento soprannaturale, e i rimedi molto spesso erano di tipo magico. Fu Ippocrate di Kos a dimostrare che le cause sono puramente naturali, e che le terapie, una volta diagnosticata l’eziologia in base ai sintomi, devono fondarsi su rimedi di cui sia provata empiricamente l’efficacia. Nasceva così la medicina moderna, che sembrava mettere in ombra le credenze magico-religiose legate al dio Asclepio (nel cui santuario di Epidauro avvenivano miracoli non dissimili da quelli che oggi si registrano a Lourdes). Quando però, sul principio della Guerra del Peloponneso, scoppiò ad Atene la terribile epidemia descritta con grande precisione da Tucidide in pagine giustamente famose, le recenti certezze scientifiche sembrarono barcollare e si fu tentati di ritornare alle concezioni magico-religiose. Il culto di Asclepio fu trionfalmente riportato ad Atene nel 420. Il tragediografo Sofocle, che nel descrivere la peste dell’ Edipo re mostra chiaramente di aver letto e apprezzato gli insegnamenti ippocratici (*), nel Filottete  immagina che a Troia, accanto al medico Macaone siano presenti i figli di Asclepio; e che Eracle annunci all’eroe che verrà a curarlo della sua piaga Asclepio in persona.Mi pare che oggi ci troviamo in una situazione analoga. La medicina e la chirurgia hanno fatto progressi enormi, ma purtroppo alcune malattie non sono ancora state debellate e altre sembrano diffondersi. Alcune sembrano addirittura causate dall’uso e dall’abuso di certi farmaci. Sono le cosiddette malattie iatrogene. Molte aspettative sono state frustrate: ad esempio, la speranza di trovare in breve una cura definitiva contro i tumori. L’allungamento della vita media, in sé positivo, ha comportato l’accrescimento delle malattie legate al processo di senescenza (si pensi al morbo di Alzheimer).  Tutto questo ha ingenerato una sfiducia che induce molte persone a tornare a rimedi di tipo magico, come la medicina omeopatica, e a rifiutare pratiche mediche ormai collaudate e sicure, come la vaccinazioni (complice il rinato interesse per il pensiero steineriano, caro soprattutto a certi ambienti radical-chic).

Ho l’impressione che anche l’attribuire all’azione umana il surriscaldamento atmosferico con i suoi effetti sia frutto del medesimo meccanismo psicologico. Se il tempo atmosferico fa le bizze, se non esistono più le mezze stagioni, se i ghiacci polari si sciolgono, se territori un tempo fertili si desertificano, se d’estate nelle zone temperate si raggiungono temperature che non si misuravano da centinaia di anni, la colpa è dell’uomo, che violenta la Madre Terra, consumandone le risorse, distruggendo le foreste, riempiendo il mare di plastica, disperdendo nell’aria veleni di ogni genere. L’imputato principale è l’anidride carbonica. Pochi si fermano a riflettere che, se non ci fosse l’anidride carbonica a provocare l’effetto serra, la vita umana sulla terra sarebbe impossibile. Pochi sanno che l’azione umana contribuisce all’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera per un misero 1%.  Molti alzano le spalle quando si fa notare che, sulla base di studi accurati, le variazioni delle temperature sembrerebbero dovute al ciclo delle macchie solari: quando le macchie sono in aumento, aumentano anche le temperature. Meglio pensare che la causa è il peccato degli uomini. E’ consolatoria l’idea che, se sono gli uomini a peccare, rinunciando al peccato e facendo le debite penitenze le conseguenze del peccato scompariranno. Tutti in bicicletta, tutti in barca a vela! E’ la decrescita felice, il ritorno al Paradiso Terrestre.

(*) Significativi anche questi versi (360-364) dell’ Antigone: ”  (L’uomo) d’ogni risorsa è armato, né inerme/mai verso il futuro si avvia:/solo dall’Ade/ scampo non troverà;ma rimedi ha escogitato / a morbi immedicabili. (Traduzione di Franco Ferrari) Sono debitore di questi spunti a Luciano Canfora, Storia della letteratura greca, Bari, Laterza, 2001.         

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Decrescita e penitenza

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    14 Agosto 2019 in 7:04 pm
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    Esiste però un principio cautelativo di prudenza che può giustificare certe scelte.
    Anche se nulla è provato circa i presunti mali apportati dall’uomo all’ambiente, astenersi da alcuni comportamenti potenzialmente dannosi male non può fare.

    (ciò detto, non vuol dire che io sia a favore di scelte demenziali del tipo euro 1, euro 2, … euro N che ambientalmente non servono a nulla se non a impoverire i già tartassati utenti, arricchire produttori, commercianti e fottimadri vari implicati nel business, oltre all’onnipresente erario naturalmente, per rottamare prematuramente mezzi ancora validissimi).

    Ora non se ne parla più, ma il problema del buco dell’ozono negli anni 80 e la messa al bando dei cfc era un tormentone assai peggiore. Fiumi di parole, convegni, simposi, accordi e protocolli; però hanno funzionato e il buco si è fermato e ridotto.

    Cerchiamo di fare kantianamente del nostro meglio e poi “que sera, sera”.

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