Violenza di stato e violenza antistato

A proposito del sabotaggio che qualche giorno fa ha mandato in crisi i trasporti ferroviari di quasi tutta l’Italia, colpendo in modo particolare le linee ad alta velocità, si è attribuita immediatamente la colpa del misfatto ai cosiddetti anarchici insurrezionalisti, i quali non hanno rivendicato il gesto, ma l’hanno elogiato, irridendo un’alta tecnologia che può essere resa vulnerabile da un semplice mozzicone di sigaretta. Ho apprezzato molto, nell’occasione, un editoriale di Alessandro Sallusti, dove si dice a chiare lettere che questi cosiddetti anarchici sono semplicemente delinquenti comuni, mentre l’anarchia è una cosa seria e rispettabile. Fa piacere che queste parole vengano da un giornalista che è tutto fuorché un nemico dello Stato.

I venticinque lettori che mi seguono sanno come la penso: se c’è un errore, gravissimo, che gli anarchici (non tutti) in passato hanno commesso, è stato proprio quello di far ricorso alla violenza a fini dimostrativi o  come mezzo per raggiungere i loro obiettivi. Violenza chiama violenza. Non si può costruire una società migliore usando gli stessi mezzi su cui si fonda il brutto mondo in cui viviamo. Brutto, sì, perché tutti gli Stati esistenti, nessuno escluso, sono nati da atti di guerra; perché la tanto lodata democrazia è molto spesso la tirannia della maggioranza; perché il cosiddetto libero mercato non è per niente libero. Lo stesso diritto di proprietà, cardine di ogni sistema che si autodefinisce liberale, raramente, forse in nessun caso, può essere fatto risalire all’appropriazione originaria di una res nullius (ammesso e non concesso che i beni terreni siano, all’origine, res nullius e non, piuttosto, res communis omnium). Dice bene Kevin Carson: “E’ libero mercato un sistema politico, economico e sociale in cui la stragrande maggioranza delle proprietà terriere può esser fatta risalire alla concentrazione nelle mani dello Stato e alle concessioni terriere fatte alle classi privilegiate, alle chiudende di terre non occupate e non sfruttate da parte di proprietari terrieri non residenti, costringendo così i legittimi proprietari (ovvero chi occupa, usa e coltiva la terra) a pagare un tributo per accedervi? E’ libero mercato un sistema in cui i diritti di sfruttamento delle maggiori riserve minerarie di fonti energetiche risalgono alle razzie di epoca coloniale? E’ libero mercato un sistema in cui gran parte dei profitti dipende da brevetti e copyright, ovvero sulle restrizioni imposte dallo Stato al diritto di copiare informazioni o design? E’ libero mercato un sistema in cui lo Stato limita la concorrenza, e gran parte dell’industria è dominata da una manciata di aziende  che si accordano sui prezzi e su come soffocare l’innovazione? E’ libero mercato un sistema in cui la maggior parte delle aziende sarebbe in rosso se non ci fosse lo  Stato a socializzare una grossa fetta dei loro costi operativi e dei rischi?”(*) 

Risposta: No, è capitalismo, quel capitalismo che dello Stato non può e non vuole fare a meno, perché con esso vive in simbiosi. La cosiddetta “globalizzazione” non è affatto sinonimo di “mercatismo” (termine dispregiativo inventato da quel bel tomo di Giulio Tremonti). Magari fosse mercatismo! E’ diffusione del capitalismo su scala planetaria, con tutte le sue brutture, fra cui la simbiosi con lo Stato è la più ripugnante. Pretendere di costruire un mondo più libero e più giusto diffondendo lo stesso sistema economico che non ha reso né libero né giusto il mondo in cui attualmente viviamo è una follia. Conosco già l’obiezione: il comunismo era peggio! Sicuramente, e il fatto che il sistema dell’Unione Sovietica sia imploso non può che essere considerato un evento provvidenziale, per chi crede nella Provvidenza o in qualche Filosofia della Storia di stampo hegeliano. Questo però non significa che il capitalismo sia il Paradiso Terrestre. Se i comunismo era l’inferno, il capitalismo è il purgatorio. Una volta purgati i nostri peccati, sarà bene buttarlo via. In breve: diffondere il capitalismo significa diffondere lo statalismo. Pensiamo alla Cina: anche se continua a definirsi comunista, da tempo comunista non è. E’ invece diventata il campione del capitalismo peggiore. Ha sostituito i piani quinquennali, i grandi balzi in avanti, le rivoluzioni culturali con un sistema economico aggressivo che, sorretto, guidato e finanziato da una politica autoritaria, entro un contesto globale capitalistico, si sta lanciando alla conquista del mondo, attraverso la cosiddetta “via della seta” e altri stratagemmi del genere. Intanto la corsa agli armamenti continua. I fabbricanti di cannoni hanno clienti assai facoltosi, gli Stati sovrani che si armano “per la difesa della Patria” con il denaro dei contribuenti.

Per lo stesso motivo per cui è assurdo pensare di migliorare il mondo con il capitalismo, è ugualmente assurdo pensare di guarirlo con la violenza. Nei prossimi giorni ricominceranno le manifestazioni dei “No Tav”, i gruppuscoli che si dichiarano contrari alla Torino-Lione. Non so se tale opera pubblica sia un bene o sia un male. So che, almeno in un recente passato, anche il libertari anarco-capitalisti italiani erano contrari. Non voglio pronunciarmi nel merito; io non impugno mai quel che non so. Penso soltanto che, giunti a questo punto, tornare indietro è una follia. Mi sembra risibile la motivazione anti-Tav dei Cinquestelle:  sarebbe una scelta antieconomica perché il dirottamento delle merci dalla strada alla rotaia farebbe perdere il gettito delle accise sulla benzina. E tutti i bei discorsi ecologici sulle emissioni di CO2 e sul riscaldamento globale che fine hanno fatto? Ma non è questo il discorso che qui mi interessa. Le manifestazioni anti-Tav sono sostenute in gran parte da “anarchici insurrezionalisti”. Già si stanno mobilitando, pensando ai fasti del famigerato G8 di Genova, dell’anno 2001. Ricordate? Gli sbirri di Stato diedero in quell’occasione un’orrida immagine di sé, compiendo violenze di ogni genere, spesso del tutto ingiustificate, contro i manifestanti: il massacro avvenuto nella Scuola Diaz è indegno di un Paese civile. Ma anche i manifestanti non erano angioletti (alcuni di loro, i cosiddetti “Black bloc” erano autentici criminali). Ci scappò anche il morto, il povero Carlo Giuliani, che non era uno stinco di santo, anche se le sinistre lo hanno subito santificato. C’è solo da sperare che quelle vicende non abbiano a ripetersi. Se un carabiniere, vedendosi aggredire da un energumeno munito di estintore a mo’ di oggetto contundente (ammesso che le cose, nella vicenda Giuliani,  siano andate proprio così, ma i dubbi sono tanti) spara e uccide l’aggressore, compie un atto di legittima difesa (che poi la camionetta dei carabinieri arroti il corpo steso a terra, deturpandolo, è invece un atto criminale).

Queste considerazioni mi portano a concludere che forse dare in dotazione alle forze dell’ordine i “Taser”, quelle pistole che immobilizzano l’aggressore attraverso una scarica elettrica, senza provocare lesioni e tanto meno la morte, potrebbe essere, tutto sommato, una buona idea. Forse si avrebbe qualche morto in meno. Se, nel caso di Giuliani, il carabiniere aggredito avesse potuto usare un “Taser”, il povero ragazzo sarebbe ancora vivo. Altra cosa è auspicare che dei “Taser” sian dotati anche gli agenti della Polizia Locale, come qualche sindaco propone, con il consenso della maggioranza che lo sostiene, e talvolta anche dell’opposizione. Vogliamo scherzare? Quando mai i vigili urbani sono chiamati a sedare manifestazioni di piazza? Che cosa se ne fanno del “Taser”? Per loro è di troppo anche il vecchio manganello. Ritornino a dar multe per divieto di sosta e a dirigere il traffico cittadino, stazionando, come facevano un tempo, accanto ai semafori, invece di demandare il controllo degli incroci più pericolosi ad apparecchiature elettroniche costose e spesso inaffidabili. La smettano di nascondersi con gli “autovelox” nei punti in cui limiti di velocità assurdi, molto spesso trasgrediti in buona fede, consentono di accalappiare e di multare saporitamente (con gran benefico delle casse comunali) tanti malcapitati. Se dotiamo le Polizie Locali, che sono già arroganti, di “Taser”, diventeranno ancora più arroganti. Sapete che cos’è successo qualche settimana  fa a Peschiera Borromeo? Una signora aveva scritto su Facebook un commento poco lusinghiero sull’amministrazione cittadina, qualificandone l’operato come “ridicolo”. Il giorno dopo si è trovata sotto casa la Polizia Locale che le ingiungeva di scrivere alla sindaca una lettera di scuse, se voleva evitare una denuncia per diffamazione. Capite a che punto siamo arrivati? Anche questa è violenza bella e buona, benché non attuata attraverso coercizione fisica o minacce a mano armata. Nessun altro agente dell’ordine si presterebbe a un gioco così squallido. Ci pensino, quelli che si sdilinquiscono per l’autonomia. Se i risparmi che le regioni  otterranno attraverso una più oculata amministrazione delle competenze ad esse  devolute (ammesso e non concesso che così sia) serviranno a potenziare la “sicurezza” -parola tanto cara ai forcaioli di ogni risma- ne vedremo delle belle. Io agli agenti che hanno ricattato quella signora sapete che cosa farei? Metterei il “Taser” in quel posto, e poi tirerei il grilletto. Una bella scossa, e gli passerebbe la voglia di fare gli stronzi.

(*)KEVIN CARSON, Market even mean anything?, in “Center for stateless society”, 7 dicembre 1917, traduzione di Gavino Sanna.       

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Violenza di stato e violenza antistato

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    2 Agosto 2019 in 8:59 pm
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    Che i termini capitalismo e liberalismo, siano ormai vittime di ampie mistificazioni, mi pare acclarato, ma il capitalismo è l’unico sistema che ha permesso all’umanità di emergere dalla povertà assoluta, ed è un dato di fatto che nella stragrande maggioranza delle nazioni africane, oggi, si viva meglio rispetto che nell’Inghilterra Vittoriana. Questo non grazie ai signori della guerra che sono al potere in quegli stati, dopo esperimenti tragici marxisti, e che certi criminali accentrino proprietà in modo assolutamente illegittimo (come fecero tanti gerarchi fascisti in Italia del resto…), ma questo non ha assolutamente nulla a che vedere con il capitalismo, semmai bisogna considerare la tecnologia ed i suoi frutti, l’accesso all’energia elettrica reso possibile magari proprio da alcune multinazionali, come abbiano permesso a persone comuni di potersi affrancare da vite miserabili…. proprio quell’accesso dilagante all’energia elettrica che oggi i benpensanti della sinistra amici di Al Gore ed Hillary Clinton vogliono limitare drasticamente, con il solito spauracchio del riscaldamento globale. Poi sinceramente è deludente leggere su questo blog, come sia possibile ricondurre i beni e le risorse, ad una sorta di comunismo originario….; Il capitalismo è insito nella natura umana, perché a differenza degli altri animali, riusciamo oltre che a osservare, maneggiare, scrivere, leggere e quindi capitalizzare informazioni e conoscenze, anche e soprattutto commerciare e scambiare beni, per i quali quindi è necessario un sistema di incentivi che ci tenga lontano dal ladrocinio e dall’assassinio. Il capitalismo necessita del libero mercato e viceversa. Il problema degli anarchici, di qualsiasi natura essi siano, è che le loro soluzioni finiscono sempre per sfociare nel collettivismo e nell’autoritarismo…. gli anarchici aprirono la strada ai bolscevichi. Oggi è interessante notare come queste divisioni anche in ambito liberale e libertario, si siano trasferite nell’universo del bitcoin e di come gli anarchici stiano commettendo disastri anche li, con questo sogno di un mercato orizzontale e distribuito tra individui/nodi… senza contare che il bitcoin sia di fatto un sistema capitalistico per eccellenza, con i miners protagonisti che di fatto sono imprenditori che investono in macchinari, energia elettrica e tempo, alla ricerca egoistica di un profitto nell’intera ed esclusiva gestione dei nodi della rete e rendono un servizio all’intero network di utenti. Almeno questo c’era scritto nel whitepaper di Nakamoto, ed oggi il tutto viene stravolto da questo gruppo di sviluppatori e pianificatori anarcoidi che ne hanno assunto il controllo, nella denominazione BtcCore.

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