Quis custodiet custodes?

Troppo facile fare dell’ironia. La Magistratura, che, nell’auspicio  delle sue Vestali, doveva essere il garante supremo della pubblica moralità, rivoltando l’Italia come un calzino e spedendo nelle patrie galere i politici corrotti, cioè tutti i politici senza distinzione (i quali finora l’hanno fatta franca solo perché hanno saputo, grazie a mille  complicità, sottrarsi alla spada della Giustizia), sta mostrando anch’essa le sue magagne. Sono finiti sotto inchiesta alcuni suoi pezzi da novanta, che, nell’ambito delle competenze proprie del CSM, pare abbiano assegnato  incarichi di Procuratore in sedi particolarmente importanti  e prestigiose in modo tutt’altro che regolare e trasparente,  sulla base di connivenze con alcuni personaggi politici. Chissà come ci sarà rimasto male il povero Pier Camillo Davigo, quello che aveva insegnato a Di Pietro come far tintinnare le manette per indurre con la paura  gli imputati a cantare; quello che, se potesse, conserverebbe intatta la Costituzione più bella del mondo, tranne che per un particolare, una semplice negazione: laddove si sancisce la presunzione di non colpevolezza per l’imputato fino alla fine del procedimento giudiziario, cancellerebbe quel “non”, ribaltando il senso della norma. E per fortuna che in quel punto la Costituzione si esprime con una litote! Pensate se ci fosse stato scritto che l’imputato è presunto innocente fino alla fine. Si sarebbe dovuto cancellare “Innocente” e sostituirlo con “colpevole”. Un po’ più complicato…Quindi, un altro mito è crollato. Va riconosciuto che il marcio è venuto allo scoperto grazie ad altri magistrati, perciò si può dire che la Magistratura si è dimostrata in grado di intervenire contro reati compiuti dai suoi stessi membri, senza nessuna omertà. Però qualcosa si è rotto. Se non esiste più un’istituzione immacolata in cui il cittadino possa riporre tutta la propria fiducia, crollano le fondamenta dell’edificio istituzionale Se il custode della moralità si rivela fragile davanti ai tentativi di corruzione, quale altro organo davvero immacolato potrà controllarlo? Quis custodiet custodes?Sarà bene lasciar da parte i miti e prender nota che il legno storto dell’umanità può mostrare i suoi aspetti deteriori anche nei luoghi dove meno che in altri ci si aspetterebbe di vederlo operare azioni riprovevoli. Anche un magistrato rispettato e riverito può rivelarsi un delinquente. Anche nel Tempio della Giustizia può consumarsi l’ingiustizia. Anche dove, in omaggio alla rettitudine, le procedure dovrebbero essere trasparenti, può annidarsi il diavoletto della frode e dell’inganno.  I sistemi liberal-democratici, quelli che ormai si sono imposti nella gran parte del mondo, sono nati proprio dalla consapevolezza che l’uomo, in quanto tale, è corrompibile, che il potere moltiplica le occasioni di corruzione, e perciò se si vuole che tale corruzione sia il più possibile limitata, i poteri dello Stato devono essere esercitati da soggetti diversi, in modo da controllarsi a vicenda. Il pensiero politico di Montesquieu si fonda su questi principi, prendendo a modello il sistema costituzionale inglese.I sistemi liberal-democratici hanno centrato l’obiettivo? In minima parte. Non si conosce nessun sistema dove i poteri siano veramente separati. Il sistema italico, poi, pare del tutto anomalo. Uno che fino a ieri ha fatto il magistrato può entrare in  un un partito politico e candidarsi alle elezioni. Poi può tornare a fare il magistrato. il Consiglio Superiore della Magistratura, che è organo di autogoverno dell’ordine giudiziario, è formato da 27 membri. E’ presieduto dal Capo dello Stato e ne fanno parte di diritto il Presidente e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione. Fin qui tutto bene. Il presidente della Repubblica è un’istituzione “super partes”  e gli altri due membri di diritto rappresentano il vertice della funzione giudiziaria. Altri 16 membri (i cosiddetti “togati”) vengono eletti dai loro colleghi secondo particolari procedure. Anche questo è sensato: un organo di autogoverno non può che scegliere all’interno della categoria che rappresenta  i suoi dirigenti. I restanti (i cosiddetti “laici”) sono invece scelti dal Parlamento in seduta comune,  tra personaggi di prestigio del mondo giudiziario: avvocati  con più di quindici anni di esercizio della professione, docenti universitari di diritto, ecc. Come mai i costituenti hanno fatto questa scelta? Per impedire che la Magistratura si trasformasse in una casta, del tutto separata dal resto della società. E’ stata una scelta felice? Lascio in sospeso il giudizio. Di certo ha aperto le porte alla politicizzazione della Magistratura e a certe equivoche connivenze tra il mondo della politica e quello della giustizia, di cui si sono avuti e si continuano ad avere chiari segnali. Il fatto che l’associazione di categoria dei Magistrati, L’Associazione Nazionale Magistrati, sia divisa in correnti che si richiamano, più o meno esplicitamente, se non a partiti certo ad aree politiche ben individuabili, non può che destare perplessità.Il vero nodo irrisolto del sistema giudiziario italiano, fonte a sua volta di gravi distorsioni, è l’appartenenza di Magistratura Giudicante e Magistratura Inquirente a un medesimo ordine, senza distinzione delle carriere. Un giudice può diventare pubblico ministero e un pubblico ministero può diventare giudice. Com’è possibile? La mentalità del Giudice è quella di chi sa porsi “super partes”, valutando le prove contrarie e favorevoli a un imputato, per arrivare alla fine a un giudizio equanime. La mentalità del Pubblico Ministero dovrebbe essere quella di un super-poliziotto, di un avvocato dell’accusa. Come si possono confondere le due funzioni, com’è possibile non distinguere tra  due carriere, o addirittura fra  due ordini? Proprio a causa di questa confusione istituzionale in italia non solo il popolino ma anche persone di media cultura, e anche fior di giornalisti continuano a chiamare “giudici”  personaggi come Di Pietro e Davigo, la cui mentalità è chiaramente quella dello sbirro.Se i soggetti istituzionali abilitarti a esercitare l’azione penale facessero parte di un ordine diverso da quello della Magistratura Giudicante, forse episodi come quelli che lamentiamo in questi giorni non potrebbero capitare. Un Consiglio Superiore della Magistratura formato soltanto da “togati” e costituito come organo della sola Magistratura Giudicante non avrebbe molto interesse a concordare sottobanco le  proprie nomine con esponenti dei partiti politici, soprattutto se fosse impedito per legge ai giudici di militare nei partiti e di candidarsi alle elezioni; e se le correnti dell’A.N.M, anziché contrapporsi sul piano di ideologie politiche, si confrontassero su questioni squisitamente tecniche.E gli attuali Procuratori? Ne farei dei semplici super-poliziotti, appartenenti a un ordine dotato di ampia autonomia e di organi di autogoverno, ma facenti capo al Ministero degli Interni. Nessuno più potrebbe chiamarli giudici. Come un tempo ebbe a dire Giuliano Ferrara, Giudici e Procuratori dovrebbero darsi del “lei” e lavorare in sedi separate. L’assegnazione dei posti di Procuratore – questo lo penso io- dovrebbe avvenire secondo metodi automatici, in base a punteggi e a procedure rigorose e trasparenti, partendo dalle richieste degli interessati, come avviene per l’assegnazione delle cattedre scolastiche. In caso di contenziosi, sarà la Magistratura Amministrativa, del tutto indipendente, a decidere.Troppo semplice, vero? Proprio per questo non se ne farà mai nulla. E i Davigo e i forcaioli come lui continueranno a sdottorare, chiedendo che tutto cambi perché tutto rimanga come prima.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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