Benedetto XVI e il Sessantotto

L’intervento del papa emerito Benedetto XVI sul problema della pedofilia sembra fatto apposta per scatenare nuove polemiche fra “bergogliani” e “antibergogliani”. E’ un testo ben scritto, ricco di riflessioni interessanti, finemente argomentato, del tutto in linea con la sapienza dottrinale e la profonda cultura che Ratzinger ha sempre dimostrato, attirandosi, anche come papa, non poche antipatie per il suo stile professorale. Detto questo, mi pare che ancora una volta si sbagli bersaglio. Ratzinger ha ragione di deplorare che un certo permissivismo in campo sessuale e un certo relativismo morale abbiano contaminato anche alcune sfere del mondo cattolico. Non credo però che tale cambiamento epocale dei costumi sia frutto soltanto del Sessantotto, come lui pare sostenere. Era in corso da tempo: il Sessantotto può averlo enfatizzato e accelerato, ma mirava in primo luogo ad altri obiettivi;  la “rivoluzione sessuale” , accompagnata da una morale “situazionista”, secondo cui è sempre  bene l’azione che in ogni particolare  circostanza risulta utile a chi la compie, era un fenomeno ormai avviato sulla sua strada, che nessuno poteva fermare. Indubbiamente, dal punto di vista di un credente, aver lasciato spazio, entro la Chiesa, a idee di questo genere, è un tradimento di principi irrinunciabili. Ratzinger denuncia, all’interno del clero e dei seminari americani, gruppi di chierici omosessuali inclini a proclamare la liceità del rapporto omoerotico; rivela (ed è una cosa davvero sconcertante) che, sempre in quegli ambienti, alcuni suoi scritti in cui si ribadiva la dottrina tradizionale della Chiesa venivano addirittura proibiti, cosicché dovevano essere letti clandestinamente, se non si voleva essere bollati come inidonei al ministero sacerdotale.C’è da sentirsi correre un brivido per la schiena. Non si può che essere solidali con lo sconcerto e l’amarezza del papa emerito. Ma tutto questo ha qualcosa che fare con il problema della pedofilia fra le file del clero? A me pare di no. Può darsi che, come qualcuno in seminario giustificava l’omosessualità, così qualcun altro abbia anche tentato di giustificare la pedofilia; ma ci vorrebbero prove concrete. Anche al di fuori della Chiesa, anche negli ambienti agnostici e atei più spregiudicati, i sostenitori della pedofilia hanno ben pochi seguaci. Ed è giusto che sia così. Qui non si tratta di libertà di scelta in campo sessuale, ma di violenza di un adulto ai danni di un minore. Siamo su un piano addirittura più repellente di quello dello stupro, che almeno lascia meno spazio all’ipocrisia: nessuno può negare che  lo stupro sia un atto di violenza; è sempre stato considerato tale, in tutte le culture. La pedofilia, invece, si presta a discorsi più ambigui e capziosi, con riferimenti a culture del passato che, entro certi limiti, la ammettevano; fingendo di dimenticare che, ad esempio nella antica Atene, la pederastia aveva risvolti educativi  ed era praticata sotto controlli molto severi. Quel contesto non è più riproducibile; e in ogni caso, anche se fosse possibile, sarebbe meglio non riprodurlo. Come abbiamo già detto, abbiamo l’impressione che il fenomeno della pedofilia fra il clero sia sempre esistito, ma si tendesse a tenerlo nascosto, lavando, come si dice, i panni in famiglia. Per estirparlo, bisogna individuarne le cause interne. Si torna così al problema del celibato ecclesiastico. Se chi si dedica al sacerdozio potesse formare una famiglia, certi fenomeni si attenuerebbero. Né si venga a dire che la pedofilia è presente anche nelle famiglie comuni, in misura molto superiore a quella che si riscontra fra i preti. Verissimo, ma quanti sono nel mondo i preti, e quante sono le famiglie comuni, intese nel senso più ampio del termine? Bisogna ragionare in termini percentuali, non assoluti; e la percentuale dei preti pedofili è pericolosamente alta. I redattori del “Boston globe” riuscirono a smascherare tanti preti pedofili rimasti fino a quel momento occulti proprio partendo da indagini sociologiche secondo cui i preti pedofili si aggiravano intorno al 6%. Perché non copiare il modello della Chiesa ortodossa? Là il basso clero è regolarmente sposato, solo ai livelli superiori della gerarchia i ministri vengono scelti fra i monaci, che hanno fatto voto di castità. Mi fermo qui. E’ paradossale che un epicureo e libertino come me si arroghi il diritto di dare certi consigli: a ognuno il suo mestiere.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

9 pensieri riguardo “Benedetto XVI e il Sessantotto

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    17 Aprile 2019 in 3:57 am
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    “Se chi si dedica al sacerdozio potesse formare una famiglia…”
    Sarebbe invece più giusto dire: “Se chi ha una famiglia potesse dedicarsi al sacerdozio…”, perchè
    nella chiesa ortodossa a cui ci si vorrebbe ispirare funziona così. Un sacerdote ortodosso celibe non puo sposarsi, ma un uomo sposato può essere ordinato sacerdote.

    Comunque, visto che siamo il paese dei furbi, basta passare dalla chiesa ortodossa o anglicana, (persino luterana mi pare), poi riconvertirsi al cattolicesimo una volta sposati e si può fare tranquillamente il sacerdote cattolico sposato.

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    17 Aprile 2019 in 11:58 pm
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    Anche io propendo nel dire che si tratta di pedofili preti, piu`che di preti pedofili. Non c’è posto migliore per un pedofilo per celarsi e proteggersi che tra le sacrestie compiacenti di una chiesa che svolge malissimo il suo lavoro di selezione, prevenzione, sorveglianza e punizione. Si trovi il modo di fare bene queste quattro cose e la musica cambiera`.

    ***

    “Nel 2003 organizzai in Vaticano, all’interno della Pontificia accademia per la vita, un summit con diversi scienziati (molti non credenti) sul tema ‘abuso di minori da parte di sacerdoti e religiosi’. Tutti concordarono sul fatto che scientificamente non c’è alcuna relazione tra pedofilia e celibato. L’astinenza sessuale, in particolare, non provoca atti di abuso. Uno scienziato ateo molto noto in Germania ha detto che la possibilità che un prete commetta abusi è 36 volte minore rispetto a un padre di famiglia”.
    (Dr. Manfred Lütz, direttore dell’ospedale psichiatrico di Colonia, pubblicato dall`ateo devoto e bigottone Ferrara sul Foglio).

    Questo per fare il paio con quanto afferma il prelato irlandese Quinn: si sa che ad ogni perizia corrisponde una controperizia simile ed opposta o meno elegantemente (come diceva “Dirty Harry” Callaghan), “I pareri sono come i coglioni: ognuno ha i suoi”.

    • Giovanni Tenorio
      19 Aprile 2019 in 8:19 am
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      Anch’io penso che fra celibato in sé e pedofilia non ci sia nessun rapporto. Quel che invece può introdurre un elemento catalizzatore è il tipo di educazione che si riceve in seminario, dove probabilmente lo sviluppo della sessualità si ferma a un livello immaturo. Com’è risaputo, il pedofilo soffre di immaturità sessuale, trovando un compenso alle conseguenti frustrazioni in un rapporto con soggetti deboli quali sono i ragazzi ancora impuberi, su cui può esercitare la propria supremazia, che gli deriva dall’età adulta, dalla funzione sociale, dalla posizione di prestigio. Se si sciogliesse il nodo fra sacerdozio cattolico e celibato anche l’educazione seminariale dovrebbe adeguarsi, favorendo un più sano sviluppo della sessualità. Il punctum dolens di tutto il Cristianesimo è la visione cupa del sesso, dovuta non a Cristo, ma a San Paolo, che con le donne doveva avere qualche problema. Dimostra un tal livore contro gli omosessuali da suscitare il dubbio che anche lui avesse qualche tendenza del genere, e volesse dissipare ogni sospetto in proposito. Difficile liberarsi da questa pesante eredità. Come ho già detto, a questa eredità io, egoisticamente parlando, devo essere grato. Sono nato proprio dalla sessuofobia cattolica, grazie ai Gesuiti, che hanno voluto mettermi al mondo per mostrare ai fedeli a quale terribile punizione può portare il peccato carnale. Per mia fortuna, ho trovato due nuovi padri, che mi hanno trasformato in un eroe, pur avendo mantenute intatte le calunnie circolanti sul mio conto, come quella di aver voluto stuprare Zerlina, quando era lei ad avere una voglia matta di darmela (mentre il suo Masetto doveva accontentarsi di sentirle battere il cuore per lui…). Sono così diventato un banditore della libertà, di ogni libertà, anche della libertà dallo Stato, dalle Chiese e da tutte le istituzioni che opprimono il libero pensiero, condizionando gli individui attraverso le più svariate forme di indottrinamento. E se buttassimo via San Paolo e tornassimo a Cristo? Da un saggio recentemente pubblicato apprendo che nella Firenze del primo Rinascimento Marsilio Ficino arrivò ad avvicinare Epicuro a Cristo (R. EBGI, Voluptas. La filosofia del piacere nel giovane Marsilio Ficino). La tesi era così forte e pericolosa che dovette ben presto metterla sotto silenzio, fino a far sparire lo scritto in cui la sosteneva (Commentariola in Lucretium). Un vero peccato. Poi a Firenze sarebbe arrivato l’odiosissimo Savonarola, con i suoi roghi delle vanità, in cui si distrussero magnifiche opere di pittura, libri, strumenti musicali. Come i Talebani di oggi. Per fortuna Alessandro VI Borgia riuscì a far mandare sul sul rogo proprio quel fanatico predicatore. La legge del taglione non fu mai applicata più a proposito.

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    22 Aprile 2019 in 9:05 am
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    Lorenzo Valla andò oltre. Nel “De Libero Arbitrio” sintetizza il pensiero cristiano con quello epicureo. Non un semplice accostamento ma una vera e propria filosofia innovativa. Dovremmo considerare di più quest’autore, non solo per la denuncia della falsa donazione di Costantino.

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    23 Aprile 2019 in 8:00 am
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    Dal mio computer portatile ho un indirizzo diverso, quello di mia sorella, credo Henryette e qualcosa; ma sono sempre io.

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    24 Aprile 2019 in 1:20 pm
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    Lorenzo Valla andò oltre. Nel “De Libero Arbitrio” produce un’autentica sintesi tra epicureismo e cristianesimo; qualcosa di più di un semplice accostamento. Un filosofo che andrebbe conosciuto di più, non solo per lo smascheramento della falsa donazione di Costantino.

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    24 Aprile 2019 in 2:08 pm
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    Valla.. e quella cattivona della CC, dopo che l’ha smascherata, lo posto a riposare tranquillo nella sua chiesa di S.Giovanni Laterano invece che condannarlo alla damnatio memoriae spargendone i resti in Tevere. Ulteriore riprova di quanto ho affermato nell’articolo del 2 apr. “le ragioni dl papa”

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      24 Aprile 2019 in 2:11 pm
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      EC: lo HA posto

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