Una pessima legge

Salvini e i suoi amici esultano perché è stata approvata (anche con i voti dei riluttanti Grillini) la tanto promessa e sbandierata riforma della legittima difesa. Come la pensiamo in materia l’abbiamo già detto: basterebbe lasciare tutto così com’ è invertendo l’onere della prova ed escludendo la procedura d’ufficio fuorché nei casi in cui l’invocazione della legittima difesa appaia palesemente improponibile in base a dati di fatto verificabili nell’immediato (pallottole nella schiena di un ladro in fuga, uccisione di un ragazzotto penetrano in un frutteto a rubare ciliegie…). Invece il testo approvato è di tutt’ altro tenore e, lasciatemelo dire, davvero bruttissimo. Innanzitutto esclude la proporzionalità. Quindi per difendere un diritto di proprietà si può impunemente uccidere. La norma vale non soltanto nel caso che l’aggressore entri nell’abitazione dell’aggredito, ma anche nel luogo di lavoro e nelle adiacenze esterne dove si eserciti un’ attività commerciale: il che significa, per riprendere il nostro esempio, che se il ragazzotto entra nel frutteto di un’azienda agricola a rubare le ciliegie, può buscarsi una pallottola nel petto senza che chi ha sparato ne debba rispondere. Non mancano le contraddizioni. Si afferma, ad esempio, che è escluso l’eccesso di legittima difesa nel caso in cui chi reagisce si trovi in condizioni di particolare tensione psicologica per effetto della paura. Ma a che serve una simile discriminante se la legge non richiede più la proporzionalità della reazione all’aggressione? Un bel pasticcio. Come se di leggi mal concepite e mal scritte non ne avessimo già abbastanza. Fuori luogo, però, anche certe reazioni. Come quelle di chi paventa una corsa agli armamenti privati e scenari da Far-West. Questo è catastrofismo bello e buono. I sindacati della Polizia richiedono un maggior rigore sulla concessione del porto d’armi e un controllo più stretto sulla vendita di armi da fuoco. I cosiddetti servitori dello Stato vogliono mantenere il monopolio della violenza, da bravi burocrati armati. Magari per massacrare sediziosi ormai ridotti  in condizioni di non nuocere, come accadde nel famigerato G8 di Genova dell’anno 2001, quando, non si sa bene perché, le Forze del Disordine, violando i patti verbalmente stabiliti con i reponsabili della manifestazione, attaccarono all’ improvviso le schiere dei “no global” scatenando una terribile guerriglia. Inopportuna anche l’ esultanza di quel signore che è finito sotto processo per aver sparato alle spalle di rapinatori che erano penetrati  nella sua tabaccheria, fuggendo con un bottino di sessanta euro e qualche pacchetto di sigarette. Ha brindato con i suoi amici alla nuova legge, pensando di trarne beneficio. Si sbaglia. Le leggi, in particolare quelle penali, non sono retroattive. La sentenza, nel suo caso, sarà pronunciata sulla base della legge precedente, che richiede la proporzionalità tra offesa e difesa. Ciò detto, gli auguro di venir assolto, se riuscirà a dimostrare che, come continua a ribadire, il colpo alla schiena gli è partito inavvertitamente.

P.S.  Una precisazione a scanso di equivoci. Sempre in quel luttuoso G8 un carabiniere, rimasto isolato nel bel mezzo della guerriglia, sparò, provocandone la morte, a un manifestante che gli si faceva incontro minacciando di colpirlo con un estintore. Sia ben chiaro: anche se l’estrema sinistra (e non solo) ne ha fatto un martire, il manifestante era un potenziale assassino e il carabiniere ha agito in condizioni di legittima difesa. Doveva starsene lì fermo a ricevere l’estintore in testa, nella speranza di potersela cavare con qualche bernoccolo?

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “Una pessima legge

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    2 Aprile 2019 in 1:51 pm
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    Tra i catastrofisti c’è, ovviamente, Laura Boldrini. Sulla presunta liberalizzazione del mercato delle armi sostiene che a trarne vantaggio sarebbero i gruppi di pressione al servizio delle industrie degli armamenti. Come se dette industrie non abbaino finora effettuato affari più remunerativi vendendo, con commesse di dubbia trasparenza, armi al monopolista della violenza. Senza tener conto che se dovessimo opporci a ogni liberalizzazione perché alcuni produttori se ne avvantaggiano, tanto varrebbe imporre la produzione forzatamente statale di tutto. In fondo, il sogno della citata parlamentare. Sulla non retroattività delle leggi ho qualche dubbio. A parte il fatto che vengono applicate in forma retroattiva quando c’è da perseguire l’avversario politico di turno; se si abolisce il proibizionismo, automaticamente tutti i narcotrafficanti dovrebbero essere liberati e il loro certificato penale dovrebbe risultare pulito (slavo altri reati commessi). Quindi anche il tabaccaio dovrebbe essere automaticamente prosciolto.

  • Giovanni Tenorio
    2 Aprile 2019 in 3:30 pm
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    Perfettamente d’accordo su tutto, o quasi, quel che dice l’amico Colla. Mi permetto solo di aggiungere che un’eventuale misura di liberalizzazione dell’uso e della vendita delle sostanze psicotrope, o del gioco d’azzardo o di tutte le altre attività che oggi sono considerate in tutto o in parte criminose, per essere legittimamente retroattiva dovrebbe disporre nel proprio dettato la cancellazione di tutti i reati commessi in violazione delle leggi abrogate. Credo che il testo predisposto dai leghisti a proposito della legittima difesa non contenga nulla di simile. Poi rimane vero che in un Paese disastrato come l’Italia, dove la certezza del diritto s’è andata smarrendo da tempo, potrebbero capitare anche le cose più assurde. Chi l’avrebbe detto che, a quasi trent’anni dall’abrogazione del vergognoso “delitto d’onore”, contemplato dal Codice Rocco, una magistrata (si dice così, signora Boldrini?) l’avrebbe surrettiziamente reintrodotto, grazie a cavilli dottrinali che lasciano sgomenti?

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    3 Aprile 2019 in 5:21 am
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    Infatti pensavo non ci fosse bisogno di una disposizione specifica per cancellare i reati commessi in violazione delle leggi abrogate, immaginavo un logico automatismo che però è contemplabile solo in una situazione di certezza del diritto non smarrita. L’introduzione surrettizia del delitto d’onore attraverso cavilli dottrinali è possibile solo in presenza di due fattori. Il primo è quello legislativo che consente i cavilli in essere; il secondo è la la palese violazione della legge da parte di un magistrato. Nel caso specifico non saprei perché non conosco l’episodio. Mi auguro che il giudice si sia limitato alla concessione delle attenuanti verso un eventuale incensurato con la motivazione della situazione emotiva del soggetto nel momento del delitto. E che avrebbe, specularmente, applicato le aggravanti in caso di omicidio a scopo di lucro. In ogni caso, se la vittima è un parente dovrebbero essere previste le aggravanti. E’ giusta la discrezionalità del giudice in tale materia, anche se monocratico. Ma se torniamo al delitto d’onore, presto torneremo anche alla possibilità di avvalersi di questa facoltà solo per i maschi. Con queste premesse, per la donna tradita sarà omicidio volontario sempre e comunque.

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