San Celeste, martire. Oppure no?

Attraverso quotidiani e social media, ho avvertito il dolore di molti “liberali”, rattristati per la sorte del Presidente Formigoni, costretto ad affrontare l’esperienza del carcere (che tuttavia si prospetta breve). Non mi soffermo sull’epilogo della carriera del “celeste”, perché, in nessun caso, trovo legittima o necessaria la pena della carcerazione per chi non è più in grado di nuocere e non sono sicuro che Roberto Formigoni possa ancora nuocere, essendo l’arma del delitto concidente con il potere politico ormai evaporato.

Fatta questa premessa, ammetto di non riuscire a provare simpatia per Roberto Formigoni: vederlo dietro le sbarre non riduce il rancore che provo. Molti “liberali” si scandalizzano: “Formigoni in carcere? Dovremmo ringraziarlo, è l’autore dell’eccellenza della sanità lombarda”.

Io penso che molti non siano a conoscenza della natura del perverso sistema della “sanità in convenzione”, un sistema in cui viene del tutto scardinato l’equilibrio tra domanda e offerta, che prevede la scelta di alcuni operatori sanitari (tipicamente istituti fortemente ideologicizzati) ai quali viene concesso il privilegio della convenzione. Pensandoci bene è lo stesso schema delle scuole paritarie, o degli appalti controllati dalla criminalità organizzata.

I servizi erogati dalla “sanità in convenzione” sono quasi del tutto rimborsati, all’istituto erogante, dalla Regione, sulla base di tabelle di costo standard. L’utente che riceve il servizio (fosse anche un esame o una procedura medica inutile… o inesistente: su questo punto non mi soffermo perché la mia “fonte”, dirigente di una azienda “in convezione”, non vuole esporsi) non ne sostiene il costo, se non, dipende dai casi e dalla condizione delle casse regionali, attraverso una piccola quota. Separare chi riceve il servizio da chi paga (per effetto dell’estorsione fiscale), genera alcuni curiosi effetti collaterali. La “separazione” è inoltre ben studiata: una parte significativa della spesa sanitaria regionale è coperta dall’IRAP, che grava sulle aziende produttive: nulla di più distante dal “pubblico” di una sala di aspetto, pronto ad assillare un pigro medico di base, costretto a prescrivere esami e terapie.

In primo luogo la spesa sanitaria, cosi strutturata, non è autolimitante: chi riceve il servizio non lo percepisce come un bene scarso (al limite si lamenta delle file, senza chiedersi la causa di tale affluenza). L’assegnazione della convenzione avviene con criteri non sempre limpidi: non a caso la sanità in convenzione è quasi integralmente un monopolio cattolico e negli ultimi 20 anni (lo conferma la voce a cui facevo riferimento poco sopra, che parla dall’interno di questo sistema) progressivamente ciellino. Il potere selettivo della “setta” è ben presente all’interno delle strutture: impossibile aspirare a ruoli dirigenziali senza essere allineati. Al primo posto non viene la soluzione (quando esiste) di un problema medico, ma la soddisfazione di una esigenza assistenziale, che può coincidere, ma non necessariamente, con la cura.

Sanità di eccellenza? Non direi. Conosco personalmente medici di eccellenza fuggiti all’estero perchè umiliati e castrati, nelle proprie aspirazioni, in quanto non allineati all’ideologia cattociellina. Certamente: a tanta spesa qualche risultato corrisponde, ma a caro prezzo. Il prezzo dell’estrosione fiscale, da tutti i “liberali” condannata, ma la cui origine non è mai abbastanza studiata e ricercata.

Per chi combatte lo Stato, l’estorsione fiscale non volontaria, la centralizzazione etica, la schiavità dei produttivi su base morale e democratica, la confusione tra responsabilità morale e legge, Formigoni è il male, è la massima espressione dello Stato Etico al di sopra dell’individuo.

Il supporto, proveniente talvolta da insospettabili, che riceve nel momento della caduta, nel quale colgo una sorta di “rimpianto”, mi fa pensare che quel potere politico “talebano” ha forse cambiato rappresentante, ma è ancora saldamente annidato nel pensiero “liberaldemocratico”.

4 pensieri riguardo “San Celeste, martire. Oppure no?

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    24 Febbraio 2019 in 7:04 pm
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    La qualità/eccellenza è riferita al comune sentire dell’uomo medio nazionalpopolare: ovviamente un anarcoliberista non potrà mai essere d’accordo.
    E io continuo a pensare che le “eccellenze” (in questo caso sanità) siano dovute alle etnie, più che ai tipi di governo.

    Al sud, dove hanno s-governato destra, sinistra, centro, liste civiche, di eccellenze ce ne sono poche, a parte quella delle ruberie massicce. Ruberie massicce peraltro presenti anche al nord, dove almeno si è comunque sempre avuto un servizio pubblico di un livello perlomeno accettabile, anche e soprattutto nella (un tempo) rossa emilia romagna (dove non si metteva un geranio sul davanzale senza pagare le tangenti alle coop) ma ormai non è più rossa (si rassegni il grande Guccini e pensi alla salute).

    ***

    Il guaio del Formiga è di avere scoperto la figa in tarda età. Quando resisteva baldanzoso alle lusinghe, provocazioni e profferte della Staller era una persona seria e onesta. Poi ha buttato alle ortiche la tonaca virtuale di terziario francescano
    e ha pensato di rifarsi in fretta di tutto il tempo perduto. Si son visti i risultati.
    “satana-satana-satana” (cit).

    • Leporello
      24 Febbraio 2019 in 7:57 pm
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      In realtà il modello “Lombardia” si sta diffondendo anche al Sud (ho notizie certe e tecniche per la Puglia). Ci sono anche realtà del tutto diverse (famosi i casi campani), ma anche qui arriverà il modello “in convenzione”. Conosco un paio di aziende sanitarie in convenzione (lombarde) che si stanno espandendo con profitto al Sud.

      Per quello che riguarda le resistenze alla Staller, non credo sia stato uno sforzo eccessivo… facciata politica a parte, una certa tendenza al buongusto devo riconoscerla al “celeste”.

  • Giovanni Tenorio
    24 Febbraio 2019 in 7:36 pm
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    Condivido fino all’ultima virgola. Detto questo, rimane vero che condannare per corruzione a 5 anni di carcere una persona di 72 anni (quando individui colpevoli di delitti di sangue se la cavano spesso con un periodo di detenzione assai esiguo, per nulla commisurato alla gravità dei crimini), per di più sulla base di una legge penale retroattiva, e quindi palesemente incostituzionale, è il segno d’un pauroso imbarbarimento del sistema penale. D’altra parte, non è il caso di stupirsene più di tanto, quando un Salvini dichiara di voler chiedere la grazia per una persona condannata per lesioni gravi mascherate da legittima difesa (come dev’essere qualificato l’atto di chi spara nel petto a un ladro già immobilizzato e ridotto all’impotenza), e il forcaiolo Pier Camillo Davigo si rammarica del risarcimento concesso a chi, finito in carcere, è stato dichiarato innocente con sentenza definitiva, perché, a suo dire, è nella maggior parte dei casi un colpevole che è stato capace di farla franca. E la presunzione costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva? Evidentemente in questo caso la costituzione non conta, per chi la sbandiera a ogni piè sospinto. In un sistema autenticamente liberale si dovrebbe addirittura parlare di presunzione di innocenza. “Non colpevolezza” è una litote ipocrita, che può lasciar spazio a troppi distinguo.

    • Leporello
      24 Febbraio 2019 in 7:42 pm
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      Sono completamente d’accordo.

      In primo luogo per la premessa che ho fatto all’inizio del mio intervento: non vedo alcuna legittimità nella carcerazioni di chi non può nuocere. Quella che chiamiamo pena, è solo vendetta.

      In secondo luogo qualsiasi atto di uno Stato non legittimo (perché non volontario), è a sua volta non legittimo, anche quando va a colpire un personaggio che ha responsabilità enormi (che hanno influito sulla vita degli schiavi produttivi, ma anche dei medici non allineati e forse anche dei pazienti quanto potrebbero farlo “delitti” in senso stretto).

      Il mio rancore per Formigoni non è assolutamente appagato dalla vendetta di Stato.

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