Botte alla “scuola dell’infanzia”

Leggo sui giornali di un altro caso di violenza esercitata da maestre che maltrattavano i bambini di un asilo, anzi di una “scuola dell’infanzia”.

Sono convinto di due cose. La prima è che, sicuramente, sono casi limite e una persona normale, e maestra, non commetterebbe mai atti del genere: non è ragionevole pensare che tutti i bambini che frequentano gli asili corrano questo rischio. La seconda è che, tuttavia, queste azioni sono spesso compiute da persone notoriamente problematiche (nevrotiche, depresse, violente, inadqguate), la cui problematicità (non le botte, sia chiaro) è spesso tollerata e coperta dalle colleghe per anni. Questo atteggiamento dipende da un rapporto tra colleghi di tipo “corporativo” che si manifesta in violazioni di minore gravità e maggiore frequenza.

Nella mia lunga esperienza di studente e nella più recente esperienza di genitore, ho potuto assistere a diverse “malizie”, magistralmente orchestrate: ore rubate con la scusa della (teorica) compresenza, tempo pieno imposto come unica opzione in fase di iscrizione per salvaguardare i posti fissi, consulenze e collaborazioni offerte ad amici e parenti con l’approvazione del collegio docenti, periodi di falsa malattia concordati, ferie “godute” durante il periodo di lezione per restare in servizio (maturando altre ferie) nei 3 mesi estivi (servizio spiaggia), indirizzamento dei bambini verso istituti compiacenti che diagnosticano disagi che richiedono personale aggiuntivo, allegro ricorso alla legge 104, creazione di “classi spazzatura” nelle quali scaricare personale e alunni problematici.

Come risolvere il problema? Non esiste una soluzione: la responsabilità e la coscienza individuale non si possono imporre per legge. Tuttavia, sono convinto che se lo Stato smettesse di imporre concetti come “scuola pubblica”, “scuola parificata” e “valore legale del titolo di studio” (per gli asili vale solo sul lato ” selezione del personale docente”: nella scuola dell’obbligo assumerebbe rilevanza anche sul lato “utenti”, cioè “alunni”), si instaurerebbero modelli di (auto)controllo molto più efficaci.

Un pensiero riguardo “Botte alla “scuola dell’infanzia”

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