Tú me traes un poco loco

Oggi mi scopro più libertino di Don Giovanni.

Può succedere, come ha scritto il mio padrone nell’articolo precedente (o successivo, dipende dall’impaginazione): “Semel in anno licet insanire”. Oppure, come diceva il testo di una canzonetta pop-rock “It takes a fool to remain sane”: forse lasciarsi affascinare dalla follia è l’unico modo per restare sani. I bambini che corrono da un citofono all’altro infastidiscono certamente: sono vittime della superficialità con cui viene affrontato lo scorrere della vita in generale e la ricorrenza della stagione autunnale in questo caso particolare.

Halloween è un “marchio” nel quale sono confluite diverse tradizioni e diversi linguaggi. Forse queste feste sono figlie della reazione alla profonda tristezza autunnale che ripropone la dolorosa ciclicità della vita e per questo motivo sono meritevoli di attenzione. La moda propone fino alla nausea il modello commerciale di “Halloween” nord-americano: Charles M. Schulz (tramite i personaggi di “Peanuts”) ne fa una analisi “sociale” non banale, pur usando il linguaggio inusuale del fumetto. Eppure, si trovano, nell’atmosfera della Festa dei Morti, alcune tracce del “Dia de los muertos” messicano: una festa che, ammantata di linguaggio “cattolico”, nasconde tracce della cultura mesoamericana, in cui la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Gli antichi abitanti dell’odierno Messico e del Guatemala credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso e non causate dal loro comportamento in vita: una prospettiva radicalmente diversa dal moralismo cattolico, sicuramente interessante e forse anche utile. Il bellissimo film di animazione “Coco” (prodotto dall’odiatissima multinazionale americana “Pixar”, dai è tratta la citazione del titolo) trasmette perfettamente la complessità di sentimenti e speranze che confluiscono nella tradizionale festa del Giorno dei Morti.

Tornando alle connotazioni commerciali di Halloween, non vedo minore superficialità nella cattolica e quasi concomitante festa di “Tuttisanti”.

Con notevoli capacità di marketing, la Chiesa Cattolica celebra il bizzarro concetto di “Santo”, con la solita (opportunistica) confusione tra “sacro” (“connesso alla presenza della divinità”) e “santo” (“sanctum”, participio passato di “sancire”, ovvero una decisione molto umana). Celebrare i “Santi” (“sanctum”, p. pass. di sancire ‘sancire, render sacro’) è l’ennesima occasione di concedersi un bagno di autoreferenzialità (attraverso il ricordo o la venerazione di chi ha ricevuto la “patente” di santità) e proselitismo, non diversamente dal proselitismo “commerciale” che gira intorno all’onnipresente Jack-o’-Lantern.

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