Una stupida festa

“Semel in anno licet insanire”, dicevano i Romani antichi. Una volta all’anno è lecito fare i matti, Anche loro avevano qualcosa di simile al nostro Carnevale. Erano i “Saturnalia”, che duravano dal 17 al 23 dicembre. Si trattava sostanzialmente di una festa religiosa, in cui si celebrava il ricordo dell’Età dell’Oro sotto il regno di Saturno, dio dell’abbondanza e della seminagione. Accanto a cerimonie squisitamente religiose, presentava anche anche un aspetto orgiastico e, in un certo senso, eversivo, da “mondo alla rovescia”; al punto che gli schiavi si facevano servire dai padroni, forse in memoria dei tempi mitici in cui vigeva l’eguaglianza e la fratellanza fra gli uomini. Si consumavano lauti pranzi e ci si scambiavano doni. Saturno non fu mai venerato fuori del Lazio, restò sempre una divinità locale. I “Saturnalia” invece si diffusero in tutto l’Impero.

Non vi ricorda nulla questo fatto antico? Anche oggi le consuetudini autoctone di un centro imperiale si diffondono in tutto il mondo. In tutto il mondo si beve Coca Cola e ci si ristora ai McDonald. In tutto il mondo per assentire si dice OK , anche “nel bel paese là dove il sì sòna”, anzi sonava, perché adesso non lo pronuncia più nessuno. Basta che una moda, anche la più cretina, germogli negli stati Uniti e nel giro di poche settimane si diffonde in ogni contrada. Non so da dove sia venuto l’orrido vezzo di tatuarsi, ma sono pronto a scommettere che è arrivato di là anche quello (giuro che una donna tatuata non finirà mai nel catalogo di Leporello). Fino a una trentina di anni fa nessuno nell’Europa latina sapeva che cosa fosse la festa di Halloween. Ora la conoscono tutti e la celebrano con grande diletto. Per i bambini è una pacchia. A loro non sembra neppure vero: un altro Carnevale, oltre a quello, canonico, di febbraio. “Bis in anno licet insanire”! Ma da dove viene questa festa insana? Anch’essa dal centro dell’ Impero: robaccia celtica, che gli americani hanno importato nel Nuovo Continente dalla casa madre, il vecchio mondo protestante europeo. Per lunghissimo tempo rimase una festa limitata al loro ambiente. Poi, sul finire dello scorso secolo, forse per effetto della cosiddetta globalizzazione, s’è diffusa in tutto il mondo come la gramigna. Allo stesso modo in cui i “Saturnalia”, dedicati a un dio sconosciuto fuori dell’ambiente laziale, si diffusero fino ai confini dell’Impero Romano.

Io trovo Halloween repellente. Quando un bambino mi chiede: “Dolcetto o scherzetto?”, giuro che mi viene voglia di prenderlo a calci. Se non lo faccio, è perché, povero innocente, respira l’aria della cultura (o, meglio, dell’incultura) in cui vive. Cultura di zucche. Chissà se piacerà ai leghisti di Salvini. All’origine, parteggiavano per i Celti del Nord contro i Latini e i Magnogreci del Sud, mal digerendo il ricordo della battaglia di Clastidium (oggi Casteggio, in provincia di Pavia), dove i loro presunti antenati, i Galli Insubri, ricevettero una sonora batosta da Marco Claudio Marcello, nel 222 a. C. Ora che sono diventati italioti e patriottici, al punto di essere entrati in coalizione governativa con un terrone patentato come Di Maio, non so che cosa ne pensino di Halloween (a parte il fatto che, con tutte le gatte da pelare che si ritrovano fra le mani in questo momento, Halloween non può neanche passargli per l’anticamera del cervello). Come la mettiamo con Italia First? Come la mettiamo con le Tradizioni da rispettare? Con il Crocifisso che è simbolo della nostra civiltà giudaico-cristiana? Halloween non è una festa pagana cara ai popoli protestanti del Nord Europa che vogliono tanto male al Bel Paese e complottano per impedirgli quella politica del cambiamento da cui dipendono le future “magnifiche sorti e progressive”?

A me delle tradizioni locali importa fino a un certo punto. Non tutte sono belle. Se alcune si perdono, non piango. Ma che Halloween abbia oscurato la ricorrenza dei Morti così come veniva celebrata nel mondo cattolico fino a qualche decennio fa, mi dispiace. Era una delle più belle feste cattoliche. E mi tocca molto da vicino. Non stupitevi, vi spiego subito il perché. Voi tutti sapete che io sono stato trascinato all’Inferno. Così hanno voluto anche i miei genitori 1 e 2, Da Ponte e Mozart, che pur mi hanno tanto amato. Forse però pochi sanno che io ho anche un genitore 3 (ne ho anche tanti altri, ma qui non ci interessano): il mio compatriota spagnolo José Zorrilla y Moral (1817-1893), autore del “Don Giovanni Tenorio” , un dramma a lieto fine in cui io, che, da protagonista, ne combino come sempre, secondo il mio solito, di cotte e di crude, alla fine…mi salvo! E perché mi salvo? Per l’amore di una donna, Ines, che prega per me e riesce a ottenermi la grazia…Incredibile, vero? Eppure è così. Fino a qualche decennio fa in tutta la Spagna ( ora non lo so, tante cose sono cambiate anche là, e non tutte in meglio) nei giorni dei Morti, i teatri, piccoli e grandi, sospendevano la normale programmazione per mettere in scena il dramma di Zorrilla, che è la più bella allegoria del dogma della “Comunione dei Santi”.

Già, la “Comunione dei Santi”. Una volta era tra le verità contenute nel “Credo” che i preti insegnavano alle lezioni di catechismo. Oggi mi pare che nel “Credo” recitato durante il rito eucaristico non se ne parli per nulla. I preti hanno fatto di tutto per mantenere l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, ma poi che cosa si insegna in quelle ore? Si parla dell’amicizia, dell’adolescenza, dell’aborto, dell’eutanasia e di tante altre baggianate, ma non si insegna il dogma cattolico, che invece tutti (e in particolar modo atei e agnostici) dovrebbero impegnarsi a conoscere per filo e per segno, come fatto di cultura, indispensabile per capire la loro Storia, la loro Arte, la loro Letteratura, la loro Musica. Come si può capire il Poema di Dante, in particolare il “Purgatorio” e il “Paradiso”, senza nulla sapere della “Comunione dei Santi”? Aveva ragione Franco Fortini, ateo dichiarato, ad affermare che non siamo più in grado di capire la grandezza e la bellezza del “Paradiso” perché non ne siamo degni.

E allora teniamoci Halloween. Leggo proprio ora che in Mongolia la vogliono proibire. Sbagliato, sbagliatissimo. E’ un diritto anche quello di seguire le mode cretine. A ognuno i suoi gusti. Io, che come miscredente non sono da meno di Franco Fortini, questa sera mi voglio rileggere il testo di Zorrilla, per essere salvato da Donna Ines. Mi commuoverò fino alle lacrime. Speriamo che prima o poi Zorrilla non venga messo al bando per volontà delle femministe. Quella Donna Ines che invece di cacciare all’Inferno lo stupratore Don Giovanni prega per lui e lo salva è proprio una bella bigotta reazionaria, nemica di #metoo.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Una stupida festa

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