Fermare l’invasione (francese)

Fu Luigi Einaudi ad affermare, più di una volta nei suoi scritti, che chiamare “invasione” l’arrivo sul mercato interno di merci più a buon prezzo di quelle prodotte sul territorio nazionale significa usare un termine improprio e disonesto, in quanto si equipara a uno scontro militare, con tanto di distruzioni, morti e feriti, un pacifico confronto economico; che sul momento può mettere in difficoltà alcuni produttori, a beneficio di altri, ma nel medio e lungo periodo si risolve in un vantaggio per tutti: senz’altro per i consumatori, che possono soddisfare in modo meno dispendioso le proprie preferenze, ma anche per il sistema globale nel suo complesso, che premierà i produttori più efficienti eliminando gli sprechi e generando ricchezza diffusa. Grazie al cosiddetto “vantaggio comparato” ogni territorio tenderà in questo modo a specializzarsi in quelle produzioni in cui, per una serie di ragioni, potrà essere particolarmente competitivo, esportando merci concorrenziali e importando quelle che altrove si è in grado di produrre a prezzo più vantaggioso. Altro che “invasioni”! E’ proprio tutto il contrario. Frédéric Bastiat diceva che dove passano le merci non passano i cannoni. Aveva ragione. Il libero mercato (non il capitalismo, che è altra cosa, e spesso e volentieri distorce la libera competizione con l’appoggio dello Stato, garante di esclusive, sovvenzioni, brevetti, monopoli dazi, ecc. ecc; e proprio per questo può essere causa di guerre fra nazioni) è per sua natura pacifico. E’ come un gioco dove non necessariamente vincono sempre i migliori, perché in tutte le vicende umane -e quindi non meno nella competizione economica- anche la fortuna ha un suo peso non indifferente, ma non è mai a somma zero, perché il successo dei singoli, laddove sia stato raggiunto senza ledere i diritti altrui, ridonda sempre a vantaggio della collettività.

Quel che si dice delle merci dovrebbe valere anche per le persone. Fu sempre Luigi Einaudi a dichiarare che le frontiere sono un residuo di barbarie. In un capitolo del suo saggio “The machinery of freedom” David Friedman presenta come principio imprescindibilmente libertario ed economicamente benefico l’apertura delle frontiere. Ricorda che l’America è stata fatta grande anche dal lavoro degli immigrati. Riporta i versi che, alla base della Statua della Libertà, nel porto di New York, invitano i miseri e i diseredati, in fuga dalla povertà, a trovare accoglienza fraterna in una nuova patria. Riconosce che tra merci ed esseri umani c’è qualche differenza, non si nasconde i problemi che nascono quando i flussi migratori oltrepassano una certa soglia, ma non li ritene insuperabili; non tali, in ogni caso, da contraddire il sacrosanto principio delle frontiere aperte.

Anche i migranti, quindi, non sono invasori. Non sono come i gruppi etnici che, in passato, si movevano di concerto con i loro capi per invadere territori occupati da altre popolazioni, a scopo di razzia o per stabilirsi all’interno di quei territori stessi, magari pretendendo di conservare i propri ordinamenti o chiedendo di entrare come mercenari nell’esercito e di accedere alle cariche politiche della nazione ospite. I migranti di oggi, anche se i Trump, i Salvini, gli Orban e i loro accoliti li trattano come invasori, anche se qualcuno per lucro, sfruttando il loro stato di necessità, qualche altro per filantropia (non è chiaro fino a qual punto sincera) tenta di organizzarne in qualche modo il flusso e l’arrivo alla meta, non si muovono come gruppi politicamente organizzati per conquistare o razziare altri territori. Spesso i governanti dei Paesi da cui provengono sono i primi a deplorare la loro partenza, perché deprivano di risorse umane la terra dove sono nati, rendendone più difficile lo sviluppo economico. Non c’è nessun Gran Vecchio dietro i movimenti migratori di oggi. Nessuna macchinazione massonica. Nessuna consorteria bancaria e finanziaria. Nessun Soros. Qualcuno favoleggia di un piano segreto per affossare l’Europa o per islamizzarla. Un complotto contro la civiltà giudaico-cristiana. Non si capisce bene a che pro. E’ vero che tra le masse migranti può esserci qualche infiltrato delle associazioni terroristiche che si richiamano a un islamismo radicale, ma i migranti in sé non sono terroristi. Così come gli italiani che un tempo emigravano in America non erano tutti mafiosi; anche se è vero che la mafia e la criminalità organizzata di matrice italica riuscirono a metter radici nel Nuovo Mondo. Al Capone? Senz’altro un delinquente. Ma non dimentichiamo altri nomi di cui invece è giusto andar fieri, come Fiorello La Guardia.

Una volta i muri, soprattutto quelli di confine, si costruivano per fermare le invasioni, quelle vere, costituite da gente in armi che tentava di penetrare con la violenza nel territorio altrui. Pensiamo alla Grande Muraglia Cinese. Pensiamo al complesso sistema del “limes” dell’Impero Romano, di cui il Vallo di Adriano, con le sue imponenti vestigia, ci offre un esempio particolarmente significativo. Anche le mura delle città, che oggi ammiriamo come testimonianze storiche oltre che per la sapienza architettonica e ingegneristica di chi le ha costruite e per i loro valore estetico, servivano a difendersi dalle invasioni vere. Certo, alle porte delle città c’erano le guardie che controllavano chi entrava e usciva; c’erano i dazieri che riscuotevano i balzelli: ma non erano atti di guerra. erano semplicemente pratiche odiose, come quelle dei doganieri e delle Guardie di Finanza di oggi. Le quali ultime, fino a qualche tempo fa, sparavano magari ai contrabbandieri, ma non mi risulta abbiano mai sparato ai migranti. Un muro tutto particolare fu quello di Berlino, che fu costruito non per impedire l’ingresso nel territorio della DDR (quindi l’immigrazione: nessuno voleva entrare nel paradiso comunista, neanche chi dall’esterno ne cantava le lodi, pur continuando a vivere nell’inferno capitalista), ma per impedire la fuga (e quindi l’emigrazione!) di chi voleva sottrarsi alle gioie della dittatura proletaria.

Oggi invece i Trump, gli Orban e i loro accoliti costruiscono muri, o vorrebbero costruirli, come Salvini, per respingere non le invasioni vere, ma gli immigrati. Contro gli immigrati che violano i Sacri Confini della Patria si sarebbe disposti anche a sparare. Contro chi dal Messico vuol penetrare negli Stati Uniti i poliziotti americani lo fanno. A Ceuta, contro i migranti africani, l’hanno fatto più di una volta quelli spagnoli, con qualsiasi governo in carica. I francesi fanno anche di peggio: si permettono di invadere, nel senso proprio del termine, il territorio italiano, in zona di confine, per catturare immigrati che sono sfuggiti al loro controllo o addirittura, come è successo in questi ultimi giorni, per scaricare, nel medesimo territorio italiano, gruppi di migranti irregolari catturati sul suolo francese. Alle blande proteste del governo italiano il governo francese risponde che si è trattato di errori, non di azioni consapevolmente invasive. Ma chi può crederci? Dove volevano scaricarli quegli immigrati irregolari? Evidentemente in territorio italiano, nella presunzione, probabilmente fondata, che arrivassero di lì. Ebbene, per scaricarli in territorio italiano avevano tre possibilità: o consegnarli direttamente e ufficialmente alle forze di polizia italiane, o chiedere alle competenti autorità italiane il permesso di sconfinare, o sconfinare arbitrariamente, sperando di farla franca. Hanno scelto quest’ultima opzione. Ebbene, lo sconfinamento arbitrario da parte di forze armate, come sono quelle di polizia, ha un solo nome: invasione.
Altro che impedire l’attracco di navi cariche di migranti, per impedire invasioni dall’Africa! Gli invasori sono i francesi. Salvini dovrebbe parlar chiaro: se lo fate un’altra volta io ordino di sparare. Non contro i migranti, ma contro i vostri sbirri. Per difendere i Sacri Confini della Patria. Altrimenti, dove va a finire il tanto sbandierato Sovranismo?

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Fermare l’invasione (francese)

  • 25 ottobre 2018 in 11:30 am
    Permalink

    Per quanto riguarda il muro di Trump, è solo questione di tempo, a breve servirà anche questo per non far fuggire i suoi connazionali.

I commenti sono chiusi