Anarcocomunisti? No, solo rimbambiti

In uno degli sconcertanti “temìni” (il termine è stato, in proposito, felicemente coniato, qualche decennio or sono, dall’illustre linguista Raffaele Simone) che Francesco Alberoni pubblica a ritmo serrato sul “Giornale”, si legge che l’ideologia del Movimento 5 Stelle sarebbe anarco-comunista. Vi assicuro che, appena l’ho letto, ho fatto un balzo sulla sedia. M’è sovvenuto all’istante che fu proprio Indro Montanelli, sulle pagine del medesimo quotidiano, da lui fondato e diretto, a chiedersi come sia possibile assegnare cattedre universitarie a certi personaggi come il suddetto sociologo, esperto di” innamoramento e amore”, su cui campa di rendita da una vita. E ora è proprio il quotidiano che fu del grande giornalista di Fucecchio a ospitarlo, transfuga, tempo fa, dalle più prestigiose pagine del “Corriere della sera”. Davvero bizzarra la vita!

Mi chiedo: come può un professore universitario usare i concetti così alla carlona? Non si rende conto che anarchismo e comunismo sono termini antitetici? Intendiamoci bene: in un contesto privo di istituzioni autoritarie, e quindi, in primis, dello Stato, che ne è il prototipo, nessuno potrebbe vietare a comunità più o meno estese di individui di associarsi volontariamente, senza né subire né imporre coercizione alcuna, per vivere secondo criteri di assoluta eguaglianza economica, mettendo i loro beni e i loro redditi in comune ed esercitando un tipo di economia aliena dai principi del capitalismo e del libero mercato. Altro discorso è vedere se simili esperimenti potrebbero durare a lungo. Finora non hanno avuto successo. Anche i primi cristiani, a leggere gli “Atti degli Apostoli” ci provarono, ma fin dall’inizio dovettero fare i conti con i furbetti che fingevano di mettere in comune tutto e invece si tenevano per sé parte del denaro ricavato dalla vendita dei beni che possedevano. Ricordate l’episodio di Anania e Saffira, i coniugi che vendono le loro proprietà e consegnano a Pietro solo una frazione del ricavato, lasciando credere il contrario? E’ un episodio che ho sempre letto con raccapriccio. Ci fanno una brutta figura tutti. In primo luogo, naturalmente, Anania e Saffira, primo modello di cristiani bugiardoni di cui la Storia ci avrebbe dato tanti altri esempi. Anche Pietro però, invocando sul loro capo la morte, anziché limitarsi a una bella ramanzina, non fa una gran bella figura. La figura peggiore però la fa Dio Padre Onnipotente, che qui si comporta come lo Jahvè geloso e crudele dell’Antico Testamento, mandando a segno immediatamente la maledizione di Pietro. La faccenda è così sconcertante che anche un fine teologo come Gianfranco Ravasi non la può tanto digerire, e si arrampica sugli specchi per far dire al testo sacro quello che non dice. Effettivamente, è un po’ duro per il magistero della Chiesa condannare la pena di morte come provvedimento anticristiano a fronte di un Apostolo -il primo papa!- che la infligge per una bugia, con il pieno consenso del suo Capo. Dov’è finito il Dio-Amore predicato da Cristo? Non si sa.

Ma non divaghiamo. Mi limito ad aggiungere che il comunismo paleocristiano fallì quasi subito per la sua fragilità economica. Quando al tempo dell’imperatore Claudio il mondo romano fu colpito da una grave carestia, a risentirne di più furono proprio le comunità che avevano scelto la comunione dei beni e il rifiuto del mercato. Nell’occasione si organizzarono collette di cui fu promotore e organizzatore San Paolo, come si evince dalle sue lettere ai Corinzi e ai Romani.
Torniamo ad Alberoni. E’ chiaro che lui non pensa al comunismo cristiano o a qualcosa di simile. Pensa al comunismo che si è andato storicamente affermando sulla base del pensiero di Marx. Ebbene, questo comunismo è tutto il contrario dell’anarchismo, tant’è vero che i comunisti sono sempre stati acerrimi nemici degli anarchici, ad esempio nella guerra civile di Spagna del 1936-39. Ed è inevitabile che sia così. Come può conciliarsi un sistema economico fondato su piani quinquennali governati da un sistema centralizzato con l’autodeterminazione degli anarchici? Impossibile! Né mi si venga a dire che il sistema sovietico e i sistemi fratelli sono una cosa, il pensiero di Marx un’altra. Sta di fatto che Marx non ha mai ben chiarito quali sarebbero le dinamiche della futura società senza classi, e pare non abbia mai escluso la necessità di una, sia pur provvisoria, “dittatura del proletariato”.Quando poi Engels prefigura una società in cui tutti possono fare tutto, a piacere, magari il mattino il cuoco e il pomeriggio l’astronomo, oggi il fabbro e domani il bibliotecario, con tutto il rispetto si direbbe che gli è dato di volta il cervello. Il comunismo come si è storicamente attuato non ha mai portato a nulla di simile. Altro che anarchismo!
Anarco-comunisti i princìpi dei 5 Stelle? Chi ha formulato un ossimoro così bizzarro ha poche idee ma…ben confuse! Anarchici Grillo, Di Maio e tutti gli altri semianalfabeti della loro corte? Nessuno di loro rinnega lo Stato. Rifiutano la democrazia liberale oggi prevalente nel mondo più sviluppato (la Cina merita un discorso a parte), ma propongono una democrazia diretta che, anziché portare nuova libertà, ci riporterebbe indietro di secoli, consegnando il potere a minoranze ignoranti e rumorose, manipolate da astuti demagoghi. Si distruggerebbe quel poco di sana aristocrazia che in qualche modo il sistema parlamentare ha saputo mantenere, attraverso l’equilibrio di poteri distinti, “camere di raffreddamento” (il tanto vituperato Senato, la tanto derisa Camera dei Lord) e istituzioni sottratte all’arbitrio del voto popolare dove uno è uguale a uno. Uno statalismo ancora più oppressivo di quello attuale, che già è divenuto insopportabile.
Comunisti Grillo, Di Maio e tutti gli altri semianalfabeti della loro corte? Ancor meno! Il comunismo di Marx ha rifiutato l'”anarchia” del mercato e il sistema capitalistico che in tale “anarchia” si è andato sviluppando, partendo però dal presupposto che la borghesia capitalistica ha svolto e continua a svolgere una funzione indispensabile, e solo quando le contraddizioni in cui il sistema di classe su cui si basa diventeranno dirompenti sarà il momento in cui si stabilirà, per necessità storica, una società comunista, dove non ha più luogo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Marx non è contro la scienza, la tecnologia, la modernità, le macchine, la crescita della ricchezza. Al contrario, ne auspica la crescita fino al momento in cui i benefici saranno appannaggio di tutta la comunità e non solo di chi possiede i mezzi di produzione. Dietro il pensiero di Marx non c’è solo Hegel con la sua visione dialettica e progressiva della Storia, ma anche il pensiero economico classico, da Smith a Ricardo (il principio, errato, del valore =lavoro deriva di lì). Altro che decrescita felice! Marx oggi riderebbe di Serge Latouche, come a suo tempo rideva del socialismo utopistico.

Invece i 5 Stelle della decrescita felice sono sempre stati fervidi sostenitori. Disprezzano la scienza, deridono la medicina, vedono gli OGM come il fumo negli occhi, si oppongono alle grandi infrastrutture e l’unica tecnologia che sanno apprezzare è quella digitale (che tempo fa però Grillo esecrava, incitando a distruggere i computer) in quanto renderebbe possibile una democrazia diretta su larga scala. Ora che sono al governo, stanno facendo di tutto per regalare tale portento neo-roussoviano al popolo che li ha votati e che continua a sostenerli. L’alleato Salvini, capo di un partito che fino a poco fa si ergeva a paladino della media e piccola imprenditoria nordica, fustigando l’assistenzalismo caro ai terroni, si sta spostando sulle posizioni di Di Maio, sostenendo il “decreto dignità” e tutte le altre misure che, invece di promuovere lo sviluppo, aumenteranno la povertà. Ora che il famigerato “spread” ricomincia a salire e il “Financial Times” paventa, per l’Italia, un tracollo simile a quello da cui la Grecia si sta a fatica risollevando, Di Maio e Salvini se la prendono con i “poteri forti” che manovrano il mercato contro la politica economica del loro governo. Sono come i bambini, che dietro ogni fenomeno vedono un mago o una strega. Il mercato è l’insieme delle scelte economiche, piccole e grandi, che ciascuno di noi compie quotidianamente in piena libertà. Lo Stato, spesso in combutta con il grande capitale parassitario, cerca sempre di piegarlo a proprio vantaggio. Ma non c’è nessun grande vecchio (neppure il tanto deprecato Soros) che con un colpo di bacchetta magica può far salire lo “spread” a piacimento o affossare l’economia di una nazione.

Anarco-comunisti? Semplicemente rimbambiti, a dispetto della loro ancor giovane età.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

8 pensieri riguardo “Anarcocomunisti? No, solo rimbambiti

  • 22 agosto 2018 in 2:42 am
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    Non mi focalizzerei troppo sulle definizioni (anarchia, comunismo), che sono solo parole e con i sofismi si può arrivare ovunque. Ad es. nessuno direbbe che Mao non fosse comunista; ma per me è stato il primo vero punk della storia, ovvero dissacratore, sovvertitore, rivoltatore della società come un calzino, roba che il movimento inglese nato anni dopo gli fa un baffo. Il M5S che mette in dubbio la scienza ufficiale e Mao sembra negò lo sbarco sulla luna (fonte: conferenza del fu Prof.Marianini, ma in rete non si trova alcuna traccia), disprezza medicina e tecnologia e che vuole aprire la scatoletta di tonno parlamentare non è poi tanto lontano nelle parole da un neomaoismo.

    Inoltre il grillismo, già prima di entrare in parlamento, al tempo dei meetup, a me pareva una copia rivisitata, corretta e aggiornata ai nostri tempi della rivoluzione culturale, con Grillo grande timoniere a cui era tributato ogni onore, il sacro blog che sostituiva i tazebao delle piazze di Beijing, mentre il libretto rosso inseparabile era sostituito dallo smartphone con cui si era sempre a contatto col pensiero del capo.

    Stendiamo poi un velo pietoso sulla preparazione culturale dei suoi elementi che li rendono assai simili agli zappatori maoisti e polpottiani. ### SARCASM ON
    Difendo però quella senatrice grillina ingiustamente sbeffeggiata da zoticoni poichè scrisse Pino Chet: ma ella sicuramente si riferiva al caro Pino Chet Baker, il famoso trombettista toruratore. In effetti – per chi non è molto avvezzo al jazz (come me) – ascoltarlo è davvero un tormento. ### SARCASM OFF

    • Leporello
      23 agosto 2018 in 4:17 pm
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      Ahah attenzione che la tag non funziona, la sintessi corretta è test ;)

  • 22 agosto 2018 in 6:20 am
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    Per comodità di linguaggio preferisco inserire le organizzazioni volontarie dedite al possesso non individuale dei beni, nella definizione di “comunitarismo” in luogo di “comunismo”. Vale anche per i primi cristiani. Queste associazioni sarebbero rientrerebbero comunque nella categoria dei soggetti di diritto privato. La loro proprietà comune sarebbe comunque una proprietà privata, non di un’istituzione assimilabile allo stato che esproria con la forza. Resta il fatto che i Cinque Scheletri fuori dell’armadio, peraltro ammalati di giustizialismo, con l’anarchismo non hanno un solo punto in comune. Che alcuni … “grandi alberi” (nulla a che vedere con quelli di Bolgheri) non se ne accorgano non mi meraviglia. Dovrebbe, in teoria, meravigliarmi di più l’innamoramento e amore di Mediaset per certa sociologia d’accatto. Ma ormai…

    • Leporello
      23 agosto 2018 in 4:15 pm
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      Ben tornato! Mi scuso ma non capisco perché i suoi commenti non compaiono direttamente nella pagina e il software mi chiede ancora l’approvazione. Cercherò di rimediare, ma si tratta di poche ore di ritardo, visto che nel suo caso approvo la pubblicazione ancora prima di leggere.

  • 22 agosto 2018 in 12:24 pm
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    Messaggio di prova.

  • 23 agosto 2018 in 10:23 am
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    Sembra un articolo scritto da due persone diverse. La prima parte mi lascia molto perplesso per alcune affermazioni e la seconda mi trova d’accordo per molte cose che dice. Non aggiungo altro per non fare il pedante e poi avrei bisogno di due paginette di commento (alla prima parte). Allora lascio stare.

    • Giovanni Tenorio
      23 agosto 2018 in 4:08 pm
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      Caro de Bellis, il Suo intervento mi onora. Le sarei grato se potesse occupare tutto lo spazio che desidera per chiarire le Sue perplessità a proposito del mio articolo:che, Le assicuro, non è stato scritto a quattro mani; è tutta farina del mio sacco. Può darsi che parte di tale farina non sia di prima scelta. Nel qual caso, sarei ben lieto di poterla mondare, facendo tesoro delle Sue osservazioni. Le critiche delle persone intelligenti mi fanno sempre piacere, e ritengo siano oltremodo costruttive. La aspetto!

    • Leporello
      23 agosto 2018 in 4:13 pm
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      Ben ritrovato Gian Piero de Bellis!

      Confermo (da editore copia-incollatore) che gli articoli sono sempre scritti a due mani (o due piedi nel mio caso), le eccezioni (es. Ponte Morandi) in cui gli interventi contengono il contributo di due autori, sono esplicitamente segnalate.

      Quanto alla pedanteria: non riesco nemmeno a immaginare questa eventualità. Lo spazio è a disposizione nei commenti oppure, volendo, anche con un articolo dedicato (se accetta la complicazione del “login” come autore).

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