Lettera a Sua Eminenza Cardinale Gianfranco Ravasi

Eminenza,

Ella forse si stupirà, e si sentirà contrariata, che un libertino confesso come me osi rivolgersi a Lei. Tanto più che in altre circostanze mi sono permesso di criticarLa e di contraddirLa, insaporendo il mio discorso con qualche dose di ironia. Non so se quegli scritti, ormai datati, Le siano caduti sotto gli occhi: i miei lettori sono suppergiù venticinque, e non credo che Ella si pregi di far parte del loro novero. Se per caso li ha letti, e se n’è sentita offesa, La prego di perdonarmi cristianamente, esecrando il peccato, non il peccatore.

La prego di credermi: anche se questo sito si qualifica come luogo di dubbia moralità; anche se sono un libertino impenitente che molte volte ha fatto soffrire le donne di lui innamorate (ma anche molte di loro hanno fatto soffrire me), non sono una persona incapace di pietà. Alberga anche nel mio corpo un’anima, un cuore pulsa anche nel mio petto. Anche se non Le sembrerà vero, Le assicuro che le sofferenze altrui -e soprattutto quelle dei bimbi- talvolta mi hanno fatto versare qualche lacrima. Sia pur in misura modesta, ho aiutato anche qualcuno che si trovava in difficoltà. Sono ricco, e lo so che questo è in sé una colpa, secondo la dottrina di Cristo. Ma non so essere così eroico da vendere tutto quello che ho per darlo ai poveri. Ella dirà che è un segno di viltà. Può essere.

Proprio perché ho un cuore, guardo con raccapriccio le scene dei migranti che tentano di sbarcare nella ricca Europa, abbandonando la miseria e l’orrore delle loro terre natie. Credo anch’io che, proprio perché siamo uomini, dobbiamo essere umani. Mi capita di leggere e rileggere il Vangelo, non perché lo consideri un testo sacro, ma un testo imprescindibile sì, come L’Odissea o la Divina Commedia. Sa qual è la parabola che preferisco? Quella del Buon Samaritano. Da piccolo mi commoveva fino alle lacrime. Ora mi chiedo: se il Samaritano avesse incontrato sul suo percorso non uno, ma mille viandanti assaliti dai briganti, feriti e privati di ogni avere, avrebbe dovuto soccorrerli tutti, pagando di tasca propria? Sarebbe stato deplorevole se avesse preteso che anche gli altri viaggiatori gli dessero una mano, facendo la loro parte e magari spendendo del loro denaro? Non sarebbe giusto che la carità fosse solidale, anziché gravare tutta quanta sulle spalle del più generoso?

Queste riflessioni sono germinate nella mia mente qualche giorno fa, leggendo ciò che Ella ha scritto dopo il doloroso episodio della nave Aquarius, che il ministro dell’Interno Salvini non ha voluto accogliere nei porti italici: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Le assicuro che Salvini è un personaggio a me del tutto estraneo; che il suo pensiero politico per molti aspetti, mi ripugna; che il suo atteggiamento, in molti casi, mi risulta repellente. Non lo odio solo perché non sono capace di odiare (non odio neppure il Commendatore, che mi ha fatto spedire all’Inferno!). Però il rimbrotto che Ella gli rivolge (perché le Sue parole erano chiaramente rivolte a lui, dato il momento in cui sono state scritte), mi sembrano fuori luogo. Per una semplice ragione: che in mille altre occasioni altri governi della civilissima Europa si sono comportati in modo di gran lunga più esecrabile, senza che Ella abbia voluto rimarcarlo in tono altrettanto netto. Il socialista Zapatero ha fatto addirittura sparare contro i migranti che a Ceuta volevano penetrare nel territorio spagnolo. Sappiamo che cosa ha fatto la polizia francese a Ventimiglia e a Bardonecchia. L’Italia è come un ponte gettato attraverso il Mediterraneo: inevitabile che chi cerca di fuggire dal continente africano cerchi di sbarcare lì. Non sarebbe giusto che anche gli altri Paesi europei collaborassero, accettando di ospitare una quota dei migranti? A parole si sono detti (non tutti) d’accordo, ma i fatti li smentiscono. Se un governo italiano a un certo punto dice:”Basta! Non possiamo essere i soli ad allargare le braccia, anche gli altri ci vengano incontro, assumendosi le proprie responsabilità”, possiamo dargli torto? Semmai, possiamo sottolineare una patente contraddizione nel pensiero di Salvini, che da un lato reclama la solidarietà europea, dall’altro elogia il primo ministro ungherese Orbàn, il quale di migranti non vuol neppure sentir parlare, e contro di loro vorrebbe costruire muri, alla maniera di Trump. Ma questo è un altro discorso.

Facciamo finta per un momento, Eminenza, che la Chiesa, di cui Ella si onora d’essere un autorevole rappresentante, possieda ancora il territorio, per un buon tratto affacciato al mare, che le fu strappato nel 1870, con la presa di Roma, a coronamento di quella misera cosa che fu il Risorgimento. Accetterebbe di accogliere tutti i migranti che pretendessero di sbarcarvi, magari sostenendo la propria pretesa con l’ appello al principio evangelico dell’accoglienza, quello stesso che Papa Francesco proclamò qualche anno fa a Lampedusa? Continuerebbe a farlo anche se, a un certo punto, i disagi della popolazione indigena diventassero insopportabili? Anche se i mezzi venissero a mancare? Anche se le spese diventassero insopportabili? Il governo dello Stato Pontificio, con il beneplacito del Papa, non alzerebbe forse la voce, chiedendo anche alle altre potenze europee, che si proclamano cristiane, di fare la loro parte?

Perché allora anche adesso le supreme autorità di Santa Romana Chiesa, invece di rampognare soltanto l’Italia – che, va riconosciuto, finora ha fatto molto più degli altri Paesi – non si rivolgono all’Europa tutta? Perché, con il suo prestigio e la sua abilità diplomatica la Santa Sede non si muove concretamente in favore di un’accoglienza davvero solidale, in cui ciascuno Stato accoglie fin dove può, sulla base dell’estensione territoriale, della densità demografica, delle offerte di lavoro, dei mezzi di cui dispone, dei vincoli di bilancio?

Sa che cosa sogno io, Eminenza? La prego, non sbigottisca alle mie parole. Io vorrei la fine, in tutto il mondo, di quello che viene chiamato “Welfare State”. Non significherebbe la fine della Carità, ma l’inizio della vera Carità, quella che nasce non dall’imposizione della legge, ma dai moti del cuore. Quella senza la quale, “se anche parlo le lingue degli uomini o degli angeli… sono un bronzo sonante o un cembalo squillante” (I Cor,13,1) E vorrei anche la cancellazione di ogni confine nazionale. Non più sbirri ai confini, non più motovedette a presidiare le acque territoriali. Piena libertà di movimento per tutti. E se io voglio ospitare a casa mia una persona invisa a tutti i miei vicini, ma cara a me, nessuno dei miei vicini (e, a maggior ragione, nessun governo) deve potermi impedire di accoglierla sotto il mio tetto. A patto che le spese siano tutte a mio carico. Oggi i flussi dei migranti sono come fiumi in piena, che rischiano di travolgere i territori ove irrompono, perché si pensa che, bene o male, il “Welfare” di ogni Stato interverrà anche a favore degli immigrati, per numerosi che siano, a dispetto della contrarietà spesso manifestata dalle popolazioni indigene (con il bel risultato che i movimenti razzisti e xenofobi crescono a dismisura, turbando la pace sociale). Cancellato il “Welfare”, resta solo la carità volontaria, non importa se di singoli individui o di associazioni benefiche. I flussi inevitabilmente diminuirebbero; perché se è vero che non ci sarebbero gli sbirri a sparare, non ci sarebbero neanche soccorsi pubblici, e la sopravvivenza non sarebbe garantita.

Le fa orrore questo mio sogno? A Lei apparirà poco cristiano. A me molto. Gesù Cristo non parlava agli Stati, ma alle coscienze degli individui. Se Ella, insigne biblista, mi citerà un solo brano evangelico a confutazione di quanto dico, sarò ben lieto di mutare opinione.

Nella mia pochezza, ho l’ardire di rivolgere un suggerimento a tutti i Cardinali che onorano con la loro pietà religiosa e la loro dottrina Santa Romana Chiesa, di cui sono il più degno coronamento. Perché Ella e i Suoi illustri confratelli non ospitano presso di sé un migrante, uno solo per ciascuno, o magari un’intera famiglia di migranti, prendendosene cura non soltanto sotto l’aspetto economico, fino al momento in cui si siano integrati nella nuova patria? Sarebbe un fulgido esempio per tutti gli uomini di buona volontà.

Perché vede, Eminenza, di citare il Vangelo sono capaci tutti: non è necessario essere biblisti e aver studiato teologia. Lo cito spesso anch’io, che sono il più immondo dei peccatori. Non lo faccio per salvarmi a buon mercato. All’Inferno ci sono già. Mi ci hanno mandato e nessuno mi tira più fuori. Le assicuro che non si sta poi tanto peggio che sulla terra, dove, come dice Sartre, spesso l’inferno sono gli altri.

La saluto con reverenza e Le auguro ancora tanti anni di studi fecondi e di prestigiose pubblicazioni.
Suo devotissimo
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “Lettera a Sua Eminenza Cardinale Gianfranco Ravasi

  • 22 giugno 2018 in 10:43 am
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    Ecco, appunto, se le canaglie massonico-risorgimentali avessero lasciato alla Chiesa il suo pezzo di territorio, adesso avremmo potuto vedere come si sarebbe comportata nei fatti col problema dell”immigrazione clandestina; però dopo aver compiuto il miracolo di governare per secoli una massa di eterogenea praticamente senza esercito, con una polizia scalcagnata e con l’imposizione di decime che spesso diventavano ventesime o anche nulla senza nessuna equitalia taglieggiatrice, credo che anche il secondo miracolo sarebbe stato più che fattibile.

  • 25 giugno 2018 in 6:16 am
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    Massoni erano in tanti, non solo le canaglie. Se avessero governato Cattaneo e D’Azeglio invece di Cavour e Rattazzi, non avremmo avuto gli espropri proletari dei beni ecclesiastici e cioè l’applicazione di un principio antitetico al pensiero liberale. Ci sono massoni che aderiscono a partiti socialisti, il contrario del libero pensiero. Ma quest’ultimo non va confuso con le canaglie in genere. Recentemente gli studenti italiani preuniversitari si sono trovati a commentare un noto romanzo di Bassani dove alcuni esponenti della comunità ebraica risultano iscritti al PNF. Non è un’invenzione dell’autore, era così. Ma non per questo si può pensare che il fascismo lo abbiano inventato gli ebrei. Comunque anch’io avrei voluto vedere Pio IX alle prese con il fenomeno migratorio. Certo l’avrebbe gestito meglio del suo successore argentino. Perché sul piano culturale il paragone è impossibile.

    • 4 luglio 2018 in 7:23 pm
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      Ma esimio Colla, non comprendo; il fenomeno clandestini è di oggi, quindi sarebbe spettato comunque alla triade Wojtyla-Ratzinger-Bergoglio (o chi per loro se la non annessione avesse cambiato le elezioni papali). Pio IX avrebbe potuto al massimo gestire al meglio le migrazioni interne dei burini evitando e/o limitando (e non è poco) quella dei cafoni e dei buzzurri.

    • 4 luglio 2018 in 8:40 pm
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      Tra i “tanti” sublimi massoni umani (i miglioristi!?), c’era forse anche qualcuno che non volesse affatto mangiarsi lo stato pontificio? Perchè gira e rigira siamo sempre lì; ci sono stati da operetta su cui nessuno ha mai fiatato sulla loro legittimità, Monaco e i Grimaldi, S.Marino, Andorra, la Svizzera, gli stessi Savoia del GranPiemonte (ma chi czz erano che stavano appena alla II generazione???), ma il potere temporale di oltre mille anni della Chiesa dava un fastidio enorme soprattutto all’Inghilterra, patria delle logge massoniche e di quella caricatura confessionale cattoluterana che è l’anglicanesimo, questo è il punto.

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