A proposito di Kreuzpflicht

D’accordo, il governatore della Baviera ha fatto una grande sciocchezza a imporre il Kreuzpflicht, l’obbligo di esporre il crocifisso in tutti gli uffici pubblici del Land (quelli federali, com’è logico, restano esclusi, in quanto dipendenti dal governo centrale). Si è attirato le rampogne di tutti: i partiti dell’opposizione, il partito fratello CDU, con cui si allea in occasione delle elezioni federali (quello della Merkel, per intenderci), i rappresentanti degli immigrati musulmani che sono piuttosto numerosi in Baviera, addirittura l’arcivescovo cattolico, il che lascia esterrefatti. Però, a quanto pare, il “popolo” è favorevole al provvedimento, se per “popolo” intendiamo una maggioranza numerica (cosa che io, come ben sapete, rifiuto). Sembra che il 56% dei bavaresi siano d’accordo. E allora? Quelli che si sciacquano la bocca a tutte le ore con la parola “democrazia”, non hanno niente da dire? Vox populi, vox Dei. Se il popolo vuole il crocifisso, diamogli il crocifisso. Allo stesso modo che, se in Italia il popolo vuole al governo uno stuolo di mammalucchi, è giusto dargli uno stuolo di mammalucchi, come quelli che hanno giurato ieri l’altro nelle mani del presidente Mattarella. Pare che alla maggioranza degli italiani questo governo piaccia. Contenti loro… Vedremo se continueranno a incensarlo anche quando si vedranno costretti ad andare in giro con le pezze nel culo.

Ma torniamo al problema del crocifisso. Certo che quella del governatore bavarese è una mossa furbesca. Visto che il partito xenofobo AfD, alle ultime elezioni del Land, ha eroso fortemente il consenso popolare della CSU, il partito cristiano-sociale da sempre egemone nella cattolicissima Baviera, perché molti disapprovano la politica di apertura all’immigrazione, in prevalenza di musulmani, voluta dalla Merkel, ha pensato bene di recuperare il favore degli elettori con un segnale fortemente identitario: il crocifisso non solo come simbolo religioso, ma anche come vessillo di una civiltà che nel cristianesimo trova i suoi valori fondanti.

Se l’arcivescovo si oppone al Kreuzpflicht perché subodora che dietro il provvedimento ci siano motivazioni di bassa politica, pur mascherati con grandi ideali, non ha tutti i torti. O meglio, non avrebbe tutti i torti se la Chiesa non fosse stata la prima, nel corso dei suoi secoli di vita, a strumentalizzare la croce per fini poco nobili. La croce è stata spesso trasformata in spada, è servita a benedire armate e cannoni, nel suo nome sono state mandate a morte persone che avevano il solo torto di non pensarla come i preti. Per fortuna, il vero significato della croce non è questo. Appeso a quel legno c’è un innocente, che non ha mai torto un capello a nessuno ed è stato condannato solo perché dava fastidio ai potenti. Anche chi, come Pilato, avrebbe voluto salvarlo, dovette cedere agli urli della folla (ancora una volta, il popolo!) che preferì mandare assolto Barabba; e non potè sottrarsi al suo compito di funzionario imperiale davanti all’accusa -falsa- di “crimen maiestatis”, delitto di lesa maestà. Gesù avrebbe potuto difendersi, dimostrare che non era vero. Fece un po’ come Socrate, un altro personaggio “democraticamente” condannato perché dava fastidio, e che nel suo discorso davanti ai giudici sembra voler far di tutto per irritarli ancora di più. Mi piace pensare che Gesù e Socrate abbiano desiderato di essere condannati, così da dimostrare alle generazioni future quanto è fallace, e spesso crudele, la giustizia umana.

Io appenderei in tutti i tribunali il crocifisso e un ritratto di Socrate,come monito ai giudici, perché, condannando gli innocenti, non si macchino di delitti ben più gravi di quelli che sono chiamati a giudicare. Appenderei anche due pensieri che Beethoven scrisse nei suoi “quaderni di conversazione”: “Gesù e Socrate furono i miei maestri. Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

PS. I preti diranno.”Come si permette uno sconcio libertino come Don Giovanni di parlare di Cristo, che è nostro monopolio?”. Sì, parlo di Cristo, come voi blaterate di progressività fiscale e di Flat Tax . Nessuno ha il monopolio di niente. Neanche voi di Cristo.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “A proposito di Kreuzpflicht

  • 8 Giugno 2018 in 7:50 am
    Permalink

    Spero che il caro Ludwig abbia scritte le due frasi in momenti divesi e separate tra loro.
    Sordo sì, ma non mentecatto.

  • Giovanni Tenorio
    10 Giugno 2018 in 7:34 am
    Permalink

    Certo che scrisse le due frasi in momenti diversi. Beethoven era un fervente kantiano. Nelle sue Sinfonie i temi che con il loro sviluppo articolano il primo movimento riflettono il contrasto fra Bittende Prinzip e Widerstrebende Prinzip , Principio Implorante e Principio di Opposizione, attinto dalla filosofia del Sommo di Königsberg.

  • 11 Giugno 2018 in 10:00 am
    Permalink

    La differenza è costituita dal fatto che su Gesù di Nazareth, Don Giovanni pronuncia frasi sensate; condivisibili o meno. Sulla progressività fiscale la chiesa di Roma afferma solo plateali sciocchezze tecniche. E perfino etiche. Cosa più grave del semplice blaterare.

I commenti sono chiusi