In ogni luogo sulla faccia della terra i migliori sono nemici della democrazia

Si è soliti citare l’affermazione di Winston Churchill secondo cui la democrazia è il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri. Mi pare però (mi si corregga se la memoria mi inganna) che sempre lui, in altra occasione, abbia sostenuto che per screditare la democrazia basta parlare cinque minuti con l’elettore medio e prender nota di quello che dice. Chiaramente, parlava della democrazia liberale, quella che tenta di conciliare i due principi, a prima vista incompatibili, della partecipazione al potere e della difesa dal potere: per dirla con Benjamin Constant la libertà degli antichi, o “libertà di”, e la libertà dei moderni, o “libertà da”. A dire il vero, l’opposizione fra i due principi non è poi forse così netta: è stato un grande teorico del liberalismo, Nicola Matteucci, ad affermare che, storicamente, la libertà liberale, cioè la “libertà da”, ha sempre avuto come corollario il fine di consentire la “libertà di”. Se le cose stanno così, la presunta incompatibilità dei due principi, cui sopra si accennava, sembra venir meno. Quindi le moderne democrazie liberali sono il meglio che si potesse escogitare? Dimentichiamo per un momento l’anarchismo, e facciamo finta di credere che senza Stato si ricadrebbe nell’ hobbesiano bellum omnium contra omnes. Si sarebbe tentati di dire: sì, sono il meglio, e possono essere considerate il frutto più prezioso del pensiero e dell’azione liberali. Sempre il compianto Matteucci ebbe addirittura a dire che il liberalismo (e lo intendeva nella sua forma matura delle moderne democrazie liberali) è un anarchismo non utopistico, capace di fare i conti conti con quella che Machiavelli chiamava realtà effettuale.

Stanno proprio così le cose? A dispetto di quanto affermava Francis Fukuyama, che dopo il crollo del sistema sovietico vedeva hegelianamente la fine della Storia con il trionfo planetario del sistema “occidentale”, capitalistico e liberal-democratico, non si direbbe proprio. Le democrazie moderne, come ha detto Panfilo Gentile in un suo saggio che in queste settimane sta per essere opportunamente ripubblicato, sono diventate “democrazie mafiose” in balia dei partiti, che si autolegittimano appellandosi al consenso del popolo, certificato dalla partecipazione elettorale, ma di fatto perseguono i loro propri interessi, pur appellandosi al “bene comune”. D’altra parte è sempre stato così: chi comanda finge di voler fare il bene dei sudditi, ma di fatto pensa soltanto al bene proprio. Basta rileggere quello che dice Trasimaco nella “Repubblica” di Platone: come i pastori e i bovari si prendono cura delle pecore e dei buoi non per amore nei loro confronti ma per il proprio vantaggio, ricavandone lana e latte e carne, così i governanti delle città non mirano al bene dei cittadini, ma al proprio. Chiamano giustizia quel che fa comodo a loro. Chi obbedendo ai loro ordini crede di fare il proprio interesse si inganna.

E allora? Vien voglia di rispondere: facciamo governare il popolo, diamo il potere al popolo. Il popolo farà il proprio interesse, non ci sarà nessuno che lo potrà ingannare. Si tratterebbe di tornare alla democrazia diretta, la democrazia degli antichi, quella che poi Rousseau avrebbe riscoperto. Aristotele pensava che la democrazia come allora veniva intesa, quella in cui tutto il popolo si esprime col voto in assemblea, non fosse possibile in una realtà politica di ampie dimensioni, ma solo in un contesto cittadino. Aveva ragione: non si possono riunire in assemblea centinaia di migliaia di individui. Ma oggi, grazie a Internet, non ci sono limiti alla possibilità di partecipare al potere esprimendo il proprio voto anche a distanza, senza bisogno di riunirsi fisicamente in un ambiente circoscritto. La piattaforma Rousseau, ideata da Casaleggio per il Movimento Cinque Stelle sembra rispondere a questa istanza.
Se però Churchill, come sopra dicevamo, ha screditato la democrazia rappresentativa, e Gentile l’ha bollata come sistema mafioso, c’è qualcuno -non ricordo più chi- che ha detto: la democrazia diretta si chiama così perché è sempre diretta da qualcuno. Bel gioco di parole, che esprime una verità profonda. Se è vero che l’elettore medio di oggi, in un sistema rappresentativo, tende a scegliere il peggio, non si vede perché, se prende posizione in un’assemblea popolare o esprime il suo parere attraverso un clic elettronico, il suo cervello debba magicamente illuminarsi. Spesso sceglierà, ancora una volta, il peggio. E tenderà a dare il suo consenso a un capo. Talvolta questo capo potrà chiamarsi Pericle. E sarà il meno dei mali. Talvolta potrà chiamarsi Di Maio. E allora si salvi chi può.

Fermo restando che la democrazia rappresentativa è una schifezza, il ricorso a una democrazia diretta amplificata dalla rete, tanto caro ai Cinque Stelle, è una iattura di gran lunga peggiore. Avete visto che hanno fatto Di Maio e Salvini? Contraddicendo in gran parte i loro programmi elettorali e prendendo per il naso chi stoltamente li ha votati, hanno messo insieme un mostruoso “contratto”, e a un riluttante Presidente della Repubblica hanno di fatto imposto come Presidente del Consiglio un’assoluta nullità che, ancor prima di ricevere ufficialmente l’incarico, ha dato prova della sua onestà millantando titoli accademici del tutto inventati (Oscar Giannino e Valeria Fedeli hanno fatto scuola). Chissà quante fandonie inventerà nella sua attività di governo. Pare sia stato favorevole alla truffaldina terapia staminale di Vannoni, che simpatizzi per chi detesta i vaccini. Sono pronto a scommettere che aborre anche gli OGM. L’oscurantismo antiscientifico al potere, a dispetto dell’idolatria per il supertecnologico voto elettronico. D’altra parte, il popolo dei Cinque Stelle e il popolo leghista hanno approvato democraticamente l’operato dei loro capi, l’uno attraverso la modernissima piattaforma Rousseau, l’altro, in modo più grezzo e antiquato, attraverso i gazebo allestiti nelle piazze.

Se, in seguito a una politica scellerata, come è molto probabile avvenga, si finirà in una crisi delle finanze pubbliche tale da trascinare il Paese nel baratro e fargli fare la fine della Grecia di Tsipras e Varoufakis, si griderà al complotto internazionale, si esecreranno poteri forti che vogliono strangolare l’Italia, si lancerà l’anatema contro l’Europa dei burocrati, si condannerà il liberismo selvaggio e il mercatismo.

Capita raramente che per farsi tosare o mungere il popolo scelga un Pericle.
“In ogni luogo sulla faccia della terra i migliori sono nemici della democrazia” (Anonimo Ateniese, Athenaion politeia).

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “In ogni luogo sulla faccia della terra i migliori sono nemici della democrazia

  • 24 maggio 2018 in 6:08 pm
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    Proprio per il fatto che coloro che in questo sistema dovrebbero fare il bene comune, ma tendono in primo luogo a riempire le tasche proprie, nutro una certa simpatia per l’ancien régime, in quanto i sovrani avevano interesse a mantenere in salute il regno e contenti i sudditi; certo le angherie non mancavano, ma quasi sempre erano perpetrate dai loro spregiudicati sottoposti, financo magistrati. Ricordate la storiella del giudice a Berlino? Non fu il giudice, ma l’imperatore a fare giustizia al mugnaio (occhio che in rete girano versioni errate che capovolgono il tutto esaltando la magistratura onesta contro l’imperatore tiranno).

    Caro Don Juan, il sublime marpione Salvador Dalì amava definirsi anarchico-monarchico: che avesse capito tutto?

  • 27 maggio 2018 in 8:18 am
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    Non spiegano da dove prenderanno i soldi, gli uni e gli altri……. ho un legittimo sospetto che come sempre abbiano messo nel mirino l’afono ceto medio: flat tax e riduzione di tasse sul reddito e al contempo patrimonialine varie invece che una -ona, per finanziare il reddito di cittadinanza.

  • 29 maggio 2018 in 11:32 am
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    Salve Don Giovanni, la ringrazio.

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