Nazionalismo o astuzia?

Cari amici, sono il primo a dire che un vero imprenditore dovrebbe assumere i dipendenenti in base alle loro capacità, valutandoli in vista delle mansioni che dovranno svolgere, e lasciando da parte ogni pregiudizio. Non importa se un operaio è bianco o nero o giallo, se è italiano francese o tedesco, se è polentone terrone o centro-italico, se è cristiano musulmano o buddista, se è etero- omo- o bisessuale, se è onnivoro vegetariano o vegano: quel che conta è che sappia lavorare bene e rispetti le pattuizoni contrattuali. Indulgere a pregiudizi che non hanno nulla da spartire con le ragioni dell’ efficienza produttiva significa favorire i concorrenti più avveduti e fare il male della propria impresa. E la discriminazione delle donne? Anch’essa, in astratto, non ha senso sotto l’ aspetto strettamente economico, anche se rimane vero che alcuni lavori sono più adatti agli uomini e altri alle donne (mettereste donne come lavoratrici in miniera o uomini come infermieri in un reparto ospedaliero di maternità?).

Che in genere gli imprenditori badino al sodo, a vantaggio dei propri interessi e non certo in base a motivi umanitari, è dimostrato dal fatto che in Sudafrica erano piuttosto tiepidi, se non proprio ostili, verso il regime dell’ apartheid, e che nella civilissima Svizzera dei referendum anti-stranieri è sempre stata la classe imprenditoriale a far pendere la bilancia dalla parte del no.

In questi giorni è comparsa su alcuni quotidiani a tiratura nazionale la pubblicità dell’armatore Onorato che si fa un vanto di avere, sulle proprie navi, solo personale italiano. Alcuni si sono scandalizzati: razzista! Magari sono gli stessi che si pregiano di comperare italiano per sostenere l’ occupazione, dimenticando che se anche negli altri Paesi ragionassero così le imprese italiane che lavorano per l’esportazione dovrebbero chiudere i battenti.Magari sono gli stessi sedicenti libertari che in linea di principio sono favorevoli allo smantellamento di tutte le barriere doganali, ma in concreto appoggiano una politica protezionistica come ritorsione contro il protezionismo altrui.

Innanzitutto mettiamo in chiaro una cosa: se è deplorevole che sia una legge dello Stato a imporre un regime discriminatorio, un privato deve essere libero di discriminare. A loro volta i suoi potenziali clienti devono essere liberi di boicottarlo, rivolgendosi alla concorrenza. Allo stesso modo, non dovrebbero esistere confini nazionali che impediscono la libera circolazione delle persone, ma uno deve poter impedire alle persone indesiderate di entrare in casa sua.

Non so se la mossa dell’ armatore Onorato sia dovuta a ubbie nazionalistiche. Credo però sia una mossa astuta, da buon imprenditore. Vi ricordate il naufragio della Costa Concordia ad opera dello spudorato comandante Schettino? Molti allora rimasero colpiti dal fatto che i membri del personale di bordo, venendo da Paesi diversi e parlando lingue diverse, nel momento dell’ emerenza non fossero in grado di comunicare tra di loro, con grave pregiudizio delle operazioni di salvataggio. “Sulle nostre navi non può capitare, perché parliamo tutti la stessa lingua” sembra voler suggerire Onorato, attraverso un messaggio subliminare tipico della pubblicità più efficace e incisiva.
Chiamatelo stupido!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino