Don Giovanni

Bordelli artificiali

L’idea di far sesso servendosi di strumenti artificiali non nasce in epoca moderna con i cosiddetti “sexy shop”. È molto antica. Andate a leggervi quell’esilarante, e pur nel suo fondo serissima commedia che è la “Lisitrata” di Aristofane. Vedrete che lì le donne ateniesi si lamentano dell’astinenza forzata cui sono condannate dall’assenza dei loro mariti impegnati in guerra, e deprecano di non potersi neppur soddisfare col succedaneo dell’ “olisbos”, un pene di cuoio, dacché la città di Mileto, produttrice ed esportatrice del marchingegno, è passata al nemico. E i maschietti? Non risulta che per loro si fabbricasse qualcosa di simile alle bambole gonfiabili a grandezza naturale che oggi gli sfigati fanno arrivate dalla Svezia. I maschietti avevano molte più occasioni di soddisfarsi. C’erano le mogli, che servivano più che altro al fine riproduttivo, ma c’ erano anche le amanti, le schiave, i bei fanciulli. C’erano le prostitute. Non c’era, beati quei tempi, la sessuofobia che avrebbe connotato i secoli dell’ era cristiana (e non per colpa di Cristo, che con le prostitute conversava volentieri).

Niente di nuovo sotto il sole, dunque? E invece, sempre a proposito di bambole di gomma, parrebbe proprio di sì. La novità viene da Parigi, dove poco tempo fa è stata inaugurata una sala giochi, che in verità è un vero e proprio bordello artificiale. In che senso? Nel senso che è popolato non da prostitute in carne ed ossa, ma da puttane finte una più bella dell’altra. Bambole, che imitano alla perfezione i modelli reali nei loro aspetti più accattivanti, senza nulla di vecchio e di laido, ma conservando quel piglio da donne “perdute” che le distingue dalle cosiddette donne “oneste”. Il rapporto si consuma secondo i canoni classici, con obbligo di usare i profilattici. L’esigenza igienica è accuratamente soddisfatta: le bambole vengono lavate con acqua e sapone, così da presentarsi sempre fresche e pulite all’amplesso dei clienti.

Amici miei, siamo in presenza di una vera e propria rivoluzione. Se questi bordelli artificiali prenderanno piede, tempi duri per le puttane autentiche. Qualcuno potrà compiacersi che si riduca il mercato del corpo da parte di donne traviate, qualcun altro brinderà alla fine dello sfruttamento di povere ragazze ad opera di turpi magnaccia, altri saluteranno con gioia la diminuzione delle malattie veneree (non i medici specializzati nella loro cura). Non saranno per niente contente le puttane vere, specialmente quelle che hanno abbracciato il mestiere non per costrizione o sotto il pungolo della povertà, ma per vocazione (vocazione, sì, come quella di chi va a fare la vigilessa o la soldatessa o la poliziotta). Se la prostituzione non fosse un mestiere clandestino o ai limiti della legge, assisteremmo a scioperi di protesta. Come al tempo del luddismo, i bordelli artificiali verrebbero presi . d’ assalto e le belle bambole fatte a pezzi.

Non sarà così. Ci sarà una riduzione del puttanesimo reale a vantaggio di quello finto, ma le prostitute in carne ed ossa non scompariranno. Quelle di più basso rango riusciranno a sopravvivere grazie ai prezzi stracciati. Agli alti livelli resteranno le prostitute di lusso, che si concederanno a prezzi astronomici a chi può permetterselo, diventando veri e propri “status symbol”.
Che bella cosa il mercato. Risolve tanti problemi e offre sempre nuove opportunità. Anche il sesso è una merce ed è soggetto alle sue leggi.
Il sesso, non l’amore. Ed è per questo che io non entrerò mai né in un bordello vero né in un bordello artificiale. Rispetto le puttane come benefattrici dell’ umanità, ma non sarò mai loro cliente, neppure occasionale. Il catalogo di Leporello perderebbe la sua verginità.

Giovanni Tenorio

Libertino