Omaggio a Piero Ostellino

Era quello che temevo. Mi aspettavo da tempo la notizia luttuosa. E l’ altro giorno è arrivata. Vedremo spargere molte lacrime di coccodrillo da chi per tutta la vita lo ha avversato. Ultimamente, per dissensi con la linea editoriale, aveva lasciato il “Corriere della Sera”, che da sempre era stata la sua casa e aveva diretto per qualche tempo dopo gli anni infausti di Di Bella e Cavallari, ed era approdato ai lidi del “Giornale”. Forse anche lì non tutti lo amavano. Non piaceva ai bigotti di tutti gli schieramenti. A sinistra lo bollavano come berlusconiano, mentre si limitava a difendere il Cavaliere da accuse persecutorie, come avrebbe difeso qualsiasi altra persona (quando era direttore al “Corriere” aveva lasciato mano libera a Feltri nella difesa di Tortora, che aveva contro quasi tutta la stampa nazionale); a destra non piaceva la sua vicinanza a tante battaglie dei Radicali, che invece lo stimavano. I topi di sacrestia ultimamente non avevano digerito i suoi attacchi a papa Francesco, di cui aveva subito intuito il connotato populista, pericoloso per la stabilità della stessa Chiesa.

Era un liberale classico, tutto d’un pezzo e senza compromessi. Un eretico. Che detestava il conformismo, aborriva il “politicamente corretto” e non cessava di fustigare i vizi di certo giornalismo italico. Non era un libertario e, se non vado errato, espresse qualche critica all’anarco-capitalismo di Rothbard, scontrandosi con Leonardo Facco. Però anche lui negli ultimi tempi divenne sempre più scettico sulle capacità dello Stato, in particolare di quello italico, di riformarsi dall’interno. Arrivò a parlare di “Stato canaglia”, come recita il titolo del suo ultimo libro.

Sembrò lusingato quando si suggerì il suo nome per la direzione della RAI. Per fortuna non se ne fece niente. Non glielo avrei mai perdonato.
Riposa in pace, Piero Ostellino. Lo so che non avevi il dono della Fede. Ma gli eretici vanno in Paradiso, alla faccia dei bigottoni. Hai presente la voce dal cielo nella scena del rogo, nel “Don Carlos” di Verdi?

“Volate verso il cielo, volate povere alme, v’affrettate a godere la pace del Signor”.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino