Povera Carmen

Cari amici, se ricordate, ebbi già occasione, qualche tempo fa, di parlare della mia grande amica Carmen, la maliarda seduttrice che cattura i maschietti, li avvolge nelle spire della voluttà e poi, quando li ha portati al culmine della passione, li abbandona senza misericordia. Molto più crudele di me, che conservo qualche bel ricordo di tutte le mie conquiste: il catalogo di Leporello non vuol essere solo testimonianza della mia arte di seduttore, ma anche un tenero omaggio a tutte le donne che mi hanno concesso le loro grazie. Carmen però non è di solito aborrita come me. Anche i bacchettoni provano davanti a lei una sorta di timore reverenziale. Nessuno s’ è mai sognato di cacciarla all’ inferno. Dietro di lei c’ è uno splendido racconto di Prosper Merimée. Dietro di me ci sono, un bel po’ prima dei miei meravigliosi papà, gli esecrandi e sputacchievoli gesuiti.

Purtroppo la mia cara amica è diventata vittima del”politicamente corretto”, che della bacchettoneria è la forma più odiosa. I bigotti si appellato pur sempre a un’ idea, per quanto distorta, della divinità. Dietro i “politicamente corretti ” c’è il più puro nulla. Ricordate che qualche tempo fa Carmen fu bandita da tutti i teatri australiani perché fuma e fa la sigaraia? Cattivo esempio per i giovani! Adesso a Firenze il regista Leo Muscato, in un allestimento musicalmente mediocre, ne vuol fare un emblema della lotta al femminicidio. Fosse una persona intelligente, lascerebbe il finale così com’è, limitandosi magari ad accentuare l’efferatezza del suo amante assassino. Invece, visto che intelligente non è, ribalta il finale, facendo di Carmen ĺ’omicida: è don José a finire sotto i colpi della di lei pistola. O meglio: così dovrebbe essere, perché alla “prima” la pistola fa cilecca, tra le risate del pubblico, e quella che tecnicamente è un’ “Opera Comique” si trasforma suo malgrado in un’ Opera comica.

Se tutto fosse andato liscio, il finale ribaltato sarebbe stato piuttosto la rivendicazione del diritto alla legittima difesa, come anche noi proponemmo su queste pagine, invitando le donne ad armarsi e, se necessario, sparare. Sono sicuro che a questo punto il bacchettone Muscato direbbe, come tutti i suoi pari “Eh no,bisogna chiamare i Carabinieri!” Certo, lo Stato ha il monopolio della violenza. I Carabinieri rappresentano lo Stato. Dal momento che, come s’è visto di recente, tra i Carabinieri c’è anche qualcuno che stupra durante il servizio, per la proprietà transitiva si può dire che lo Stato ha anche l’esclusiva dello stupro.

Ma il bello deve ancora venire. La graziosa musicologa Carla Moreni prende per buona la pistola che si inceppa, auspicando che accada anche alle repliche. Se ho ben capito, bando alle armi. Pistole giocattolo. Come quelle dei bambini. E fare PUM PUM con la bocca. Vedrete che paura si prendono gli stupratori!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Povera Carmen

  • 15 gennaio 2018 in 1:21 pm
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    Per evitare cattivi esempi relativi al fumo, occorre che gli australiani censurino “Casablanca” e le pellicole italiane con Clint Eastwood (queste ultime, Carlo Verdone non me ne vorrà se non amo alla follia il suo maestro, non è che mi entusiasmino tanto; ma non per i motivi delle canguresche autori –
    tà). Sarei curioso di conoscere gli interventi correttivi sul libretto di Carmen. Dopo aver sparato a Don Josè è lei che pronuncia la frase “Mi potete arrestare”? E poi che dice? “Ora che l’ho finito, povero Josè mio”? E il pubblico è autorizzato a parodiare con “Oh, Muscator, attento”? E con “La regìa/ è un vago augello/ che di cervello,/ certo, non ne ha…”?

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  • 15 gennaio 2018 in 6:45 pm
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    Non sapevo del bando della Carmen emanato dagli aussie; tra l’altro credo che i bistecconi melomani degli antipodi frequentatori di teatri lirici si conteranno sulla punta delle dita, quindi se anche in futuro dovessero fumare come ciminiere, non dovrebbero impensierire la salute pubblica di un continente che invece ha davvero molti problemi di salute mentale a giudicare dalla paranoia statalista rivelata da certi programmi tipo “Airport Security”.

    E non solo Casablanca o il toscano di Eastwood (che tra l’altro fu imposto da Leone all’ “uomo con due sole espressioni col cappello e senza cappello” che non fumava e lo odiava) dovrebbero vietare, ma tutto il cinema americano degli anni 50 (il periodo d’oro) in cui una Marlboro a penzoloni nella bocca del primo attore non mancava mai (Mitchum, Brando, Grant, Sinatra, Martin), fino ai simpatici telefilm del tenente Colombo col suo inseparabile sigaro della stessa qualità del suo impermeabile.

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