Giochi di prestigio e bollette Telecom

Cari amici, bisogna proprio dire che il nuovo anno è cominciato sotto i migliori auspici, aprendoci l’anima alle più liete speranze. Il primo bel botto di Capodanno è arrivato da Telecom. Vi ricordate quel che vi avevo detto? La fatturazione quadrisettimanale, anziché mensile, degli importi forfettari per il servizio telefonico, introdotta alla chetichellla con motivazioni fumose, era un modo sovietico di aumentare il prezzo senza darlo a vedere, incassando 13 quote annue al posto di 12. Il governo, sempre così solerte nella difesa dei cittadini, anche questa volta è intervenuto con prontezza, inserendo nella Finanziaria una norma che impone il ripristino della fatturazione mensile. Peccato che, oppressi dalla mole di lavoro e dall’incombere delle scadenze, si siano dimenticati un clausola piccola piccola ma fondamentale: “tornando al prezzo annuo del regime di fatturazione originario”.

Fatta(male) la legge trovato (molto bene) l’inganno. Telecom ha immediatamente disposto il ritorno alle quote mensili, senza dimenticare una clausola piccola piccola ma fondamentale: non ci sarà aumento annuo rispetto al sistema quadrisettimanale, ma dovendosi distribuire l’importo complessivo su 12 anziché su 13 mesi la quota mensile dovrà aumentare.

Sì può essere più spudorati? La colpa dell’ aumento è di chi si incaponisce a volere il calendario giuliano-gregoriano di 12 mesi, solare e maschilista, anziché quello di 13 mesi, lunare e femminista.

Auspico che gli utenti Telecom si decidano a cambiare operatore, ammesso che sia possibile farlo concretamente, vista la posizione “ambigua” di Telecom nella gestione della rete fisica.  Ma se anche fosse solo un trasferimento “amministrativo” (mi auguro di massa) sarebbe il segnale che le pecore non sempre stanno bene tosate.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “Giochi di prestigio e bollette Telecom

  • Leporello
    13 gennaio 2018 in 9:58 pm
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    Condivido l’auspicio. Mi sembra inoltre un ottimo esempio di come sia inutile e dannosa l’interferenza dello Stato e del Governo nel rapporto commerciale tra fornitore e cliente. Come può lo Stato dettare la bolletta agli operatori telefonici? Ma pensandoci bene, lo fa da tempo con i fornitori di corrente elettrica (e non solo).

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  • 13 gennaio 2018 in 11:23 pm
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    Lo stato non mi piace di certo (e quello italiota meno che mai), ma le mega super ditte (multinazionali o meno) con il solito Dott. Ing. Lup. Mann. che le presiede non è che siano poi tanto meglio. Se lo stato non opprime, spesso lascia un varco aperto all’altrui vessazione.

    In Italia, forse non lo ricordiamo, ma l’arroganza delle banche ai tempi della lira era abominevole. Assenza di legislazione = conti cari, costi ad libitum e miserabili ritorsioni per chiusura di conto, trasparenza inesistente, truffe vere e proprie nella vendita di prodotti.
    Un qualsiasi suk arabo era molto più onesto, salutare e dignitoso. Il S.Paolo con le cartelle fondiarie negli anni 60 ha truffato un sacco di povera gente (mia madre per prima).

    Lo stato non deve dettare i prezzi, ma visto che esiste, se strappa le unghie a certi soggetti arroganti come le banche o gli operatori telefonici, fa un favore pia. Le uniche cose buone in questi ultimi 10 anni – per me – le ha fatte Bersani.

    Scusate se ho avuto un attimo “di sinistra”.

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    • Giovanni Tenorio
      14 gennaio 2018 in 8:11 am
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      Tra Bersani, il cui unico neo fu quello di essere troppo timido nelle sue sacrosante “lenzuolate” , e un antimercatista dichiarato come Tremonti, preferisco di gran lunga Bersani. Anche Antonio Martino, andando come sempre controcorrente rispetto alle posizioni dominanti nell’ ambiente brtrlusconiano, salutò con favore le riforme di Bersani , arrivando a dire: “Avremmo dovuto farle noi”. Questo è vero parlar da galantuomo. Credo sia ora di gettare alle ortiche la vecchia dialettica destra/ sinistra per sostituirla con mercato/ monopolio. Il peggior monopolista è lo Stato. L’errore di molti libertari è di non distinguere nettamente mercato e capitalismo. Il grande capitale mondiale oggi è in prevalenza statalista, perché lucra rendite enormi grazie a concessioni, esclusive, brevetti che in un mercato libero non dovrebbero esistere.

  • 15 gennaio 2018 in 6:43 am
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    Se il grande capitale mondiale è in prevalenza statalista, vuol dire che non è capitalista sotto l’aspetto filosofico del termine. Ma è solo un mio vezzo nominalistico. Non posso uscire da Telecom per un fattore molto pratico. Se va via la luce, con gli altri gestori non mi funziona neanche il telefono fisso. L’hanno fatto apposta, o quanto meno non hanno ovviato al problema, per regalare un vantaggio a Colaninno e soci? Non lo so, lo sospetto ma non ho le prove. So solo che con il mio particolarmente fortunato curriculum vitae, in caso di emergenza mi ritroverei quasi sicuramente senza luce e con il telefono portatile scarico. Comunque, la prepotenza bancaria di prima non era frutto di assenza legislativa ma di legislazione mercantilistica (pretremontiana) favoreggiante il settore creditizio. E in parte è rimasta. Così come sono rimaste le truffe sulle vendite dei prodotti. Solo che oggi i risparmiatori dovrebbero essere più smaliziati. Io i titoli del Monte Paschi non li avrei mai acquistati. Mica perché sono un esperto, solo perché sono fazioso: se una banca è di sinistra non mi fido a prescindere. Bersani, viste le ultime scelte, smentisce sé stesso. Come Tremonti. Portava il suo nome il famoso decreto defiscalizzante del 1994. Poi si è rimangiato tutto. E ora Bersani si rimangia il “liberi” ma mantiene l'”uguali”.

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