Cripto-odio

L’argomento “crypto monete” meriterebbe maggiore attenzione, sicuramente è un mondo in cui il mio padrone, Don Giovanni Tenorio, si troverebbe a proprio agio; non è solo finanza libera, ma per certi aspetti “libertina”: penso a personaggi come Satoshi Nakamoto o Ross Ulbricht.

Non mi dilungo sull’attualità tecnica, almeno per ora, e mi limito a qualche considerazione sull’odio e sulla irrazionale diffidenza che, non solo le banche centrali o gli Stati Nazionali, ma anche i giornali e a volte i singoli individui, provano (e coltivano) nei confronti delle criptomonete.

Questa avversione e questa irritazione, rivolta specialmente a “Bitcoin” è spesso completamente cieca, non essendo costruita sulla conoscenza della materia: un perfetto esempio sono le idiozie che non si vergogna di pronunciare il professor Mario Baldassarri (http://www.mariobaldassarri.net/site/approfondimento-sui-bitcoin-con-mario-baldassarri/). Mi dispiace professore: bocciato, si ripresenti al prossimo appello, ma solo dopo aver studiato, qui non abbiamo tempo da perdere.

Sicuramente il concetto di fiducia condivisa e quindi di “decentralizzazione” infastidisce Stati e banche centrali, perché impedisce l’esproprio di valore che viene messo subdolamente in atto con il QE e simili trucchi (sostanzialmente è un modo di alimentare lo Stato senza aggiungere tasse esplicite, scomode in un contesto democratico, e, al contrario, attirando le simpatie del gregge, confusamente attratto dall’idea che la ricchezza si possa stampare o fotocopiare).

Bitcoin infastidisce anche gli ossessionati dalla regolamentazione, dal concetto di gregge e di popolo, cosi diffusi sia in campo politico sociale che religioso e morale.

Bitcoin è un esempio di ordine costruito (e non costituito) con “leggi deboli e locali” (cosi le chiamerebbero i matematici); per gli ingegneri è l’equivalente della rivoluzione che gli Elementi Finiti hanno portato nel calcolo strutturale, per centinaia di anni affrontato con strumenti analitici e complicatissime formule chiuse.

Bitcoin è la dimostrazione dell’intuizione di un ordine universale che nasce dall’equilibrio locale di ogni parte (nel caso estremo la parte più piccola è il singolo individuo), senza una legge universale preesistente: è la prova che l’anarchia funziona.