Il partito della bellezza.

A venir vecchi si diventa un po’ citrulli. Chi l’avrebbe detto? Li avete visti? Uno accanto all’altro, con una spruzzatina di neve a imbiancare i loro crini, perché il tempo, se Dio vuole, passa per tutti.

Di chi intendo parlare? Di Giulio Tremonti e Vittorio Sgarbi. Il primo, dopo il tracollo del governo in cui era ministro dell’economia, s’era eclissato nella sua prestigiosa agenzia valtellinese di consulenza fiscale, seguendo il vezzo di tutti i personaggi della sua risma: al governo spennare i cittadini in nome dello Stato; da privati commercialisti insegnare ai clienti a eludere le imposte (il che può essere buono e giusto, ma ancora una volta un po’ di coerenza non guasterebbe). Ogni tanto è ricomparso qualche suo articolo sul “Corriere della sera”, di cui una volta era stato illustre editorialista. La sua tesi di fondo, in quei tempi ormai lontani, era questa: in un’epoca di rapidi e fittissimi scambi commerciali come la nostra, non ha più senso, per il fisco, puntare sui redditi, ma sulle merci, come quando vigevano dazi e gabelle che si pagavano sulle diverse transazioni nei loro articolati passaggi. Imposizione indiretta, quindi, con buona pace della progressività (la quale, sia detto chiaramente, rimane una sciocchezza enorme, anche se santificata dalla costituzione più bella del mondo). Da opinionista tuonava contro l’oppressione fiscale, dicendo, ad esempio, che Visco alle Finanze era come Dracula all’ AVIS. Da ministro ha seguito le orme di tutti gli altri suoi predecessori. Fu lui a istituire un controllo alle frontiere svizzere tramite telecamere, per individuare gli autoveicoli che attraversavano il confine con sospetta frequenza, magari -era lecito congetturare- per portare a salvamento qualche gruzzolo nei forzieri delle banche elvetiche. No global di destra, se la prendeva con le importazioni dalla Cina, che distruggono i posti di lavoro italici, mettendosi sulle orme di Colbert e magnificando Rathenau. Il suo compagno di partito Antonio Martino non lo poteva sopportare, ma chiudeva occhi e orecchie (non sempre la bocca) per amore dell’amico fraterno Silvio Berlusconi.

L’altro bel tomo ha continuato come sempre a imperversare con i suoi interventi scapigliati e irriverenti. Tanto di cappello al critico d’arte, che scrive con grande competenza in un linguaggio limpido e accattivante (dispiace che l’allegato settimanale del “Corriere”, SETTE, scaduto paurosamente con la direzione Severgnini, abbia cassato la sua rubrica in cui analizzava con finezza opere di pittura sconosciute e misconosciute). Per tutte le altre sue sparate, il cappello me lo tengo ben calcato in testa. Il tuttologo – quale lui vuol essere – è un nullologo (traggo la definizione da un vecchio scritto, squisitamente teorico, di Dario Antiseri); e ogni tanto capita che inciampi, proferendo qualche sciocchezza. Sarebbe bello che ognuno parlasse solo di quello che sa.

Veniamo all’oggi: i due signori hanno deciso di mettersi assieme e fondare un nuovo partito. Come se non ce ne fossero già abbastanza, a spillare in un modo o nell’altro denaro pubblico. Un partito monotematico, che mira a salvaguardare e avvalorare il patrimonio artistico e culturale italico, traendone non solo lustro agli occhi del mondo, ma anche benefici in termini economici. Ricordate quando qualcuno, non ricordo più chi, parlò dei “giacimenti culturali” (espressione abietta) come del “nostro petrolio”? E’ una definizione che non ho mai digerito, e non perché il petrolio puzza e la Pietà Rondanini no. Semplicemente perché non è calzante. Il petrolio , prima o poi, si esaurisce, le opere d’arte, se si ha l’accortezza di conservarle con cura e di metterle in sicurezza contro terremoti, inondazioni e cataclismi del genere, non si esauriscono mai. Ma lasciamo perdere queste sottigliezze. Tremonti vuol far ammenda, forse, di un’espressione che gli è stata attribuita e in qualche occasione ha tentato di smentire o di correggere: quella secondo cui la cultura non si mangia. Ora con Sgarbi ha pubblicato un libro in cui si afferma il contrario.
Tanti auguri al nuovo partito monotematico. Ormai è una moda, che riprende la vecchia idea dei Verdi di battersi quasi esclusivamente per un solo, nobile obiettivo. Siamo sulle orme della Brambilla, con il suo neonato partito animalista, disposto ad allearsi con tutti, diavolo o acqua santa, pur di sancire per legge i diritti degli animali, magari inserendoli nella costituzione.
Quale sarà, in concreto, il programma di Sgarbi-Tremonti? Promuovere la Bellezza, è ovvio. Con i soldi dei contribuenti, è ovvio.

Per ora pensano ai voti. Giocando sul nome dell’alleato, Sgarbi profetizza che saranno il triplo di quelli a suo tempo racimolati dal partito di Monti.
Che tristo augurio! Monti mena gramo. Se lo moltiplichiamo per tre, c’è da toccare ferro: temo che il petrolio italico dovrà rimanere sepolto ancora per un pezzo.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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