Francesco patrono dell’accoglienza

Il caldo dà alla testa, amici cari. Dà alla testa anche a me, non voglio mettermi al di sopra del gregge. Non arrivo ai vaneggiamenti di chi, come tutti gli anni da qualche lustro a questa parte, non esita ad affermare che, a memoria d’uomo, non s’è mai vista un’estate così calda e così turbolenta; e quindi, fra pochi decenni siamo destinati ad andare arrosto e a finire sott’acqua (forse sarebbe meglio dire, quindi, ad andare a lesso…) Trombe d’aria, nubifragi apocalittici? Ci si prenda la briga – come ho fatto io – di andare a sfogliare i quotidiani degli anni Cinquanta dello scorso secolo. Nelle pagine dei mesi estivi si troveranno né più né meno le bizzarrie meteorologiche di questi giorni. Con una differenza: oggi si dà la colpa al riscaldamento di origine antropica, allora agli esperimenti nucleari (con mille rampogne all’indirizzo della Francia, che, rifiutando di associarsi alla NATO, intendeva dotarsi di un robusto deterrente bellico, a prova di atomica).
Non arrivo neppure ai vaneggiamenti di Francesco Alberoni, che nel suo ultimo temino di domenica scorsa sul “Giornale” fa tutto uno sproloquio intorno alla Bellezza. Un argomento alla moda, in un’epoca ciabattona come la nostra, dominata dal cattivo gusto e dalla sciatteria. Fra gli esempi di entusiasmante Bellezza il Nostro annovera anche i concertoni rock, quelli che si svolgono tra bevute di birra e pere, lasciando in regalo piazze ridotte a letamai. In quelle gioiose adunate -dice lui- si sogna di distruggere un mondo marcio per vagheggiarne uno nuovo, immacolato. Il cantante è un tramite fra l’Uno e il Tutto, un sacerdote dell’Infinito. Lo dicesse per scherzo… Invece fa sul serio. Manco male, che ognun sa quel che vale.

Non arrivo neppure ai vaneggiamenti di monsignor Galantino. Renzi dice che, per attenuare il fenomeno migratorio, bisogna aiutare i poveri nei loro Paesi. Detto così, è pura retorica. Si buttano già via fior di miliardi -rubati al contribuente- per mandarli nei Paesi che meno ne hanno bisogno; e non si è mai saputo in quali tasche finiscano. Giustamente qualcuno ha fatto notare che il modo migliore per aiutare i poveri nelle loro terre d’origine è quello di lasciar via libera ai loro prodotti agricoli e industriali, eliminando ogni barriera doganale, esplicita o surrettizia*. Se Galantino avesse fatto una critica di questo genere, tanto di cappello. Ma un devoto accolito come lui del papa regnante, che odia il mercato confondendolo con il brutto capitalismo dominante, non potrebbe mai arrivare a una conclusione così lineare. No, bisogna accogliere, bisogna accogliere! E se la marea ci sommerge? Bisogna accogliere,bisogna accogliere, senza discriminare tra chiedenti asilo e immigrati per motivi economici. Se la Chiesa fosse come quella che (forse) istituì Cristo, operante nel mondo, ma non di questo mondo, il discorso di Galantino si potrebbe accettare: è un discorso impolitico, com’è impolitico l’insegnamento di Cristo che esorta il ricco a dare tutto ai poveri, chi è percosso su una guancia a porgere anche l’altra e chi è derubato della tunica a cedere anche il mantello. Si dà invece il caso che la Chiesa, come si è storicamente configurata, da Costantino in avanti, sia una potenza non solo religiosa, ma anche, e direi soprattutto, politica. In quanto tale, si avvale di di tutte le doppiezze e di tutte le astuzie che sono proprie della politica. In passato condannò Machiavelli, salvo poi giustificare il machiavellismo quando impiegato da lei stessa a maggior gloria di Dio. Galantino dovrebbe sapere che un buon politico distingue l’etica dei principi dall’etica della responsabilità; e si attiene soprattutto alla seconda, se non vuole mandare tutto a catafascio. E’ irresponsabile accogliere tutti, indiscriminatamente, quando esistono confini nazionali all’interno dei quali i sudditi pagano forzosamente tangenti per garantire la propria sicurezza e il proprio benessere. In queste condizioni, accogliere tutti, senza poter offrire a tutti un lavoro, e mantenerli, significa andare in bancarotta, e provocare fenomeni di rigetto, rigurgiti di razzismo e altre reazioni del genere, capaci di mettere a repentaglio l’ordine pubblico e lacerare il tessuto sociale. Le dichiarazioni di Galantino, che echeggiano quelle di Francesco della Pampa, sono pericolose, proprio perché vengono da un’ autorità che ha un peso politico reso ancor più forte dal prestigio religioso. Gli altri Paesi possono anche fottersene. L’Italia, che alla Chiesa è legata a doppio filo, no. Tali dichiarazioni, accolte con giubilo dalle Boldrine e dai loro compagni (che vivono e villeggiano in luoghi da cui gli immigrasti sono tenuti ben lontani) possono orientare in senso lassista la politica del governo e accendere fra i potenziali migranti vane speranze, che avranno come conseguenza nuovi morti in mare, come già capitò quando il papa andò a Lampedusa (e sulle coste africane si distribuivano immagini del pontefice patrono dell’accoglienza). Tutti morti che i signori preti avranno sulla coscienza. Ne risponderanno davanti al loro Dio.

Non arrivo neppure ai vaneggiamenti di Mario Monti. Il lugubre boccaniano è come gli spettri delle tragedie di Shakespeare, che appaiono sul più bello facendo rizzare i capelli agli astanti. Ricordate che dice Lady Macbeth? “Banco è morto e non uscirà dalla sua tomba”. Invece il fantasma di Banco compare, e più d’una volta, provocando scompigli. Ecco, anche Monti sembrava morto e sepolto, di seguito al patetico tentativo di rimanere in sella pur dopo il suo governaccio, fondando un partito che naufragò miseramente alla prima prova elettorale. Si sperava di non vederlo più, e invece ogni tanto si rifà vivo, con la sua faccia da menagramo. Il sepolcro può render gli uccisi. A farlo uscir dalla tomba in questi ultimi giorni è stato Renzi, che nel suo libro appena pubblicato lo ha duramente attaccato, imputando al governo da lui presieduto la mancata ripresa dell’economia italica, cui solo la politica del ragazzone di Rignano avrebbe cominciato a porre rimedio. Monti contrattacca con un’intervista al “Corriere”. Afferma che l’idea di Renzi di violare il “Fiscal compact”, aumentando per qualche anno il deficit al fine di consentire una riduzione dell’imposizione fiscale, è da dementi. Fin qui ha ragione, ma non bisogna essere un bocconiano per capirlo. Basta essere un buon padre di famiglia.” Ciò che in una famiglia è saggezza raramente può essere giudicato follia in un grande reame” diceva Adam Smith. Ma i keynesiani non sono buoni padri di famiglia. Il taglio delle tasse deve avvenire contemporaneamente al taglio delle spese. Sperare che un taglio in deficit possa stimolare una ripresa economica capace di compensare il conseguente aggravio del debito è una follia. Però poi Monti, rievocando i motivi per cui a suo tempo fu chiamato al governo, confonde le carte. Dice che la situazione economica del governo Berlusconi cominciò a vacillare quando la BCE, con Draghi, smise di sostenere i titoli del debito italiano. Ma quando mai la BCE aveva acquistato debito italiano? Fu proprio col governo Monti che il Draghino mise in campo una politica espansiva, grazie alla quale lo spread cominciò a calare. In seguito avrebbe addirittura fatto ricorso a una versione “de noantri” del QE inventato dalla FED, per cui la Banca d’Italia (come le altre banche centrali nazionali, ciascuna nel proprio ambito) era autorizzata ad acquistare sul mercato secondario, entro determinati limiti, titoli di debito pubblico emessi dal governo del Paese. Il governo Berlusconi (che, sia ben chiaro, era un governicchio, dove dettava legge l’odioso colbertista Tremonti) entrò in crisi perché a un certo punto le banche tedesche cominciarono a vendere titoli di debito pubblico italiani, deprezzandone il valore. Perché? La Merkel e Sarkozy volevano toglier di mezzo Berlusconi. Si cercò di coinvolgere nel disegno anche Greithner, Segretario del Tesoro del governo Obama, che però non ne volle sapere. E’ una storia ormai risaputa. Inutile che Monti la ignori, cercando di raccontarne un’altra. Ed è inutile che magnifichi il proprio governo, che ha saputo solo imporre nuove tasse, deprimendo alcuni settori dell’economia (ad esempio la cantieristica e tutto l’indotto dei natanti di lusso) con assurdi balzelli. Quanto alla riforma Fornero delle pensioni, sicuramente era da farsi; ma fu fatta alla carlona, provocando il tristo fenomeno dei cosiddetti “esodati” (chi ha inventato questo mostro linguistico si meriterebbe una colonna infame), che non è ancora del tutto risolto.

Il più bello dell’intervista di Monti è alla fine. E’ proprio il caso di dire:”dulcis in fundo”. Di solito, quando una persona che non ha il senso dell’umorismo si picca di raccontare una barzelletta, invece di far ridere annoia o addirittura irrita. Monti vuol fare lo spiritoso, mettendosi sul piano di Bossi. Quando gli si chiede che ne pensa dell’idea di porre un veto all’inserimento del “Fiscal compact” nel diritto dell’Unione Europea, risponde: ” Si è riusciti a rendere anche questa una questione di bandiera, per misurare chi ce l’ha più duro. Intendo, naturalmente, il senso dell’orgoglio nazionale”

Non fa per niente ridere. Sulle labbra di Bossi, ch’è un buzzurro, si tollera. Sulle labbra d’un bocconiano in giacca e cravatta, ex-advisor della Godman Sachs, senatore a vita, con la faccia da spettro di Banco, tira soltanto schiaffi. Allo stesso modo che tira schiaffi un vicario di Cristo quando dice che nell’episodio dell’adultera Gesù fa un po’ lo scemo.
Speriamo che questo caldo si attenui. Altrimenti ne vedremo e ne sentiremo ancora delle belle. Anch’io temo di scrivere qualche baggianata. I miei venticinque lettori, se del caso, mi tirino le orecchie…

*Vedi l’articolo di Massimo Testa del 10 luglio 1917 su “Movimento Libertario”, dal titolo:” Aiutarli a casa loro? No, permettere loro di commerciare”. Da condividere fino all’ultima virgola.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Francesco patrono dell’accoglienza

  • 26 luglio 2017 in 6:46 am
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    Non conoscevo la frase di Monti sull’orgoglio nazionale. Forse voleva dire il Bergoglio nazionale, dal momento che da primo ministro amava lasciarsi fotografare quando partecipava alle cerimonie liturgiche. E per un cattolico “convinto”, il “duro orgoglio” non è una bella espressione. Anche lui mi ricorda un po’ Costantino, alias Giulio Costantinotti, un usurpatore. Non che Massenzio (da Arcore?) fosse un galantuomo. Era un assassino anche lui ma scelse la via istituzionale con l’elezione senatoria. Il suo antagonista preferì l’investitura da parte dell’esercito, ottima tecnica del colpo di stato. Alberoni confonde sostantivi e aggettivi. I babbei che spendono soldi per quelle porcate lì, sognano sì di distruggere il mondo; ma non perché lo considerino marcio, anzi. Vogliono solo sostituirlo con uno peggiore, un po’ come sostituire lo statuto albertino con la costituzione cattosocialista che ci ritroviamo. Non credo che i lanzichenecchi in tonaca risponderanno davanti al loro Dio delle malefatte compiute. So di rischiare di mostrarmi a metà tra il blasfemo e li superstizioso, ma intimamente mi sembra di avvertire che il Dio che venerano sia dalla loro parte. Che sia anche questa un’irrazionale impressione dovuta al caldo?

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