Tenetevi il vostro Trump (e anche Reagan)

I sedicenti libertari che hanno tifato, e continuano a tifare, per Trump hanno un’altra occasione per andare in brodo di giuggiole: lo smargiassone yankee ha deciso di ridurre le tasse! Che c’è di meglio? Io ci andrei cauto, molto cauto con gli inni e gli incensi. Affidarsi a un ladro, qual è lo Stato, per fa cessare il furto, è come affidarsi alle puttane per sopprimere la prostituzione, o a un ubriacone impenitente per lottare contro l’alcolismo. Se un governo vuol abbassare le imposte, gatta ci cova. L’aveva già fatto Reagan, vi ricordate? E anche allora arsero gli incensi. Quale fu il risultato? Che si ebbe una ripresa economica, ma la spesa pubblica e il debito aumentarono. E gran parte dei proventi finiti nelle casse dello Stato andarono a finanziare l’arsenale militare. Come possa un libertario compiacersi di un simile esito rimane per me un mistero.

D’altra parte, non c’era bisogno di aspettare Reagan per vedere una diminuzione delle imposte. L’aveva già fatta Lyndon Johnson, nel 1964, per ovviare a una disoccupazione che raggiungeva il 6%. Quella però fu una politica keynesiana: si trattava di alleggerire le imposte sui redditi per favorire un incremento della domanda aggregata delle famiglie. Va riconosciuto che la manovra ebbe esito felice; e che quella fu una delle poche volte in cui le previsioni degli esperti si avverarono con notevole precisione. La manovra di Reagan invece si inscriveva nella nuova moda delle “Supply side economics”, escogitate da Arthur Laffer. A dire il vero Laffer non aveva escogitato proprio niente di nuovo. Si sapeva da sempre-che ci vuole a capirlo?-che non si possono alzare i prezzi a dismisura, anche se si beneficia di una situazione monopolistica: oltre un certo limite le vendite si contraggono a tal punto da annullare gli effetti dell’aumento di prezzo, causando una diminuzione degli incassi. Tutto dipende dall’elasticità della domanda. Se una carestia riduce la quantità disponibile di grano, è probabile che il prezzo possa andare alle stelle con vantaggio dei produttori, perché il grano è un prodotto indispensabile per l’alimentazione umana. Se invece la carestia colpisce soltanto i cavolini di Bruxelles, il prezzo non potrà salire troppo, se i produttori non vogliono buttar via quel poco raccolto che sono riusciti a ottenere. Lo stesso discorso vale per le imposte (l’unico merito di Laffer è quello di aver esteso, appunto, alle imposte le considerazioni riguardanti i settori produttivi). Se le aliquote vengono mantenute fino a un certo livello, gli imprenditori possono aver interesse ad aumentare la produzione, per ottenere ricavi più consistenti; se invece si supera il limite, specialmente quando le imposte sono progressive, gli imprenditori non hanno più questo interesse, perché i ricavi al netto dell’imposizione resterebbero stazionari, o potrebbero addirittura diminuire. Quindi anche lo Stato ci perde: meglio imposte più basse per avere un gettito fiscale più alto. A me sembra la scoperta dell’acqua calda; ma a suo tempo Laffer fu magnificato per la sua genialità. Si narra che abbia illustrato la sua “curva”, che mostra come oltre un certo livello critico di imposizione il gettito si flette, durante una cena al ristorante, non ricordo più a chi, disegnandola su un tovagliolo. I fumi dell’alcol fanno di questi scherzi.

Sì, proprio scherzi, e nulla più. Perché se è vero che diminuendo le imposte sulla produzione l’offerta – in presenza di certe condizioni – si espande, l’economia si sviluppa, il gettito (forse) aumenta, è anche vero che i governanti questo nuovo gettito, reale o virtuale, come sempre… lo gettano. Come fece Reagan, che incrementò i deficit di bilancio e lasciò un debito spaventoso. Aumentando le spese belliche, per la gioia dei mercanti di cannoni. C’è qualcosa di libertario in tutto questo? Se sì, io non sono più Don Giovanni Tenorio, ma quel vecchio rimbambito di Commendatore (Dio ne scampi e liberi).
Ora Trump ha scoperto l’acqua calda per la seconda volta. Diminuzione drastica delle imposte sulla produzione! Laffer, non Keynes, gongolano i libberali (ma scusatemi: l’aumento della produzione non comporta anche la spesa per materie prime e semilavorati, per nuove assunzioni, per nuovo capitale fisso? Non si devono comperare nuovi macchinari? E tale spesa non ha un “effetto moltiplicatore”? E allora non è forse vero che Keynes, uscito dalla porta, rientra dalla finestra?) Aumento del gettito! Dove sarà gettato, questa volta? Di certo, in buona parte, ancora negli armamenti. Altro che isolazionismo! Nella politica internazionale Trump sta mostrando i muscoli. Missili contro i presunti impianti chimici di Assad (vi ricordate la bufala delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, messa in giro da Bush figlio e da quell’idiota di Colin Powell?), portaerei che muovono verso la Corea del Nord per scoraggiare gli esperimenti atomici di Kim Jong-un. Se l’America dev’essere “first” non può che essere armata fino ai denti.

Avete notato? In campagna elettorale Trump attaccava la befana Yellen, minacciando di licenziarla per la sua politica monetaria troppo accomodante. Ora invece la befana gli è diventata simpatica, la politica accomodante va benissimo. Cos’è successo? Molto semplice: se il debito pubblico deve aumentare, è bene che i tassi d’interesse rimangano bassi. Poco importa se la stampa di denaro porterà ad altre bolle speculative. Si potrà sempre trovare qualche capro espiatorio, magari quei cattivoni di cinesi.
Il bel risultato finale sarà uno Stato ancor più potente e pervasivo. Non basta diminuire le tasse, bisogna, ancor prima, diminuire le spese. Ma nessuno Stato diminuirà mai le spese, perché nessun governo vorrà inimicarsi una consistente fetta di elettori: la spesa va sempre a beneficio di qualche categoria. Avete visto cos’ha fatto il Renzino d’Italia, con la sua “spending rewiew”? Quando ha visto che bisognava tagliare sul serio, ha mandato a casa il povero Cottarelli e tutti gli altri che ne hanno preso il posto. Tagliare le spese? Siamo matti? La via maestra per sanare i conti pubblici è la lotta all’evasione fiscale. Bravo somaro! Aboliamo il lavoro nero e l’evasione, così poi chiudiamo bottega. Non lo dico io, lo disse Milton Friedman in anni ormai lontani.

Cari libberali, tenetevelo il vostro caro Trump. Per quanto mi riguarda, io lo prendo a pernacchie.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “Tenetevi il vostro Trump (e anche Reagan)

  • 2 maggio 2017 in 6:05 am
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    Mi associo alle pernacchie. Solo vedo diversamente il rientro dalla finestra di Keynes. Perché se un imprenditore investe quanto non dato al fisco (perché evasore o perché la pressione tributaria è diminuita), utilizza capitale autentico. Il moltiplicatore quindi non è finto come quello keynesiano dove l’imprenditore è ingannato da una liquidità solo apparente. Rimane il problema della riduzione della spesa. L’uovo di Colombo supera la curva di Laffer. I fiumi di denaro sottratti ai produttori ingrassano settori che potrebbero stare sul mercato anche in presenza dell’esistenza dello stato. Istruzione, previdenza, sanità, corrispondenza, trasporti. Altro che compagnie di bandiera. Ma i finti liberali hanno lasciato pubblica anche la RAI. Li ho messi in ordine sparso ma il primo settore che ho indicato dovrebbe avere la priorità per ragioni etiche oltre che pratiche. E’ lì che si deformano le menti per plasmarle alla mitologia della spesa pubblica. Comprese le università, dove ancora si insegna che Keynes sia stato un economista. Allora insegnamo che io sono un atleta, magari cestista con i miei centosessantaquattro centimentri. Qualche arma, Saddam Hussein ce l’aveva. Prima negò, poi l’ONU scoprì qualcosa. Solo che era un qualcosa fornito dagli Stati Uniti stessi in funzione antiiraniana. Ciò dimostra che anche nel settore della difesa lo stato è una bufala e va scritto sempre con la “esse” minuscola.

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  • Giovanni Tenorio
    2 maggio 2017 in 10:39 am
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    Giustissimo: “stato” andrebbe sempre scritto con la minuscola. Quella che io uso di solito non ha un significato reverenziale, ma solo una funzione distintiva, visto che in italiano il vocabolo ha molteplici significati, alcuni generici, altri più specifici (e “stato” in senso politico è uno di questi). E’ lo stesso motivo per cui scrivo Opera e Aria con le maiuscole, quando parlo di musica. Con una differenza: che in quel caso un po’ di reverenza la provo.

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  • 3 maggio 2017 in 6:08 am
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    Purché l’aria non sia quella de “L’inutil principio di precauzione” che sedicenti scientisti vorrebbero imporci allo scopo di impedire ogni progresso. Per poi autoproclamarsi progressisti.

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