A proposito di ora legale

Non mi risulta che nessuno, tranne due gatti (uno sono io, l’altro è Matteo Corsini sul blog di “Movimento libertario”) abbia reagito alla fanfaluca di un presunto esperto di economia che, qualche giorno fa, mise in rapporto l’aumento dell’inflazione con la contrazione del consenso ai movimenti populisti. Non mi risulta che nessuno, tranne Franco Battaglia e pochi altri coraggiosi, abbia l’ardire di proclamare che effetto serra e attività antropiche non sono necessariamente correlati. Ohibò, come dubitarne? L’ha detto anche Francesco! Se invece qualcuno, in occasione dell’entrata in vigore dell’ora legale, si permette di affermare, dati alla mano, che il cambio dell’orario, avanti o indietro, provoca disagi sul piano psico-fisico, ecco che sullo stesso giornalone, che avalla di solito le altre bufale, in una finestra ben in evidenza in prima pagina, fa dell’ironia gratuita sugli oscurantisti che pretendono di fermare il progresso avversando un suggerimento risalente nientemeno che a Benjamin Franklin: sì, proprio lui, l’inventore del parafulmine e uno dei padri nobili degli Stati Uniti d’America.

I fautori dell’ora legale sciorinano a loro volta statistiche da cui risulterebbero risparmi energetici favolosi come conseguenza del provvedimento. Vorrei però capire come ci si arriva. Bisognerebbe poter tornare indietro nel tempo, ripercorrere per filo e per segno i giorni trascorsi senza nulla cambiare, ma evitando di portare avanti di un’ora l’orologio, e vedere se davvero si spenderebbe di più. Almeno finora, non si può fare. Allora tutti i dati millantati sono pure supposizioni. Il risparmio, se c’è, riguarda unicamente le spese per l’illuminazione. L’energia elettrica impiegata nel sistema produttivo sarebbe esattamente la medesima.Ma siamo sicuri che, con più ore di luce a disposizione alla fine della giornata, non si sia tentati di andare a letto più tardi? Se è così, la spesa per l’illuminazione sarebbe la stessa, almeno per i privati. Ne beneficerebbero gli enti che provvedono all’illuminazione notturna delle aree pubbliche, pagando -forse- bollette meno salate alle società elettriche. Si avrebbe anche un risparmio di combustibili per la produzione di elettricità? Ne dubito. Per evitare che il sistema distributivo dell’energia si blocchi -come è capitato qualche volta per eccesso di consumo dovuto ai condizionatori d’aria, in periodi estivi di particolare calura, le centrali non possono diminuire più di tanto, specie nella bella stagione, il loro regime di operatività. Se io spengo prima le mie lampadine domestiche, non è che si risparmi energia. Semplicemente, la mia bolletta sarà meno cara. L’energia che non consumo si perde, e così avverrà fin quando non si sarà messa a punto una tecnologia atta ad accumularla.

Se ho detto qualche sciocchezza, visto che di queste cose non mi intendo, sono pronto a farne ammenda. Accetto confutazioni accompagnate da sberleffi. E’ aperto a tutti quanti, viva la libertà. Allora, facciamo così: prendiamo per buoni i dati che ci mostrano risparmi portentosi. Ma prendiamo per buoni anche quelli, assai meglio documentati, delle ricerche cliniche che dimostrano un nesso di causalità tra il cambio dell’orario e le patologia psico-fisiche che si manifestano a ridosso del provvedimento. Anche tali patologie hanno un costo, per il privato cittadino, per il sistema sanitario, per quello produttivo, per quello assicurativo, se è vero che aumentano anche gli incidenti stradali e quelli sul lavoro. Mettiamo su un piatto della bilancia i vantaggi del risparmio energetico e sull’altro le spese per i disagi dei cittadini. Da che parte penderebbe la bilancia? Facciamo finta che penda dalla parte del risparmio. Viva l’ora legale? Neanche per sogno.
Lo Stato mi obbliga già a fare tante cose che non farei. Mi obbliga a munirmi di documento d’identità. mi obbliga a pagare le imposte. Per esercitare certe attività mi impone certificati di studio e abilitazioni da conseguire grazie a programmi scolastici e a esami fissati per legge. Se voglio essere difeso dai ladri e dai delinquenti devo rivolgermi ai carabinieri, che magari nel frattempo sono impegnati a far la scorta al presidente della repubblica o al papa a spasso per la metropoli. Se voglio giustizia devo rivolgermi a una magistratura che si riconosce in un sindacato attualmente presieduto da uno sbirro. Se prelievo dalla banca somme di denaro superiori a un certo limite, devo giustificarne l’uso. Se guido un Suv mi si può affiancare un’auto della Guardia di Finanza, perché io comunichi agli agenti i miei dati personali, in funzione anti-evasione. E si potrebbe continuare all’infinito.
Perché lo Stato pretende anche di farmi alzare un’ora prima? Non sono libero di alzarmi quando voglio, di pranzare quando voglio, di andare a puttane quando voglio, di andare a letto quando voglio? Se il mio datore di lavoro mi chiede di cambiare l’ orario delle mie prestazioni, per esigenze sue, sarà un problema privato tra me e lui; al massimo ci si potranno mettere di mezzo le rappresentanze sindacali. Che c’entra lo Stato? Decenni fa, la Svizzera rifiutò di introdurre l’ora legale perché le mucche degli allevatori non volevano saperne di alterare i ritmi temporali per la produzione del latte. Adesso si è adeguata, e ha fatto male.

Sì, le mucche sono più intelligenti di Benjamin Franklin. Se è vero che ogni tanto il grande Omero dormicchia, è anche vero che ogni tanto anche i grandi scienziati dicono corbellerie. D’altra parte, mi risulta che l’ora legale, dopo qualche esperimento senza successo, sia stata adottata in tempi di guerra nel secolo scorso. Significativo! Un provvedimento funzionale agli interessi dello Stato assassino, nelle sue imprese più ripugnanti, quelle belliche.

Vade retro, Satana!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “A proposito di ora legale

  • 14 aprile 2017 in 6:22 am
    Permalink

    La sera arriva più tardi, forse accendo di meno la luce. La mattina ho un’ora di buio in più e sono costretto ad accenderla. Dov’è il mio risparmio in bolletta?

    Risposta

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