Elogio delle vere donne

Cari amici, io non ho bisogno di aspettare l’8 di marzo per celebrare le donne. Le celebro in ogni giorno dell’anno, in ogni momento della mia vita. Il catalogo del mio servo Leporello ne è la più solida testimonianza. Mica aspetto l’8 di marzo per lasciarmi sedurre dall’eterno femminino: se non proprio una ogni giorno, quasi ogni giorno; e, per recuperare i giorni vuoti, qualche volta anche due o tre, o anche quattro al giorno. Badate bene: sono loro a sedurmi col fascino che spira dalle loro belle membra e dalla loro anima squisita, non io a ingannarle con le mie promesse menzognere, come s’è voluto far credere. E’ la calunnia più infame che sia mai stata pronunciata contro di me. E se c’è una cosa che non perdono ai miei due carissimi papà (genitore 1, Lorenzo Da Ponte, genitore 2 Wolfgang Amadeus Mozart, senza bisogno di maternità surrogata: miracolo dello Spirito Santo) è proprio quella di aver accolto senza batter ciglio l’impostura della gente plebea: quella secondo cui io sarei un vile seduttore e uno stupratore! Tutte le volte che ci penso, mi viene la stizza.
Proprio perché le mie credenziali, a dispetto delle persistenti calunnie, sono immacolate, mi permetto di sorridere al vedere quel ch’è successo, nel Bel Paese, in occasione di quest’ultimo 8 marzo. E’ stato proclamato uno sciopero. Da chi? Da associazioni che, non si sa bene a che titolo, pretendono di parlare a nome di tutte le donne. Perché poi uno sciopero? Che c’entra lo sfruttamento padronale? Ormai dovrebbe essere assodato che il rogo delle operaie in una fabbrica di New York, assurto a simbolo delle lotte femministe, è una fanfaluca propalata dai comunisti, già da tempo smascherata ma dura a morire. Volete ridere? Un mio amico bigottone, ma simpatico, insegnante di filosofia, anni fa presentò alle sue colleghe di estrema sinistra un articolo di Vittorio Messori in cui si denunciava il falso di cui sopra. Sapete quale fu la reazione? Quelle gentili signore si misero le dita nelle orecchie per non sentire, e poi pregarono quasi in ginocchio il collega di non diffondere quello scritto, per non guastare la loro opera di proselitismo femminista. Per il bene della causa si può, anzi si deve mentire. Se la realtà smentisce l’ideologia, tanto peggio per la realtà.
Allo sciopero, da cui anche la CGIL, saggiamente, ha voluto prendere le distanze, hanno aderito più maschietti che femminucce. Il che dimostra che, in generale e salvo eccezioni, le donne sono più intelligenti dei maschi. Le ochette che credono di risolvere le discriminazioni (contro cui è sacrosanto combattere) con le quote rosa e altri mezzucci del genere sono una minoranza. Margareth Thatcher non era per le quote rosa: non ne ha avuto bisogno per arrivare ai vertici; ed era capace di far arrossire i suoi ministri maschi quando arrivavano ai Consigli di Gabinetto impreparati, o commettevano strafalcioni grammaticali. Non era una “donna con le palle”. Io le donne con le palle non le amo, non sono mica un culattone (con tutto il rispetto per i culattoni, che hanno ogni diritto di esercitare come vogliono la loro naturale sessualità). Di Margareth Thatcher apprezzavo non la politica pseudo-libertaria, ma la fermezza che s’accompagnava a una squisita femminilità. E anche adesso, politica a parte, a quella sciattona mascolina della Merkel preferisco il fascino tutto femminile di Theresa May (mi piacerebbe aggiungerla ai miei trofei. Ricordate quel che dice Leporello? “Delle vecchie fa conquista/pel piacer di porle in lista”. Vero, ma con una correzione e un’aggiunta: sono loro a conquistare me e non io a conquistare loro; e, se pur vecchie, devono essere donne con la fica, non con le palle).
Viva le donne, dunque, che anche in questo sgangherato 8 marzo hanno ragionato con la loro testa, non con quella delle oche. Oche tipo Maria Elena Boschi, che dopo la trombatura del referendum sarebbe dovuta andare a nascondersi per non farsi mai più vedere, e invece s’è addirittura guadagnata la Vicepresidenza del Consiglio nel governo del conte Gentiloni il piccolo. Se ne stesse almeno zitta, lei che -bionda- considera oche tutte le bionde, mentre l’unica oca bionda è lei. Sapete cosa ha detto in una sua ultima intervista? Che le quote rosa sono buona cosa, purché come misura temporanea. Vi ricorda niente questo ragionamento? Fa il paio con quello dei protezionisti in economia: barriere doganali solo come espediente limitato nel tempo, in attesa che le industrie ancor fragili si rafforzino e possano competere sul mercato internazionale. Bello, vero? Ma il momento di diventare adulte, chissà perché, per tali industrie non arriva mai, e le barriere permangono. Vogliamo mantenere le donne in uno stato di eterna fanciullezza, in attesa che arrivi il menarca? State sicuri che con le quote non arriverà mai. Finché c’è lo stato paparino a dare una spinta, perché darsi tanto da fare? Per fortuna le donne-donne allo Stato paparino non credono. Che sciocchezza respingere l’autoritarismo dei padri padroni e poi accettare le proposte del padre padrone per eccellenza, lo Stato, e implorarne i favori!
Brave, dunque, le donne che non hanno aderito allo sciopero: che sarebbe stato, innanzitutto, sciopero contro altre donne, impossibilitate a sbrigare le loro incombenze quotidiane per il blocco dei servizi pubblici essenziali. Come sempre, a chi sarebbe stata affidata la cura dei bambini, una volta che istituti scolastici, scuole materne e asili-nido (dove lavora in gran parte personale femminile) fossero rimasti sguarniti? Alle mamme, secondo il solito, mentre i paparini sfilano al corteo di solidarietà. Sepolcri imbiancati! Statevene a casa con le vostre donne, che sono più intelligenti di voi.
Care amiche che non avete scioperato e avete in uggia questo sedicente femminismo, funzionale a un sistema ormai marcio, vi do un consiglio spassionato. Quando dovete far sciopero, con un obiettivo ben preciso, contro la prepotenza mascolina, prendete esempio da Lisistrata. Astenetevi dall’uccello. Lo so, è un sacrificio non indifferente. Lisistrata fatica non poco a convincere le compagne, che sulle prime si dicono disposte a tutto, anche a farsi bruciare, pur di indurre i loro mariti idioti a smettere la guerra e firmare la pace, però rinunciare all’uccello…quello no, è un po’ troppo. Ma alla fine si lasciano persuadere, e lo sciopero della fica si risolve in un trionfo.
Aristofane aveva capito tutto. Viene fatto passare per un conservatore. Un vero rivoluzionario! Peccato che la sua splendida commedia, divertentissima ma anche amaramente profonda, non abbia avuto riscontro nella realtà. Sappiamo come andò a finire: quegli allocchi di maschietti portarono Atene alla rovina, sotto il governo dei Trenta Tiranni. Forza, donne! Prendete esempio da Lisistrata, fatene il vostro emblema. Avete un’arma micidiale. Usatela!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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