Tullio De Mauro e la scuola democratica

Bravo Ernesto Galli della Loggia! Vorrei abbracciarti e baciarti! Grazie per l’articolo pubblicato ieri sul “Corriere della Sera”. Mi hai tolto un peso dallo stomaco. Le sperticate lodi tributate al linguista Tullio De Mauro in occasione della sua scomparsa mi inducevano il sospetto che ci fosse qualcosa di falso e di non detto fra le copiose e reboanti attestazioni di stima. Non osavo confessarlo a me stesso per una sorta di timore reverenziale: di De Mauro conoscevo, e ammiravo, la curatela dell’edizione italiana del “Corso di linguistica generale” di De Saussure per l’ editore Laterza: lavoro non solo pregevole, pregevolissimo. Come parlar male di un simile studioso? Eppure, qualche conto non mi tornava, per via di vaghi ricordi non del tutto in sintonia con tanto ossequio. “Forse ricordo male”, pensavo, “lo confondo con qualcun altro, uno di quelli che, negli anni Settanta del secolo passato, nei corsi di aggiornamento scolastici facevano sentir cacche i vecchi insegnanti, proclamando che riassunti, dettati, ortografia, grammatica erano vecchiume da buttare alle ortiche, buono solo a tarpar le ali alla creatività dei giovani per asservirli ai disegni egemonici del sistema capitalistico. Risultato: qualcuno c’è cascato, ha adottato la didattica democratica; dalla scuola sono usciti analfabeti che a loro volta sono andati a insegnare, sfornando analfabeti di secondo grado, che hanno prodotto analfabeti di terzo grado. E’ notizia di questi giorni: i professori universitari ormai sono ridotti a fare i maestri elementari, correggendo nelle tesi di laurea non il pensiero e le argomentazioni, ma la punteggiatura e gli errori ortografici.
Galli della Loggia mi conferma che uno dei maggiori responsabili di tale degrado, in nome dell’antigrammatica e dell’informalità linguistica come viatico alla creatività per l’emancipazione delle classi subalterne è stato proprio Tullio De Mauro. Cita alcune sue opinioni pesanti come macigni. Pare che per una scuola democratica bisogni finirla di mettere i puntini sugli i. Bando agli stilemi della scrittura paludata, propria delle classi dominanti, porte aperte all’ oralità spontanea. Saranno d’accordo gli indipendentisti, che nel loro blog sono più informali che mai, scrivono camice per camicie, beneficienza per beneficenza e propongono di inzeppare la parlata settentrionale di espressioni padane, con l’ausilio di un testo di recente pubblicazione.
Per quanto mi riguarda, se essere democratici significa, oltre a tutto il resto, essere sgrammaticati, ho qualche ragione in più per detestare la democrazia.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino