La stupidità umana nel corso dei millenni

Correva l’anno 1976. Che tempi! Visti ora, sembrano preistoria. Oggi si ha paura della cosiddetta deflazione (che in gran parte è invenzione degli economisti, i prezzi salgono, anche se di poco), allora l’inflazione correva a due cifre, e qualcuno aveva appena coniato, o stava per coniare, uno dei tanti mostri linguistici che fanno rizzare i capelli: stagflazione, ovverossia inflazione congiunta a stagnazione (altro che inflazione come stimolo alla ripresa, secondo la rinnovata dogmatica keynesiana d’oggi). Non si parlava ancora di riscaldamento globale d’origine antropica, anzi si diceva tutto il contrario: la terra si stava raffreddando, c’era pericolo di finire, prima o poi, in una nuova glaciazione. Si temeva anche per l’esaurimento delle riserve di petrolio (e qualche analfabeta parlava di crisi petrolifera, il che significa, alla lettera crisi che produce petrolio!). Anche per le altre materie prime eravamo mal presi, o almeno così si credeva. Tutti citavano un libro serissimo – oggi rivelatosi una raccolta di barzellette – I limiti dello sviluppo, del Club di Roma, che preannunciava scenari catastrofici: nel giro di pochi anni saremmo rimasti a secco di tutto.

Altro che Malthus! Se qualcuno poi timidamente sussurrava che forse l’energia nucleare poteva risolvere qualche problema, sostituendo i combustibili fossili, apriti cielo! E se nelle centrali nucleari a fissione si fonde il nòcciolo? Si può formare un buco che arriva al centro della terra! Gli articoli allarmistici, che sparavano ad alzo zero contro il nucleare, di Alfredo Todisco (un maniaco dell’ecologia, che vestiva ecologico, giacca ecologica, camicie ecologiche, mutande ecologiche) sul “Corriere della sera” facevano correre brividi lungo la schiena.

L’anno 1976 arrivò per i catastrofisti come il cacio sui maccheroni. Una primavera senza piogge, anche nel Nord, dove solitamente, se comincia a piovere a fine marzo, non la smette più. Poi un’estate di sole sfolgorante, ancora senza una goccia d’acqua, con grande gioia di vacanzieri e albergatori, e altrettanto grandi lamentazioni degli agricoltori., che vedevano compromessi i loro raccolti da un’inaspettata siccità. La portata dei fiumi calava a vista d’occhio, anche i grandi corsi d’acqua si trasformavano in rigagnoli; i laghi si ritiravano, riducendosi a pozzanghere. “E se durerà? E se anche il settembre, anche l’ottobre non ci daranno una goccia d’acqua? Deserto! Come il Sahara, che un tempo era rigoglioso, e ora è una distesa di sabbia…”. Sarebbe interessante riandare a sfogliare i quotidiani di allora, per spanciarsi dalle risa. Si scriveva che le riserve idriche erano ridotte a tal punto che ci sarebbero voluti lustri, decenni, secoli per ricostituirle. Da battersi il petto, chiedendo perdono dei propri peccati.

Poi il settembre arrivò, e dopo qualche strascico di siccità cominciarono le piogge. E quali piogge! Temporali a non finire, uno dietro l’altro, nubifragi, un vero diluvio. I fiumi cominciarono a ingrossarsi, poi tracimarono. Intere aree dell’Italia settentrionale finirono sott’acqua. I laghi uscirono dagli argini invadendo i paesi rivieraschi. Durò per qualche settimana, fra paure di genere ben diverso da quelle che avevano funestato le anime belle fino a qualche mesetto prima: non più il timore di morir di sete, ma di scoppiare per indigestione d’acqua. “Troppa grazia, Sant’Antonio! Non si può passare da un estremo all’altro!” Ma finì anche il Diluvio, così com’era finita la Desertificazione, senza che ci fosse bisogno, per salvare il salvabile, di una nuova arca di Noè. Tutto tornò normale, o quasi, con qualche ferita qua e là. Nessuno parlò più di esaurimento delle riserve idriche. Altro che lustri, decenni, secoli per ricostituirle! Erano bastati pochi giorni di pioggia intensa per ripristinarle ad abundantiam.

Poi qualche cosa cambiò, non saprei dire se in natura o nella testa degli uomini. Si cominciò a dire che le temperature medie andavano aumentando. Dato di fatto o affinamento delle misurazioni? Prendiamolo per un dato di fatto. Non è la prima volta che capita nella Storia del mondo. Lasciamo stare le glaciazioni e i periodi interglaciali. Al tempo di Augusto e di Tiberio la temperatura media era a un livello forse più alto di quella d’ora; e capitavano fenomeni meteorologici distruttivi per nulla diversi da quelli che oggi lamentiamo. Oggi tutti ci dicono: le stagioni sono impazzite, gli sconvolgimenti meteorologici si vanno facendo più intensi e più frequenti. La causa è il riscaldamento globale, provocato dall’accumulo di CO2 nell’atmosfera; che a sua volta è di origine antropica, dipende cioè dallo sviluppo delle attività produttive. Bisogna cambiare modello di vita -la solita solfa, ma adesso per non andare arrosto, non per evitare di diventare ghiaccioli-, l’ha detto anche Francesco, e se lo dice lui è come se lo dicesse il suo Principale. Ai politici non sembra vero di poter accalappiare una così bella occasione. Convegni a non finire, per escogitare piani di prevenzione, in modo da ridurre l’accumulo di CO2 e contenere il riscaldamento globale. L’ONU costituisce un comitato di scienziati o sedicenti tali, che studiano il fenomeno e ogni tanto manipolano qualche dato, per il bene della causa (dicono che lo facesse anche Galileo, e allora…) E’ tutto un fiorire di energie alternative, lautamente sovvenzionate dai bilanci pubblici. Fotovoltaico, pale eoliche, chi più ne ha più ne metta. Peccato che, se cessa il vento o se ne va via il sole, l’unica energia alternativa è quella della candela.
Ancora una volta è uno spettacolo da spanciarsi dalle risa. Qualche anno fa i Grandi della Terra si riunirono a parlare di riscaldamento globale mentre l’Europa era sommersa da una coltre di ghiaccio. Otto anni fa Al Gore, il Grande Trombato alle elezioni presidenziali americane del 2000, profetizzò che ,nell’anno in cui stiamo vivendo, la calotta polare artica sarebbe stata del tutto disciolta, con le catastrofiche conseguenze del caso: innalzamento del livello degli oceani, città costiere sommerse, ecc. ecc. Voi vi siete accorti di qualcosa? Io no. E mi pare che la calotta polare sia ancora lì.

Adesso dicono che il 2016 è stato l’anno più caldo in assoluto, da quando disponiamo di misurazioni accurate. E’ stato detto anche degli anni scorsi. Ogni anno ormai è il più caldo degli ultimi cent’anni o duecent’anni, o della Storia della Terra, a piacimento. Ma a me quest’anno è parso tanto normale che più normale di così non si può. L’estate è arrivata, almeno nel Bel Paese, con qualche ritardo, e il caldo, anche nei mesi di punta, è stato meno soffocante che in tanti anni passati. Può darsi che altrove le cose siano andate diversamente. Non c’è un unico termometro che misura la temperatura del mondo, allo stesso modo in cui un termometro a mercurio misura la temperatura del corpo umano. Si fa, invece, la media di tante temperature, misurate in aree diverse, Si dà il caso che i grandi agglomerati urbani provochino “bolle di calore” abnormi, ma circoscritte. Se sommiamo le temperature di queste bolle alle altre temperature otteniamo un risultato globale che sembrerebbe uniforme, mentre nella realtà è la media di misurazioni locali fortemente discontinue. Così abbiamo una percezione distorta del fenomeno. O, se preferite, il fenomeno, deformato dai nostri strumenti conoscitivi, risulta difforme dal noumeno. Lo aveva già detto Michael Crichton nell’appendice scientifica del suo romanzo Stato di paura, che un grande politologo in via di rincoglionimento senile bollò, senza prova alcuna, di stupidità, accomunando a tale qualifica i lettori che dalle pagine del romanzo traevano qualche diletto e magari erano colti da qualche dubbio riguardo ai dogmi dei catastrofisti.

Leggo che ci si riunirà anche quest’anno per discutere del riscaldamento globale e degli interventi per fermarlo o attenuarlo. Ma leggo anche di una nevicata a Stoccolma di proporzioni inusitate, che ha mandato in crisi il traffico, bloccando alcuni malcapitati anche per dieci ore nell’abitacolo delle loro autovetture. Lo scioglimento della calotta artica può attendere. Sapete come rispondono i bempensanti? Sono gli ultimi colpi di coda, poi arriverà la catastrofe. Spiegazioni ad hoc, quindi antiscientifiche, direbbe Karl Popper. Come gli epicicli, inventati per salvare un sistema tolemaico che non stava più in piedi. Se si farà piazza pulita della cultura classica non saremo più in grado, ad esempio, di leggere Tacito. Che invece potrebbe essere utile come vaccinazione contro certo dogmatismo pseudoscientifico. Prendiamo gli Annali, I,78, e leggiamo:*

“In quello stesso anno il Tevere, in piena per le continue piogge, aveva allagato i luoghi bassi della città; il ritirarsi delle acque lasciò devastazioni di case e di uomini.”

Non era la prima volta che il fiume provocava disastri. La prima inondazione si era avuta nel 414 a. C., altre erano arrivate nel 216 (ben due: oggi si direbbe: fenomeni più violenti e più frequenti, preludio alla catastrofe), poi nel 202, nel 195, nel 194, nel 191, nel 69 e nel 54. Il fenomeno si intensificò sotto Augusto e Tiberio, in corrispondenza di un periodo di temperature medie piuttosto elevate, non certo di origine antropica. Ma proseguiamo nella nostra lettura. Passiamo a I,79:

“Si discusse poi in Senato, per iniziativa di Arrunzio e Ateio (i magistrati cui era stato affidato all’imperatore Tiberio il compito di formulare un piano di prevenzione delle inondazioni, n.d.r.) se per frenare le inondazioni del Tevere si dovesse deviare il corso dei fiumi e dei laghi che lo alimentano; furono perciò ascoltati i rappresentanti dei municipi e delle colonie, fra i quali i Fiorentini pregavano che il Chiana non fosse deviato dall’alveo consueto e trasferito all’Arno, perché ciò sarebbe stato di grave danno per loro. Proteste simili a queste esposero gli abitanti di Terni: sarebbero andati in rovina i campi più fecondi d’Italia, se il Nera, separato in canali, come si progettava, vi avesse stagnato sopra con allagamenti; non tacevano neppure i Reatini, che rifiutavano di ostruire il lago Velino, che si getta nel Nera, perché allora avrebbe dilagato per le terre circostanti.”

Che ne dite? Sembra di leggere cronaca d’oggi. Più si concerta, più si moltiplicano i veti. Not in my back yard! Ma il bello deve ancora venire. Ascoltate:

“La natura aveva ottimamente provveduto alle umane esigenze quando aveva dato ai fiumi le loro fonti, il loro corso, e come aveva dato le sorgenti così gli sbocchi; si dovevano poi rispettare anche i culti degli alleati che avevano dedicato ai fiumi patrii riti, boschi, altari; lo stesso Tevere non avrebbe assolutamente voluto scorrere con diminuita maestà, privato dei fiumi vicini.

Sembra di leggere certe puttanate odierne di stampo New Age, certe farneticazioni d’un panteismo ciabattone, che parla della Madre Gaia e altra paccottiglia del genere.

Conclusione di Tacito:

” Fossero le preghiere delle colonie, o la difficoltà dell’impresa o il sentimento religioso, certo è che prevalse il parere di Pisone (che era stato collega di Tiberio nel consolato dell’anno 7 a.C., n.d.r.), che aveva espresso l’opinione di non far nulla di tutto ciò”.

Duplice conclusione mia: 1) sembra l’italia d’oggi: si blatera, si blatera e alla fine non si fa niente; 2) sono passati 2000 anni ma la stupidità umana è rimasta quella di sempre.

* Traduzione di Bianca Ceva

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “La stupidità umana nel corso dei millenni

  • 23 novembre 2016 in 3:37 pm
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    Trent’anni fa, l’ex sindaco di Roma Ugo Vetere venne nel mio quartiere a raccontare alla gente che se i partiti comunisti non fossero andati al potere in tutto il mondo, il pianeta si sarebbe estinto prima del 1999. Ciò in quanto era “scientificamente provato” che il capitalismo fosse un sistema profondamente dannoso per l’ambiente. “Ebbene, son pronto: la scienza rinchiudi / ché il voto dei rudi dovrò conquistar” (stralcio del duetto del personaggio Sparasciocchezze nel melodramma “Frivoletto, Al Gore si diverte”).
    Peccato per Todisco. Aveva cominciato con Il Mondo di Pannunzio, poi…

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