Dio Padre non è Jahvé

Cari amici, sapete che vi dico, a costo di farvi sobbalzare sulla sedia? Che quel prete mi è quasi simpatico. Avete capito a chi intendo riferirmi? A quello che ha detto: il terremoto è un castigo di Dio per i peccati degli uomini; si sono volute approvare le unioni civili per i culattoni, ed ecco le conseguenze. Apriti cielo! In un’epoca in cui il sedicente vicario di Cristo proclama che tutte le religioni sono pacifiche, che il Dio dei musulmani è lo stesso dei cristiani, che Lutero tutto sommato aveva ragione, certe cose non si possono più dire, anche se si sono sempre dette. Sono scritte addirittura nella Bibbia, e non solo nell’Antico Testamento. Il Dio geloso di Israele non esita a punire l’umanità quando trasgredisce le sue leggi, senza andare troppo per il sottile. Pensate al Diluvio Universale: d’accordo, Jahvé si premura di salvare la famiglia di Noè, l’unica rimastagli fedele, ma che colpa ne hanno tutti gli altri poveri esseri viventi? Eppure vengono sterminati, tranne le coppie di ogni specie animale che vengono ospitate nell’arca. Immagino che almeno i pesci si saranno salvati. Per quale merito? Quello di vivere da sempre nell’acqua? E la punizione di Sodoma e Gomorra? Città di culattoni, non ce n’era uno che fosse esente dal brutto vizio, tranne Lot, e allora, giù fuoco e fiamme! Direte: però almeno Lot e la famiglia si salvarono (la moglie, curiosona, fu trasformata in una statua di sale), e gli altri erano tutti colpevoli, quindi se la sono cercata. Però, nelle piaghe d’Egitto, perché per punire il Faraone vengono sterminati tutti i primogeniti degli egiziani? Che colpa ne hanno quei bambini? E che colpa ne hanno i loro genitori di un decreto dell’autorità politica suprema? Si parva licet componere magnis, che colpa ne hanno i bebè nati oggi in Italia delle puttanate che ha combinato e sta combinando il governo Renzi? Anche nel Nuovo Testamento non si scherza: basta dire una bugia e si fa la fine di Anania e Saffira, basta opporsi alla predicazione degli apostoli e si diventa ciechi, come il mago Elimas. Solo Cristo sembra far eccezione. Quando i discepoli Giacomo e Giovanni gli chiedono di far cadere una tempesta di fuoco sul villaggio inospitale che li ha respinti, si voltò e li rimproverò (Lc 9,55). A dimostrazione che la predicazione di Cristo è davvero un’altra cosa; e il Dio Padre da Lui predicato, come ben diceva Marcione, non ha nulla che fare con lo Jahvé dell’Antico Testamento (e quindi, possiamo aggiungere, con l’Allah dei musulmani, che di quello è parente strettissimo).

Ma allora, direte voi, se la predicazione di Cristo è altra cosa, hanno ragione quelli che deplorano le dichiarazioni del nostro prete. Il fatto è che tale predicazione è stata distorta dai suoi stessi discepoli e seguaci fin dalle origini. Cristo diceva che pagare le tasse è da schiavi, San Paolo dice che all’autorità politica è giusto pagare il tributo. Quanto alle punizioni divine su questa terra per le trasgressioni umane, nessuno le ha mai messe in dubbio, fino a ieri. Non solo le beghine, non solo la Lucia bigotta dei Promessi sposi, non solo i paolotti, ma anche pensatori sottili e prelati d’alto lignaggio. Oggi invece i teologi smussano, interpretano e spaccano il capello in quattro. Il maestro dei maestri, in questo campo, è il cardinal Gianfranco Ravasi. E’ lui ad arzigogolare sulla vicenda di Anania e Saffira, per rendere meno bieca quella pagina degli Atti degli apostoli. E’ lui a negare la possibilità di scindere l’anima dal corpo. E allora dopo la morte? Niente paura, risorgeremo subito col corpo glorioso (se lo meritiamo), visto che nella dimensione ultraterrena il tempo non esiste. E il Purgatorio? Fanfaluche poetiche di Dante Alighieri? Forse. Quanto alla resurrezione di Cristo, mica dobbiamo vederla come ce la mostra l’iconografia tradizionale, dalla grande pittura alle immaginette sacre: uno che esce dalla tomba con in mano una bandierina. Ma allora, com’è stato, cos’è successo? Mistero.

Questo sostengono i teologi raffinati, quelli che pontificano dalle pagine culturali dei grandi quotidiani, rivolgendosi a un pubblico selezionatissimo, composto probabilmente in primis dai colleghi dello stesso rango, e poi da uno sparuto gruppo di intellettuali, per lo più atei o agnostici, quelli che frequentano il Cortile dei Gentili. Anche il nostro povero prete è un teologo, ma di livello molto più basso. Lui probabilmente crede ancora che l’anima dopo la morte si stacca dal corpo, e per scontare i suoi peccati se ne va al Purgatorio e, nei casi più gravi, all’Inferno (altro che Inferno vuoto, come ha detto qualcuno dei più sottili dottori!); che la resurrezione di Cristo è stata proprio una resurrezione, con tanto di bandierina, che Anania e Saffira sono proprio caduti secchi per punizione della loro menzogna. E che se, nell’ Antico Testamento, Dio Onnipotente puniva su questa terra, senza troppo discriminare tra buoni e cattivi, la malvagità del genere umano, non si vede perché non lo debba fare anche adesso. Sodoma e Gomorra furono distrutte perché covi di culattoni, i culattoni sono fra i peggior peccatori, come dice San Paolo, quindi anche oggi i terremoti possono avvenire per le colpe dei culattoni e di chi li sostiene. E’ un sillogismo inoppugnabile. Bisogna avere misericordia? Dio Onnipotente per quella gente non ne aveva.

Il nostro povero prete è stato semplicemente coerente. Per ingenuità, non ha capito in quale ginepraio l’avrebbe gettato la sua disarmante considerazione. Fossi stato fra i terremotati, anch’io mi sarei sentito offeso. Guardandolo però con il distacco del privilegiato ch’è fatto della sostanza dei sogni, quale sono io, non posso che offrirgli tutta la mia solidarietà. Sono i suoi illustri colleghi a essere fuori posto, con il loro arrampicarsi sugli specchi per conciliare l’inconciliabile. Avessero il coraggio di dire: Gesù Cristo è un’altra cosa. E invece dicono: Gesù Cristo è come gli altri. E allora vadano a farsi friggere.

Mi consolo con il mio Epicuro, che rifiutava ogni idea di provvidenza divina (quella provvidenza in cui entra anche il Male, diventando Bene per imperscrutabili ragioni) e pensava che gli dei, se esistono, se ne impipano delle faccende umane, standosene beati nel loro mondo iperuranio. I cataclismi avvengono per ragioni puramente naturali, anche se purtroppo imprevedibili, così come le malattie sono conseguenza di cause fisiche (e magari psichiche) ben determinate, non dei peccati propri o altrui ( è stata questa la grande rivoluzione di Ippocrate). Lasciamo ai teologi le loro malinconie. Lasciamo ai fanatici new age, quelli che rifiutano le vaccinazioni e si cibano solo di prodotti biodinamici, l’idea bislacca che anche la Natura ha un Karma, determinato dalle azioni umane, e i cataclismi ne sono la conseguenza ( le stesse cose che dice il nostro prete, ma in forma più alla moda e più accattivante), e torniamo al grande Giacomo Leopardi. Combattiamo contro la vera nemica dell’Umanità, la Natura che ci ha fatti agli affanni. Oggi abbiamo gli strumenti non certo per prevedere, ma sicuramente per prevenire le conseguenze dei terremoti e renderli meno rovinosi. Usiamoli, per evitare morti e distruzioni.

Qualche economista vecchio rincoglionito ha recentemente detto sul serio quello che noi abbiamo affermato per scherzo: il terremoto è una grande occasione per la ripresa economica. Se non arrivassero i terremoti, dovremmo scavare buche per ricoprirle, in modo da produrre ricchezza e occupazione, come suggeriva Keynes. Invece il buon Dio ci ha risparmiato tanta fatica. Ci ha mandato una bella serie di scosse sismiche che saranno la delizia delle imprese edili. Quando l’edilizia riprende, è festa grande, perché tutta la produzione si rimette in moto. Allegria! Aspettiamoci altri mostri a deturpare un paesaggio già brutalmente sconciato. Intanto Mafia, Camorra ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita innalzano i lieti calici.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Dio Padre non è Jahvé

  • Leporello
    8 novembre 2016 in 10:52 am
    Permalink

    Al brindisi delle mafie, parteciperà di sicuro lo Stato-mafia; non vorrei che, non citato, si offendesse.

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