Faccia il vostro presidente presidenta ancora te

Gentili amiche e cari amici, che ne pensereste voi se un mattacchione venisse a dirvi che è un delitto usare espressioni come “il sole sorge”, “il sole tramonta” perché in questo modo si offendono Copernico e Galileo e Giordano Bruno? Caspita! Tre martiri della Scienza! L’ultimo è stato fatto arrostire su un bel rogo, il penultimo è stato messo agli arresti domiciliari, il primo ha avuto la disgrazia di veder finire il suo “De revolutionibus orbium coelestium” nell’Indice dei libri proibiti, dove c’è restato fino alla prima metà dellOttocento (illuminati davvero, i preti!). Come si osa servirsi subdolamente di locuzioni innocue in apparenza, in realtà capaci di sconvolgere le menti dei malcapitati che le sentono e le ripetono, ripiombandoli nelle tenebre del sistema tolemaico? Penso che vi fareste una grassa risata. Certo, la lingua rispecchia, in molte sue immagini semantiche, una certa visione del mondo, quella che dominava al tempo in cui quelle immagini furono inventate; ma quando poi tale visione cambia, i vecchi modi di dire spesso rimangono, e tutte le persone che non siano mentalmente tarate li prendono per quello che sono: vecchie espressioni anodine applicate a una nuova realtà. Se qualcuno proponesse di multare chi persiste ad usarle, sarebbe considerato un paranoico da sottoporre a trattamento psichiatrico. Come non ritenere paranoica, allora, quella signora che, sedendo sull’alto scranno di presidente della camera dei deputati se n’ha a male se la chiamano “il presidente”, anziché “la presidente”? Sono d’accordo anch’io che “la presidente” è più bello e forse anche più corretto ( ma come la mettiamo con la forma “presidentessa”? Sono sicuro che la suddetta signora storcerebbe il naso inorridita, bollandola come epiteto dispregiativo, quasi non esistessero da sempre la professoressa la dottoressa e la poetessa), ma è proprio il caso di farne un problema di alta politica, e di auspicare sanzioni amministrative contro chi si ostini a commettere la bieca infrazione? E una donna che dirige un giornale, come la chiamiamo? “Il direttore” no, perché è maschilista, discrimina il “genere” femminile; “direttrice ” neppure, perché è riduttivo, fa pensare a una vecchia zitella che dirige una scuola elementare. Va bene “direttora”? Farebbe ridere i polli. Ohimé, quanto è sessista (generista?) la lingua! Va rottamata! Ma voi credete davvero, signore femministe, che basti cambiare la lingua per cambiare la società? Prima va cambiata la società, poi potrebbe anche cambiare la lingua, ma non è detto. Ha qualche importanza? No! Una volta che le donne abbiano ottenuto la parità in tutto, non saranno certo le vecchie incrostazioni linguistiche a mettere in pericolo un assetto normativo ormai divenuto patrimonio etico indiscusso… Ho un’idea da proporre alla nostra paranoica signora. “Presidente”, in quanto nome di genere grammaticale comune è ancora troppo ambiguo quando riferito a una donna: qui la non-discriminazione di “genere” è legata al tenue filo dell’articolo “la”; se uno pronuncia male, mangiandosi le parole, rischia di discriminare suo malgrado, e magari di essere condannato a un’ammenda pur avendo usato l’articolo corretto, perché i destinatari del suo messaggio verbale hanno mal inteso. Si usi allora la parola PRESIDENTA. Io l’ho già usata: andate a guardare in uno dei miei scritti pregressi e la troverete! Vedete come sono politicamente corretto? Non c’è mai stata nella lingua italiana e probabilmente è sgrammaticata (nessuno direbbe : “Sei una deficienta”), ma rottamare bisogna, innovare, combattere con tutte le armi la discriminazione, anche a costo di violentare la grammatica! Ohibò, meglio violentare la grammatica o violentare una donna? La grammatica! E dire “Il presidente” non violenta la grammatica, ma la donna sì, perché la offende, la discrimina, la stupra moralmente. Si faccia coraggio, onorevola presidenta, chieda l’emanazione di un decreto del presidente della repubblica che imponga l’uso del termine innovativo e sanzioni con un nuovo reato d’opinione ( una bella multa, e magari qualche giorno di galera) i trasgressori. E’ più che giusto! Un contadinotto come Masetto, nel rimbrottare la sua Zerlina, si guardò bene dalle discriminazioni di “genere”:” Faccia il vostro cavaliere cavaliera ancora te”. E io dico. “Faccia il vostro presidente presidenta ancora te”. Auguri!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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