Censura e risate

Crediamo di vivere in un’epoca innovativa e spregiudicata, in cui i vecchi tabù cadono uno dopo l’altro, inceneriti dal sole dell’avvenire. Invece sta ritornando in auge un bigottismo censorio da far invidia a quello di un tempo, che almeno poteva giustificarsi come coerente conseguenza della religione, della morale dominante, dell’indiscusso rispetto per l’autorità.

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Abbietta zingara

Leggo nel bel saggio “La democrazia non esiste” di Piergiorgio Odifreddi – del quale forse più avanti avremo occasione di parlare – che la famigerata “legge del taglione” (occhio per occhio, dente per dente), sancita ufficialmente per la prima volta in un testo scritto nel XVIII secolo a.C. in Mesopotamia ad opera di Hammurabi, sesto re della prima dinastia di Babilonia, lungi dall’essere una testimonianza di barbarie, costituisce invece un alto esempio di civiltà giuridica, in quanto introduce nel sistema penale quel principio di proporzionalità fra crimine e pena che da allora è rimasto tra i fondamenti imprescindibili di ogni ordinamento.

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